Quando a maggio 2025 l’Ufficio Scolastico mi ha comunicato il mio trasferimento dalla provincia di Massa-Carrara a Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, il mio primo dubbio è stato:

“Come vado a scuola tutti i giorni?”

Il mio dubbio era più che legittimo perché per raggiungere Lipari da Messina o, meglio ancora, da Milazzo, è necessario prendere tutti i giorni l’aliscafo o la nave. Insomma, bisogna adattarsi a un pendolarismo su acqua.

Il mare, dunque. Il mare da attraversare. Il mare da avere sotto di sé. Il mare da vedere tutto attorno durante la traversata. Il mare che ti circonda con la sua luce, con i suoi colori e con i suoi profumi.

“Per prima cosa, osserva il mare.
Il mare ti parla.
Ti dice tutto.
Persino se oggi ci sarà lezione”.

Andrea Silla, Scuole di frontiera: un podcast della Tgr e Rai Play Sound.

Lo ha raccontato il giornalista della Rai, Maurizio Di Lucchio, quando è andato a Lipari a vedere l’unica scuola superiore di secondo grado di tutte le Eolie. La stessa scuola dove io ho incominciato a lavorare dal 1° settembre 2025.

Infatti, il mare fa il bello e il cattivo tempo a Lipari. Perché se le condizioni meteo sono avverse, gli aliscafi non partono mentre forse le navi partono. Forse.

Oppure neanche le navi partono. Ma in questo modo non è mai facile né sicuro poter raggiungere l’isola. E la scuola, dunque.

Eppure Lipari non ti isola né ti lascia in solitudine. Tanto più, non lo fa la sua scuola, che si chiama “Isa Conti Eller Vainicher”. Perché l’istituto e l’isola sono una comunità, accogliente e ospitale. La scuola, poi, è un vero crocevia di studenti e docenti, di Lipari o meno, siciliani o di altre etnie. Tutti accoglienti ma accomunati da quella che io definisco “isolanza”, sul calco del libro dell’antropologo Vito Teti: comunque sia, che si viaggi o si decida di risiedere a Lipari, si fa parte di una collettività eterogenea che si fa forza appunto della pluralità di ciascuna individualità e che fa però un tutt’uno con l’ambiente circostante. E con il mare ovviamente che, come ha detto il dirigente Gianfranco Rosso, “sta dentro la scuola, caratterizzandone il ritmo quotidiano e persino l’umore”.
Ma è chiaro che fanno più rumore i pendolari, suddivisi tra decine di docenti, collaboratori scolastici e una cinquantina di ragazzi provenienti dalle isole più piccole, Vulcano e Salina.

Per molti ragazzi significa alzarsi presto, a Salina, prendere prima un bus e poi l’aliscafo per raggiungere Lipari. Molti lavoratori vengono da Milazzo e c’è invece qualche docente che viene direttamente da Messina o insegnanti che si spostano da Salina assieme ai ragazzi e, paradossalmente, fanno ripasso sull’aliscafo o addirittura fanno lezione a Salina quando il mare non consente la traversata. Perché qualche volta il mare s’infuria e non vuole saperne di essere attraversato.
Ma quello che accomuna tutti è lo spirito di chi arriva a scuola, in un modo o nell’altro. È uno spirito che ruota attorno all’istituto stesso e a coloro che gli danno vita, come un satellite che ruota attorno a un pianeta e che da questo non si stacca mai.

“La scuola è un punto di riferimento,
anche al di là delle normali lezioni”.

Maurizio di Lucchio, La scuola in mezzo al mare, puntata n. 3 delle “Scuole di frontiera”.
L’istituto “Isa Conti Eller Vainicher” di Lipari.

È a questo punto che io ho trovato risposta alla mia domanda iniziale. Perché io ho scelto di prendere casa a Lipari. Ma non con l’inclinazione di chi rifugge il pendolarismo su mare. No, non l’ho fatto per questo. A Lipari il mare è dentro tutte le cose, non potresti sfuggirgli neanche volendolo.

Anzi, la mia scelta è stata propria quella di vivere il mare in prima persona. Dal di dentro. Proprio dal di dentro l’isola.

L’ho capito, perché sono entrato in sintonia con la mia comunità scolastica, colleghi e collaboratori scolastici, allievi e genitori.

L’ho capito camminando nelle viuzze del centro storico, nel cuore dell’anima dell’isola.

L’ho capito anche per esclusione o, in modo parossistico, per isolamento.

Quando c’è stato il ciclone Harry nel gennaio 2026, io ero a Messina. E nei giorni di maggior tempesta per ovvie ragioni non sono potuto rientrare nell’isola.

In quel frangente ho percepito quel senso appunto di isolamento e di allontanamento da Lipari e l’ho percepito con più forza che mai, perché mi sono sentito “non dalla parte giusta della barricata”. Non ero, insomma, allineato a quello “spirito” dell’isola di cui ho parlato sinora.

Nella mia esperienza di docente, ho lavorato in tanti luoghi, dal Montefeltro marchigiano al Cadore in Veneto, dalla Lunigiana in Toscana sino a quest’ultima mia esperienza in Sicilia. Nell’isola (Lipari) dell’isola (la Sicilia). Ogni luogo ha rappresentato per me una tappa non di una geografia professionale, ma di una “geografia dell’anima”, come ho raccontato a Maurizio Di Lucchio quando mi ha intervistato assieme ad altri colleghi, quando è venuto a scuola.

Ecco, perché la scuola non isola.

Perché la scuola unisce sempre.

Collega, congiunge, integra,

La scuola aggiunge, radica.

La scuola è un ponte inclusivo e cosmopolita, molto più resistente e reale di tanti altri ponti veri o solo faraonicamente progettati.

E non c’è condizione avversa del mare che possa ostacolare questo abbraccio tra sponde lontane.

Il Castello di Lipari
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