Galatina (Lecce) ospita fino all’8 novembre 2026, la quinta edizione di Yeast Photo Festival. A Matter of Taste un importante punto di riferimento per l’arte della fotografia e la comunicazione della sostenibilità.

L’appuntamento ha come tema “(N)ever Enough”, un’esplorazione del paradosso tra l’eccesso dei consumi e la scarsità delle risorse. Oltre alle esposizioni, il Festival ospiterà due giornate formative dedicate alla sostenibilità d’impresa e all’analisi dei fattori ESG (acronimo di Environmental, Social e Governance), parametri fondamentali per valutare l’impatto ambientale, sociale e la qualità del governo aziendale, al fine di includerli nel valore reale di una organizzazione. Gli incontri, previsti il 17 e 18 ottobre 2025 presso il Chiostro dei Domenicani a Lecce, concentreranno l’attenzione sui risvolti pratici dei fattori ESG nei settori del Fashion e del Food, con la partecipazione di esponenti di spicco delle realtà produttive nazionali e internazionali. La direzione scientifica degli appuntamenti è affidata all’Avv. Michele Bonsegna e al Prof. Andrea Venturelli. Sarà possibile partecipare anche da remoto, inviando una richiesta a: iscrizioni@yeastphotofestival.it.

Yeast Photo Festival 2026

Yeast Photo Festival è nato nel suggestivo scenario di Matino, un piccolo borgo posto sul versante occidentale del Salento meridionale, esteso tra le Serre salentine dove si erge il colle di Sant’Eleuterio. Il centro storico è caratterizzato da strette strade che si snodano tra corti e case tinteggiate di bianco, dove spazi luminosi e accoglienti e gli antichi frantoi ipogei, scavati nella roccia calcarea, accolgono le mostre e gli appuntamenti della manifestazione. A partire dal 2023, Yeast Photo Festival caratterizza tutto il territorio salentino con nuovi spazi espositivi aperti a Lecce e nei comuni della provincia, stringendo collaborazioni che gli hanno consentito di diventare un significativo festival diffuso. Quest’anno il festival si svolge nel centro storico di Galatina (Lecce). La direzione artistica è stata affidata a Edda Fahrenhorst, la co-direzione a Flavio & Frank Sabato e Veronica Nicolardi. È promosso dalle Associazioni Culturali BESAFE APS e ONTHEMOVE.

A Matter of Taste (Una questione di gusti)

«Il cibo è un’espressione dell’identità, un medium culturale e un riflesso delle strutture sociali. La nostra dieta rivela origini, appartenenze religiose, tradizioni, possibilità economiche, e allo stesso tempo mette in luce dinamiche sociali, nei microcosmi come su scala globale.» (Edda Fahrenhorst)

I progetti fotografici delle autrici e degli autori di questa quinta edizione del Yeast Photo Festival a Galatina lavorano sul cibo come elemento di analisi. Attraverso ciò che si sceglie di mangiare, per abitudine o gusto personale, è possibile analizzare il presente considerando l’identità della persona, e in essa le tradizioni che hanno determinato scelte tramandate e mantenute, o cancellate. Gli approfondimenti di queste complesse relazioni pongono alcune domande: in che modo l’alimentazione può costruire la nostra identità individuale e di conseguenza quella collettiva? In che modo le pratiche culturali, le storie familiari, i mutamenti storici e i rituali condivisi abbiano potuto influenzare la scelta dei cibi in passato, e continuino a farlo anche oggi?

Albert Robida, “Dis-moi” (Brillat-Savarin) in Edmond Richardin, a cura di, L’Art du bien manger – https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k15261857 – Immagine di pubblico dominio.

«Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei»

L’avvocato, politico e gastronomo Jean Anthelme Brillat-Savarin (Belley, Francia, 1° aprile 1755 – Parigi, Francia, 2 febbraio 1826) – considerato il padre fondatore della moderna gastronomia – fu l’autore della pubblicazione “La fisiologia del gusto, ovvero Meditazioni di gastronomia trascendente; un’opera teorica, storica e di attualità, dedicata ai gastronomi di Parigi da un professore, membro di diverse società letterarie e accademiche”. Un testo uscito in Francia nell’autunno del 1825, e da allora ristampato ininterrottamente. Brillat-Savarin divenne celebre per le riflessioni sull’arte e sulla scienza della preparazione dei cibi, oltre che sul piacere del cibo e dello stare a tavola. Venne definito da Honoré Balzac un impareggiabile «homme d’esprit» (uomo di spirito): non colse del cibo soltanto l’aspetto edonistico, ma soprattutto quello sociale, e fu questo che rese la sua opera così moderna. Famosissimo e intramontabile il suo quarto aforisma: «Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.»

Cibo come memoria, sopravvivenza sociale e storica

In questo specifico contesto, il riferimento all’attenzione rivolta da Brillat-Savarin all’aspetto sociale del cibo permette di valorizzare il tema di un Festival che crea approfondimenti emozionali verso un nuovo spazio di contatto, scambio e influenza: un “luogo” in cui esprimersi e comunicare, diventando veicolo di cultura e identità. Gli alimenti influiscono sull’umanità, sul pensiero, sullo spirito e sulle percezioni, agendo come vie di conoscenza e comprensione. Il simposio, nel mondo, favorisce l’incontro tra culture diverse che proprio attraverso i cibi sul desco, entrano in dialogo e interagiscono. Così, come per magia, sembrano prendere vita momenti di relazione che illuminano situazioni e ricostruiscono memorie, contribuendo alla sopravvivenza sociale e storica. Le immagini di ciò di cui ci nutriamo, insieme alla loro storia, si collegano alla parola che svela contesti dove si attivano “meccanismi costruttivi” della memoria per veicolare messaggi. Ciò che nutre dovrebbe sempre essere considerato nella sua totalità: provenienza, gestione, lavorazione, presentazione e consumo. Le modalità con cui si presenta il cibo, infatti, riflettono i rapporti sociali, le abitudini alimentari e le sensibilità artistiche concepite per allietare ogni fase della condivisione e favorire la nascita di un’armonia personale e collettiva.

Fotografe e Fotografi dell’edizione 2026

Forough Alaei – Daughters of the Sea (Figlie del mare)

Forough Alaei – Daughters of the Sea (Figlie del mare) – Arco Andriani – via Umberto Lillo – Galatina (Le)

Hengam è una piccolissima isola nel Golfo Persico, al largo della costa meridionale dell’Iran. Benché di estensione minuta, per la sua posizione strategica ha lasciato più di una traccia nella storia passata e oggi le petroliere dirette allo Stretto di Hormuz, a circa cinquanta chilometri di distanza, la costeggiano. La sua notorietà, in realtà, è legata a un gruppo di donne che ogni giorno all’alba, trasportate da piccole imbarcazioni a motore, si recano al largo per pescare. Senza uomini o anche sole, gettano le lenze con un notevole sforzo affrontando gli inevitabili rischi di un mestiere tramandato, che presuppone necessariamente un’esperienza acquisita con la pratica, soprattutto per riuscire a riconoscere le correnti e a comprendere le caratteristiche dei fondali. L’oceano Indiano, pur essendo divenuto luogo di fatica, consente loro la sopravvivenza e l’indipendenza: un’autonomia ottenuta con un impegno subordinato alle restrizioni legali e alle difficoltà di vivere su quell’isola.

Di grande effetto in queste fotografie sono i loro burqa, funzionali anche per proteggerle dal sole durante le ore trascorse in mare, e realizzati non con tessuti scuri e uniformi, ma colorati. I corpi vengono ricoperti da un’esplosione di colori. L’attività di queste donne, in molti casi, sostiene l’economia familiare. Dato che gli uomini rimangono imbarcati per più settimane, esse riescono a garantire alla famiglia cibo e un piccolo reddito derivante dalla vendita del pesce al mercato. Per molti anni hanno pescato in una condizione di precarietà, senza alcun riconoscimento ufficiale, poiché la legge dell’Iran impedisce alle donne di svolgere mansioni pericolose o usuranti. La pesca rientrava in quest’ultima categoria, motivo per cui vennero loro negate a lungo le licenze. Oggi la storia delle “figlie del mare” ha portato a Hengam molti visitatori; questo progetto è un omaggio a loro e a tutte le donne in grado di ridefinire confini non più conformi al rispetto delle libertà di ognuna.

