Santa Lucia, che perse la luce per salvare la sua verginità, ritrova nell’isola che le è dedicata una risposta alle tenebre e una conferma della purezza. L’isola è piccola, spavalda con le sue piccole spiagge e la biodiversità, ma con un mito che porta luminosità a tutti Caraibi, anche a tutte le isole, e lo fa nella forma più sofisticata – la poesia.

Questi versi vengono da qua:

“On a sea which is crueller than any word
Of love, may see in me the calm my passages makes”.

Oppure:

“I, with legs crossed along the daylight, watch
The variegated fists of clouds that gather over
The uncouth features of this, my prone island.
Meanwhile the steamers which divide horizons prove

Us lost:

Found only

In tourist booklets, behind ardent binoculars;
Found in the blue reflection of eyes
That have known cities and think us here happy.
Time creeps over patient who are too long patient,
So I, who have made one choice,
Discover that my boyhood has gone over.”

Con questo scrivere, Derek Walcott è andato nel mondo, gli hanno consegnato il Nobel per la letteratura (1992), le sue liriche sono state a lungo ospitate dal New Yorker, ed è approdato al mare di Venezia a cui ha dedicato dei versi – Il levriero di Tiepolo – che solo un figlio dei Caraibi poteva concepire, così diversi (per fare un esempio) da quelli di Brodskij o di Goethe:

“Sulla laguna scintillante di monete, sulle corde

nell’acqua tremolante, un pontile appare,

Venezia appare, dove il viaggiatore spera

che il vaporetto lo porti alla fine della ricerca”.

Walcott merita di essere rintracciato a sua volta. Così andiamo per l’isola di Santa Lucia in cerca non di scorci tropicali che non mancano, ma di questo letterato che ha saputo piegare la lingua inglese a un’espressività meticolosa nella scelta dei termini e nella musicalità delle strofe, andando sempre oltre la descrizione poetica per interpretare l’essenza del nostro mondo e affermare un’estetica di vita. Un’etica, più che un’estetica, animata, ed è questo che ci attrae, da una sensibilità caraibica – ovvero acuta come lo sguardo di chi è cresciuto scrutando i particolari del mare, dolce, nostalgica, come se si dovesse, come capita nelle isole, parlare sempre un po’ più piano del solito. Senza drammi, senza sciocchezze o fronzoli.

Ma come è stato possibile che da questo angolo della periferia del mondo sia arrivato un poeta così sofisticato? Santa Lucia è piccola, è ancora oggi più sonnolente di altre isole sorelle nei dintorni. Anche qui arrivano alcune crociere, ma meno che altrove, anche qui c’è questo decoro che non è mai povertà e nemmeno ricchezza, e ci si aggira tra una pulizia trascurata. Ma si sente subito una differenza al cospetto non solo dei Caraibi, ma di tutto il mondo: due premi Nobel (oltre a Walcott, ci fu William Arthur Lewis per l’economia nel 1954) che costituiscono la proporzione più alta rispetto alla popolazione del paese, una medaglia d’oro alle ultime olimpiadi, il festival jazz e delle arti ormai ultra trentennale che è il più antico dei Caraibi.

Ma io vado a caccia di Walcott, e comincio dalla sua casa, tipica villetta in legno, diventata un museo più chiuso che aperto, ma tenuta come una reliquia preziosa, per la semplicità e la dignità della sua architettura; seconda tappa, lì vicino, un grande cartellone messo a bella posta per la pubblica visione, che riassume il percorso biografico di Walcott che tutti devono conoscere, scandendo in ordine cronologico le sue tappe e invitando a “speak, play, dream”.

Poi mi sposto nella grande piazza cittadina, che gli è intitolata. Anche qui c’è un cartello che ne ricorda la vita,

e poi, al centro un monumento, con il suo volto sereno, i famosi baffi, affiancato da una statua gemella in onore di Lewis – Santa Lucia si fa un vanto dei suoi figli Nobel.

Sulla stessa piazza su affaccia la Central Library, la biblioteca pubblica, aperta fino a tardi, con una sala per i bambini e poi le altre per il prestito e la lettura. È in questo edificio in legno dipinto di bianco e di rosso che Walcott avrebbe cominciato la sua passione di grande divoratore di libri. E poche volte, un servizio universale di diffusione popolare della lettura ha dato risultati di maggiore successo.

Ma è sulla costa, su una qualsiasi riva di Santa Lucia, che questo percorso letterario trova il suo apice. Perché per Walcott la musicalità dei suoi versi e la musicalità delle onde sono un tutt’uno, e il puntare l’orizzonte e l’interrogarsi al tramonto si risolve in un sentire che tutto abbraccia:

“For what else is there

but books, books and the sea,

verandas and the pages of the sea”.

Anche se, come accade quando siamo in un’isola, quando sentiamo un’isola, tutto si dissolve in un senso di plenitudine nel quale ci si perde:

“There is too much nothing here”.

Quanto lo capiamo, quanto vicini sono i Caraibi di Walcott, che sopravvivono al consumismo delle crociere, che si specchiano nei versi di un altro poeta di costa e di mare, un altro Nobel peraltro, in quello sguardo di Montale che della vita scriveva che “nulla abbiamo disperatamente amato più di quel nulla”.

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