La scorsa settimana la commissaria Ue per la Gestione delle Crisi, la belga Hadja Lahbib, ha presentato il kit di sopravvivenza che ogni cittadino dovrebbe avere con sé per fronteggiare le emergenze e garantirsi 72 ore di autonomia strategica.

La borsa in dotazione personale dovrebbe contenere alcuno oggetti fondamentali in caso di necessità, come acqua, medicinali, una torcia, fiammiferi, batterie, generi alimentari e documenti di identità. Ovviamente è auspicato anche il coltellino svizzero multifunzione, che tutti conoscono e spesso usano.

Arriva il kit di sopravvivenza.
Ci sarà una guerra in Europa?

L’iniziativa della commissaria, eletta con il Movimento Riformatore, una formazione liberale belga, e che ricopre anche l’incarico di gestione della parità di genere in ambito europeo, è stata attaccata da molte parti politiche , soprattutto in Italia. Ed è stata vista per prima cosa come un’implicita ammissione che presto ci sarà una guerra in Europa; e quindi con il presunto corollario che bisogna prepararsi all’inevitabile conflitto che scaturirà dall’invasione russa in Ucraina, investendo sugli armamenti e iniziando ad allertare le truppe dei paesi Ue.

Hadja Lahbib guerrafondaia, insomma, accusata anche di voler terrorizzare i cittadini europei, come ha sostenuto un autorevole esponente della Lega, che ha incarichi di governo. Molti contenuti delle polemiche e degli attacchi rivolti alla commissaria Ue denotano lo sconsolante scadimento del dibattito politico, soprattutto in Italia. E che l’ansia di trovare subito un argomento da scagliare contro la tifoseria opposta e a favore della propria squadra si scontra troppo spesso con la logica. E sopratutto con un principio che troppo spesso dimentichiamo: il concetto di rischio e di prevenzione.

Il commissariato per la Gestione delle Crisi

Il commissariato per la Gestione delle Crisi è stato creato nel 2019, ben prima che la Russia invadesse l’Ucraina, e nasceva dopo aver constatato la crescente frequenza dei disastri ambientali che avevano flagellato l’Europa centrale negli ultimi decenni, colpendo soprattutto Germania, Repubblica Ceca, Francia, Romania. Disastri che stanno ancora continuando nel vecchio continente.

A Valencia lo scorso ottobre un’alluvione ha causato 229 morti, ha distrutto ponti, tagliato comunicazioni e viveri a migliaia di residenti. In Italia da anni si assiste a cicliche esondazioni dei fiumi nelle Marche ed in Emilia Romagna, che interrompono strade e isolano intere comunità in piccoli borghi montani o di alta collina. Negli ultimi 25 anni l’Italia centrale è stata colpita da due violenti terremoti, quello de L’Aquila nel 2009 e quello di Amatrice nel 2016. In entrambi i casi la protezione civile e l’esercito sono intervenuti in soccorso di popolazioni che erano rimaste isolate, senza corrente elettrica, senza rifornimenti idrici e spesso senza possibilità di comunicare la propria posizione. Alcune vittime potevano essere evitate. Solo nel 2024 nel nostro paese si sono registrati oltre 300 eventi estremi, di gravità variabile.

L’assenza del concetto di rischio porta a sottovalutare le loro conseguenze, siano essi di natura ambientale (inondazioni , terremoti, uragani o bufere di vento, mareggiate ) sia di natura industriale (black out elettrici, paralisi dei trasporti, inquinamento tossico da impianti produttivi ) e a scaricare tutta l’assistenza sulle strutture pubbliche, che a volte non riescono ad intervenire con il tempismo necessario per salvare vite umane.

Una ricerca di Germanwatch ha reso noto che l’Italia sarebbe il primo paese in Europa per morti e danni causati dagli eventi meteo estremi, con 38 mila vittime dagli anni 90, e sarebbe al quinto posto per impatti sulla vita delle persone a livello di danni ad abitazioni ed infrastrutture. Nel mondo in danni causati dagli eventi estremi ammonterebbero a 4,2 trilioni di dollari. La pacifica Svizzera, che grazie alla sua neutralità pare non correre rischi di essere invasa da truppe straniere, ha una legge che impone alle famiglie di avere in casa una scorta di emergenza per evitare che in caso di crisi le famiglie abbiano a disposizione delle scorte vitali. Ci fu un dibattito accanito nel 2019 quando il consiglio federale annunciò l’intenzione di depennare il caffè tra le scorte di prodotti che le famiglie dovevano avere in casa: non aveva contenuto calorico e quindi non era essenziale come invece lo zucchero, il riso, gli oli e i grassi alimentari.

Photo by zes dho on Pixabay

In un mondo globale e fragile colpisce quindi lo strumentale accanimento politico contro la ragionevole indicazione dell’Unione Europea. Che non chiede di allevare in casa galline o maiali, ne di fare scorte di alimenti a lunga conservazione in previsione dello scoppio di un conflitto militare. Ma di avere un contenitore con delle batterie per ricaricare il telefonino in caso di black out e una scorta d’acqua nel caso in cui l’acquedotto fosse inquinato da una frana di fango o da infiltrazioni di sostanze industriali tossiche, e di una torcia per orientarsi e magari farsi vedere dai soccorritori che di notte cercano persone assediate dalle acque esondate di fiumi, riducendo i rischi per le proprie e le loro vite. Chi attacca l’Europa stia tranquillo. Da Bruxelles non è arrivato un incitamento alla guerra. E se serve a calmare le strumentali polemiche, un consiglio: dalla Commissione facciano sapere che sconsigliano vivamente di avere nel kit anche il pericoloso, offensivo e letale coltellino multifunzione svizzero.

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