Forough Alaei (Teheran, 1989) è una fotografa iraniana che si occupa di temi sociali, con particolare attenzione alle donne iraniane.

Saher Alghorra – Gaza: displacement, hunger, suffering (Gaza: sfollamento, fame, sofferenza)

Saher Alghorra – Gaza: displacement, hunger, suffering – Chiesa dell’Immacolata (Chiesa di Santa Maria della Grazia), Piazza Alighieri – Galatina (Le)

UNICEF Photo of the Year – In collaborazione con Epson Germania e Environmental Photo Festival Horizonte Zingst.

Le immagini del fotografo palestinese documentano la carestia dichiarata a Gaza nell’agosto 2025 come IPC Fase 5 (Integrated Food Security Phase Classification). Un racconto delle conseguenze di ciò che accade a chi la guerra non la combatte; bambine e bambini che non possono capire perché sia successo e continui a succedere, e non sono in grado scegliere.

Saher Alghorra (Gaza City, 1997) è laureato in Pubbliche Relazioni, Media e Fotografia. Nel 2023 il Time Magazine ha selezionato una sua fotografia tra le 100 immagini più importanti dell’anno.

Koral Carballo – Memories of Tender Bonds (Ricordi di teneri legami)

Koral Carballo – Memories of Tender Bonds – Palazzo Stefanelli, via San Mauro, 10 – Galatina (Le)

Questo progetto è iniziato nel 2014, durante le prime visite della fotografa messicana a Coyolillo: una comunità afro-meticcia di Veracruz (Messico) abitata dai discendenti di persone schiavizzate in epoca coloniale. Il paese sopravvive in silenzio all’abbandono delle istituzioni, alla migrazione forzata, alla discriminazione. Ogni anno, gli abitanti organizzano un carnevale per ricordare la propria storia e celebrare “il fatto di provenire dall’Africa e la gioia di essere liberi”. Per oltre dodici anni Koral Carballo è tornata in questo luogo, divenendo testimone di celebrazioni, addii, incontri quotidiani e degli inevitabili mutamenti causati dal tempo. Le sue immagini sono il risultato dell’intreccio tra il radicarsi nel presente e il desiderio di connettersi ai ricordi di Veracruz; ogni superficie diventa lo spazio in cui la propria identità si lega al passato, al cibo, al carnevale. Ritornare più volte a Coyolillo le ha permesso di costruire relazioni profonde prima di posare lo sguardo. La sua fotografia è collaborazione, dialogo e presenza condivisa, caratteristiche che l’hanno resa una delle voci più autorevoli della fotografia documentaria latinoamericana. L’esposizione è stata organizzata con il contributo di Banca Popolare Pugliese.

Koral Carballo (Poza Rica, 1987) è una fotografa documentaria, fotogiornalista e artista visiva messicana. Ha co-fondato il festival Mirar Distinto (Veracruz, Messico), dedicato alla fotografia documentaria.

Pier Costantini – Cibo

Pier Costantini – Cibo – Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9 – Galatina (Le)

Il progetto nasce da un lungo percorso di ricerca svolto nel contesto familiare del fotografo: lui, la madre Anna e il padre Guerino. Il Sig. Guerino, cresciuto con i valori della cultura contadina e nel profondo rispetto per la terra e per il cibo, ha sempre amato cucinare. Purtroppo però, per un crudele scherzo del destino, ha sviluppato il diabete. La malattia gli avrebbe imposto un rigido regime alimentare; tuttavia, questa consapevolezza non è bastata a modificare le sue abitudini. Ha continuato a cucinare e a nutrirsi di ciò che gli era proibito anche dopo due infarti, un coma diabetico e l’amputazione di una gamba. Non ha mai smesso di scrivere ricette, arrivando persino a ideare un proprio marchio: “Guerino Forever”. In quel “per sempre” si custodisce l’amore profondo di un uomo per un’arte mai abbandonata, sostenuta dalla presenza silenziosa, vigile e rassicurante della moglie Anna. Le immagini sfocate delle Polaroid sono per il fotografo testimonianze silenziose: frammenti di istanti perfetti, custoditi nell’intimità della casa accanto alle persone da sempre amate.

