La macchina da presa è fissa, immobile, la soggettiva da un ufficio inquadra un giovane uomo allo sportello che parla con un funzionario dell’anagrafe per tentare, inutilmente, di convincerlo a dare il nome che ha scelto a suo figlio appena nato. Il dialogo è pervaso da un fondo di ironia che non viene inserita da regista ma scaturisce da una situazione quotidiana in Iran.

A settembre di quest’anno Amnesty International, come riportato sul loro sito, ricorda che:

”A un anno dall’inizio della rivolta ‘Donna Vita Libertà’ in Iran, Amnesty International ha sollecitato la comunità internazionale a intraprendere tutti i percorsi di giustizia a disposizione per contrastare la sistematica impunità di cui beneficiano le autorità iraniane, responsabili di centinaia di uccisioni illegali di manifestanti e di diffuse torture”.

La vita in Iran, il quotidiano, il paradosso

Come descrivere la vita in Iran, le situazioni ordinarie, il paradosso che si viene a creare tra il tentativo di vivere la consuetudine giornaliera e lo scontro con un regime teocratico che limita la libertà dei suoi abitanti?

I registi Ali Asgari e Alireza Khatami riescono nell’intento con questo lungometraggio presentato a maggio 2023 nella sezione Un Certain Regard del 76º Festival di Cannes.

Un piccolo film che unisce l’intelligenza narrativa e, tramite un uso povero di mezzi e la semplicità della mise en scène arriva al cuore del problema. Nove episodi che arrivano al cuore del problema, in cui l’ironia e il sarcasmo esplodono magicamente per concludersi con un regista che tenta di farsi approvare la sceneggiatura del suo film che non porta rispetto dell’uomo islamico.

Settantasette minuti di una pellicola che scorre veloce e che aiuta a riflettere sul concetto di libertà in Occidente e Oriente.

Il titolo con cui viene distribuito in Italia non ha nulla a che fare con quello originale ma forse aiuta, in qualche modo, ad afferrare l’indecifrabilità del potere che annienta la vita di milioni di persone tutti i giorni.

Le tante facce del potere

L’incredulità, lo stupore e la disillusione che ritroviamo nei protagonisti del film è il medesimo che si coglie nelle parole del protagonista del racconto di Kafka, Davanti alla legge:

”…il campagnolo non s’aspettava simili difficoltà; la legge, pensa, dovrebbe essere accessibile a tutti e in qualsiasi momento.”

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