“La presunzione che ciò che è maschio sia universale è una diretta conseguenza del vuoto dei dati di genere.”
Ogni volta in cui mi sono imbattuta in discorsi sulla storia antica, ho sempre guardato con grande entusiasmo a quel pezzo di storia che racconta la nascita della democrazia, pur tenendo sempre a mente che essa non era effetivamente una democrazia, perché quel demos che aveva il kratos era un demos fatto di uomini (pochi tra l’altro). Ho sempre saputo questo, ma forse non ho mai realmente realizzato che nell’entusiasmo che ho portato, da studente prima e da insegnante poi, nel racconto della democrazia ho insistito sempre troppo poco sulla mancanza di voto delle donne, e quindi sul loro silenzio nella vita politica. Anni di studi, e mai mi sono fermata a riflettere sul fatto che se Atene è la culla della democrazia degli uomini, il Rinascimento è la rinascita degli uomini e l’Illuminismo è l’illuminazione degli uomini

Invisibili mi ha aperto gli occhi, su questo e su tante altre cose. 

Invisibili è un libro sulla mancanza di narrazione del femminile, sul maschilismo e sull’abitudine (anche inconsapevole, anche delle donne)  a pensare all’umanità come maschile.

Invisibili mostra come spesso, anche se la storia non ci vuole male, essa semplicemente non ci considera. In fondo la storia dell’umanità è la storia dell’uomo cacciatore, inventore, intellettuale, politico, guerriero. Qual è il rischio? Pensare, e soprattutto pensare automaticamente, che all’evoluzione abbia contribuito solo l’uomo, perché la donna sta a casa e raccoglie la frutta dagli alberi (e hai detto poco).

La tirannia di questa invisibilità comincia quando comincia la storia dell’uomo ma continua e soprattutto rischia di peggiorare: perché? Perché in  un mondo che, mai come ora, lavora sulle informazioni e sui dati, l’incapacità di leggere dati e informazioni sulle donne significa dimenticare di leggere metà della popolazione mondiale.

Quando pensiamo all’umanità pensiamo agli uomini, quando diciamo che qualcosa è neutro sotto sotto è maschile. Il maschile è il genere standard, mentre il femminile continua ad essere il genere marcato. Prendo un esempio dal mondo dell’infanzia: perché un peluche sia considerato femmina dovrà avere un fiocco, un abito, un cappello a fiori, un peluche nudo sarà un lui. Nei bagni pubblici la silhouette femminile ha la gonna, quella maschile è nuda. La figura umana, pura e semplice, è prima di tutto uomo

Il 50 % della popolazione è femmina, ma la sua rappresentazione è ancora di nicchia, quando non è tacciata di essere macchiata di ideologia (a tutti i costi) femminista.   Quante volte ho sentito dire che non è colpa nostra se non ci sono autrici interessanti prima del Novecento in Italia: siamo sicuri? Ai concorsi, ai premi, anche ai Nobel hanno sempre trovato spazio più comodamente gli uomini e quindi sono i loro nomi a essere passati al storia, quella che poi impariamo e magari insegniamo.  In un’intervista a IlLibraio Valeria Parrella, finalista all’ultimo Premio Strega con Almarina ha detto: “Il solo fatto che oggi tra i semifinalisti allo Strega ci siano solo tre autrici donne su dodici la dice lunga sul maschilismo in letteratura”.

Invisibili ci racconta che il sessismo è nascosto ovunque e ci racconta che di rado le donne sono misura delle cose di questo mondo: dopo questa lettura guarderete con occhi diversi gli spazzaneve, i farmaci, i trattori e le macchine agricole, le divise della polizia, la grandezza dello smartphone che avete in mano, il modo in cui viene regolata la temperatura negli uffici.

Invisibili – Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano.
di Caroline Criado Perez, Einaudi.

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