Pier Costantini (Pescara, 1975). Nel suo stile, unisce ritratto, reportage, moda e un’estetica analogica intima e nostalgica. Vincitore di Yeast Award, Irinox Save the Food Award|Mia Photo Fair BNP Paribas 2026.

Bob Miller – The Last Generation (L’ultima generazione)

Bob Miller – The Last Generation – Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9 – Galatina (Le)

Il fotografo e filmmaker americano presenta una raccolta di storie dedicate ai figli di agricoltori, costretti a scegliere se adattarsi ai cambiamenti o abbandonare la terra ereditata dai genitori. Il progetto è ambientato ai piedi delle colline di Loretto, nel Kentucky (USA), e si concentra sulla vita della famiglia Allen e della loro fattoria. Negli Stati Uniti le aziende agricole e gli allevamenti si stanno trasformando in realtà sempre più grandi, mentre le fattorie di medie dimensioni sono in evidente difficoltà. Dal 1948 oltre quattro milioni di famiglie hanno smesso di coltivare la terra e allevare gli animali; un fenomeno definito “hollowing out”: lo svuotamento del settore agricolo che sta trasformando le contemporanee comunità rurali. Migliaia di bambine e bambini che crescono in questo contesto faticano ad attribuirsi un ruolo e a immaginare il proprio futuro. “L’ultima generazione” racconta il passaggio verso l’età adulta di potenziali agricoltori e narra della loro ricerca di identità, mentre scelgono se adattare o abbandonare un’eredità agricola tramandata da generazioni. Un’esplorazione di un’eredità che presuppone resistenza o la perdita di un patrimonio non più sostenibile.

Bob Miller (Glasgow, Kentucky, 1986) è un fotografo e regista americano la cui pratica documentaria ha messo in luce tematiche sociali contemporanee.

Anastasia Taylor-Lind e Alisa Sopova – 5K from the Frontline (5 Km dalla prima linea)

Anastasia Taylor-Lind e Alisa Sopova – 5K from the Frontline – Ex Convento delle Clarisse, Piazzetta Galluccio – Galatina (Le)

Il progetto racconta il quotidiano convivere con la violenza militare della guerra in Ucraina. La fotografa Anastasia Taylor-Lind e l’antropologa Alisa Sopova, hanno documentato insieme da un decennio gli accadimenti nella regione del Donbas, nell’Ucraina orientale, dove la guerra è iniziata nel 2014. La maggior parte dei luoghi – Avdiivka, Marinka, Krasnohorivka, Kurakhove e Toretsk – sono stati distrutti dopo il 2022. Le immagini mostrano la guerra da un punto di vista e non da quello dei fronti. Non c’è sangue, distruzione, dolore o disperazione, ma spazi di “normalità” di vite disturbate da piccoli tragici dettagli che si sono lentamente ma inesorabilmente insinuati nella quotidianità del vivere e con quella ormai convivono. Un aspetto di quella guerra mostrato al pubblico con l’obiettivo di valorizzare la presenza di coloro che hanno deciso di continuare a restare.

Anastasia Taylor-Lind (Swindon, 1981) è una fotografa e fotogiornalista anglo-svedese. Indaga i temi della guerra, delle donne e della resilienza attraverso il reportage documentario.

Alisa Sopova (Donetsk, Ucraina) è giornalista e antropologa. La sua ricerca esplora la vita quotidiana dei civili in guerra in Ucraina attraverso l’etnografia e il giornalismo.

Marco Zorzanello – La Panarda

Marco Zorzanello – La Panarda – Palazzo Stefanelli, via San Mauro, 10 – Galatina (Le)

La Panarda è un’antica tradizione abruzzese e dell’Italia centrale, nata come consuetudine di ristorare gli indigenti. Un cittadino americano di origini abruzzesi, Francis Cretarola, insieme alla moglie Catherine Lee e a Andrew Wood – il primo cuoco del loro ristorante a Filadelfia (USA) – ha deciso di recarsi a Villavallelonga (AQ) per poter essere testimone diretto di questa esperienza, desideroso di inserire nel contesto della propria storia la fondamentale importanza del senso profondo di questa manifestazione; la solidarietà, la responsabilità reciproca e il rispetto. Nell’entroterra dell’Abruzzo onorare l’ospite e rafforzare lo spirito conviviale rivestono un fondamentale significato. L’origine della “festa” si colloca in un tempo tumultuoso e difficile tra il XVI e il XVIII secolo. La ricorrenza folkloristica è oggi celebrata il 16 gennaio, giorno in cui si festeggia Sant’Antonio Abate.

Marco Zorzanello (Vicenza, 1979) è un fotografo documentarista. La sua ricerca ruota attorno al rapporto tra uomo e ambiente. Dal 2026 è uno dei direttori del Superlight Vicenza Foto Festival.

AA. VV. Foodprint

AA. VV. Foodprint – Ex Convento delle Clarisse, Piazzetta Galluccio – Galatina (Le)

Foodprint – La dieta mediterranea oggi
Progetto originale di Anemon Productions
Mostra coprodotta in collaborazione con Fondazione AIRC 

Cinque tra fotografe e fotografi europei hanno proposto un progetto di lavoro sulla dieta mediterranea: un modello nutrizionale considerato il più sano del mondo, ispirato ai modelli alimentari che si sono diffusi in alcuni Paesi del bacino mediterraneo. La dieta venne riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto e inserita nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità nel 2010. L’alimentazione prevede un ampio consumo di alimenti a base vegetale e una quantità minima di prodotti di origine animale. Foodprint è un progetto crossmediale che indaga le ragioni dell’importanza che la dieta mediterranea ha per le nostre vite. L’esposizione propone cinque temi: Sopravvivere, Produrre, Cucinare, Nutrirsi e Sostenibilità. Sono riunite testimonianze da Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Marocco, Cipro e Croazia – un lavoro di sguardi che illumina di nuova luce uno stile di vita antico.

Elena Heatherwick è una fotografa freelance specializzata in ritratti e fotografia documentaristica. Per Foodprint, a Creta, ha esplorato il patrimonio gastronomico locale.

Chris de Bode è un fotografo ritrattista e documentarista. Per Foodprint ha fotografato il team spagnolo di scienziati dell’Università di Navarra, mentre in Italia ha raccontato l’innovazione nell’educazione culinaria.

Maria Contreras Coll è fotografa documentarista. Per Foodprint ha documentato il legame tra pesca locale, crisi ambientale e sopravvivenza della comunità di Culatra (Portogallo).

Johann Clausen è un fotografo che esplora la bellezza del mondo naturale. Per Foodprint ha raccontato il ruolo del sale nella tradizione alimentare in Croazia e ha documentato una futuristica fattoria-cargo a Cipro.

Myrto Papadopoulos realizza progetti a lungo termine, sperimentando nuovi linguaggi. Per Foodprint ha raccontato le abitudini alimentari di una comunità nella regione marocchina di Taounate.

Open Call for Curators

La quinta edizione di Yeast Photo Festival ospita anche i vincitori del secondo bando dell’Open Call for Curators, il programma dedicato a curatori emergenti chiamati a sviluppare un progetto espositivo in dialogo con il tema del festival. Tra le candidature ricevute da tutta Europa, la commissione ha selezionato due progetti.

Davide Fecarotti – Pietre, Pane e festa

Davide Fecarotti – Pietre, Pane e festa – Pro Loco Galatina, via Umberto I, 28

Progetto vincitore della seconda edizione di Yeast Open Call for Curators

A cura di Laura Tota, il progetto di Davide Fecarotti dal titolo Pietre, Pane e festa è una raccolta di storie di pane, famiglie, partenze e ritorni, odori, ricette, gesti tramandati o perduti. La proposta è legata all’alimento più comune e indispensabile alla vita: il pane – in ebraico «lehem» «nutrimento» capace di trasformare il Festival in uno spazio di incontro e partecipazione. Dalla ricerca di D. Fecarotti, basata sulle antiche tradizioni della panificazione siciliana, il progetto combina immagini, archivi etnografici, racconti orali e pratiche collettive. Fulcro dell’intervento sarà la costruzione partecipata di un forno in terra cruda, concepito come infrastruttura comunitaria permanente e simbolo di un patrimonio culturale che continua a vivere attraverso i gesti e la trasmissione dei saperi.

Davide Fecarotti (Palermo, 1997) è un artista-ricercatore che lavora nei campi delle arti visive e dell’editoria. Il suo lavoro si concentra sull’osservazione micro-storica della vita quotidiana e della sfera sociale, attingendo ai suoi interessi per l’archeologia, la cucina e le immagini in movimento. 

Laura Tota (Andria, 1982) è curatrice indipendente d’arte e fotografia, exhibition manager e direttrice artistica di Liquida Photofestival. Nata in Puglia e residente a Torino, sviluppa una ricerca curatoriale incentrata sui linguaggi che mettono in dialogo la fotografia con la dimensione installativa. 

Camillo Pasquarelli – Custodi dell’instabilità

Camillo Pasquarelli – Custodi dell’instabilità – Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9 – Galatina (Le)

Progetto vincitore della seconda edizione di Yeast Open Call for Curators

A cura di Giulia Tornesello, il progetto di Camillo Pasquarelli dal titolo Custodi dell’instabilità è un’indagine fotografica dedicata ad alcuni luoghi nei quali la cultura alimentare è custodita o ridefinita. Il progetto considera il cibo un archivio di memoria e trasformazione, invitando a considerare il patrimonio gastronomico come spazio di transizione dalle origini alla sua trasformazione. Le opere sono allestite nella sala da pranzo dell’antico Palazzo Di Mitri, a Galatina (Lecce), mentre la cucina ospita un’installazione sonora. Il pubblico avrà la sensazioni di trovarsi all’interno di un ristorante bizzarro, fatto di immagini, suoni e odori, in cui un cameriere invita i “commensali” a consumare le immagini mangiandole.

Camillo Pasquarelli (Roma, 1988) è un fotografo la cui ricerca visiva è influenzata dagli studi in Antropologia Culturale. Nel 2020 pubblica il libro Monsoons never cross the mountains (Witty Books).

Giulia Tornesello (Lecce, 1993) è una curatrice la cui ricerca si concentra sulla promozione del lavoro di giovani artisti italiani e internazionali. È Gallery Manager presso 1/9unosunove arte contemporanea (Roma) e VIP Manager per Roma Arte in Nuvola.

Dichiarano la direttrice artistica Edda Fahrenhorst e i co-direttori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato:

«Con questa open call volevamo offrire uno spazio concreto a nuove voci curatoriali e favorire la nascita di progetti capaci di dialogare con il territorio e con il pubblico. Le proposte vincitrici condividono una forte dimensione partecipativa e relazionale e interpretano il tema del festival andando oltre la semplice rappresentazione del cibo. Entrambi i progetti utilizzano il cibo come strumento per attivare comunità, generare incontri e riflettere sul modo in cui costruiamo la nostra identità individuale e collettiva».

Il Festival sarà arricchito da un programma di eventi disponibile al link: https://www.yeastphotofestival.it/eventi/

Informazioni:

info@yeastphotofestival.it

Biglietteria:

I luoghi del Festival
Ex Convento delle Clarisse, Piazzetta Galluccio

Arco Andriani (mostra in esterna), via Umberto Lillo

Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9

Palazzo Stefanelli, via San Mauro, 10

Chiesa dell’Immacolata (Chiesa di Santa Maria della Grazia), Piazza Alighieri

Pro Loco Galatina, via Umberto I n.28

Main Sponsor
Comune di Galatina

Partner 

Fairtrade Italia 

Immagine in evidenza: Bob Miller – The Last Generation (L’ultima generazione)

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata da Maia PR & Comunicazione Antonella Maia.

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