Lucio Corsi e Francis Delacroix: quando la musica si fa sogno
Un viaggio nell’universo fiabesco di "Volevo Essere Un Duro" con Lucio Corsi, tra campagna, amici immaginari e melodie fuori dal tempo.

Un viaggio nell’universo fiabesco di "Volevo Essere Un Duro" con Lucio Corsi, tra campagna, amici immaginari e melodie fuori dal tempo.

Penso che, ormai, Lucio Corsi lo conosciamo un po’ tuttə, da un paio di mesi. Ci ha incantatə a Sanremo con le sue esibizioni magiche, provenienti da mondi lontani, colorati, fiabeschi, da solo, col piano forte, la sua amata chitarra, la fisarmonica alla Dylan, Tommaso Ottomano… o Topo Gigio.
In questo momento della mia vita, in cui mi sembra tutto così vuoto, tutto così grigio, c’è un cantautore italiano che riesce a portarmi in un mondo fatto di albe, tramonti, campagna, sole e nuvole. E questo cantautore, se non l’aveste capito, è Lucio Corsi.

Venerdì 21 marzo è stato pubblicato l’attesissimo nuovo album di Lucio Corsi, Volevo Essere Un Duro, rigorosamente con la copertina tratta da un dipinto della madre
“Il dipinto non ha un nome, ognuno deve trovare la sua interpretazione. Le copertine sono fatte da mia madre, sia quelle del passato, che quelle del futuro”.
Si pone domande che futili non sono, scrive di Paesi lontani che non ci sono, personaggi immaginari, fiori, prati sconfinati, con la rugiada che ci bagna – un po’ come cantava Toto Cutugno.
“Mi sembra una fortuna essere cresciuto in campagna e in provincia di Grosseto, perché c’è quella noia con la quale bisogna imparare a farci i conti, perché è parte della nostra vita. È inutile fuggire da lei… anche il silenzio in campagna c’è ed è difficilissimo avere una relazione col silenzio, perché vengono fuori un sacco di pensieri. Il silenzio è fondamentale per la musica. Gli strumenti mi hanno insegnato a stare in silenzio”
Lucio Corsi, folletto della musica, ci racconta delle favole con figure insolite, romanticizzando le visioni, gli oggetti, il mare, i dimenticati. Personifica i fiori, parla anche dell’amore, ma non solo, tramite immagini pittoresche, ma complesse nella loro semplicità. Ma non voglio soffermarmi troppo su di lui, abbiamo già imparato a conoscerlo a Sanremo: parliamo del suo album.
Un album che pare quasi un audiolibro in musica, una favola proveniente da una campagna soleggiata e magica. I brani ci portano in una dimensione onirica, in bilico tra sogno e realtà, guardando il mondo con gli occhi di un bimbo grande. Lucio ci fa partire per un lungo viaggio nel tempo e nello spazio di uno spartito.

“È un disco che parla di infanzia, di amicizia e di amore. È un disco di ricordi veri e falsi, di personaggi del bene e del male, di località, che esse siano prati di margherite o squallide zone industriali. Volevo Essere Un Duro è nato strisciando sui marciapiedi, nascondendomi negli armadi o sotto le zampe dei tavoli, girando tra i panni sporchi nelle lavatrici, appendendomi con le mollette ai panni stesi, cercando ricordi non miei nei cappelli degli altri, cercando nuovi orizzonti nelle scarpe degli altri” scrive Corsi sui suoi social.
Oltre a Volevo Essere Un Duro, prossima partecipante all’Eurovision, la raccolta si apre con Tu Sei Il Mattino: “È una canzone d’amore al di là del fatto che si parli dell’atto. Per me, le canzoni d’amore possono essere canzoni sulle onde, sul vento… forse è una scusa, perché è difficilissimo scrivere delle buone canzoni d’amore” racconta l’artista in una live a Dario Moccia.
Let There Be Rocko è, sicuramente, uno dei miei pezzi preferiti dell’album. Racconta di avventure tra i banchi di scuola, le avventure di un ragazzino problematico. Un tocco di classe è la citazione al brano Jailhouse Rock di Elvis Presley.
Da nominare è, anche, Questa Vita, canzone con la quale vuole ricordarci di vivere la vita con leggerezza, facendo della diversità di ciascuno di noi un pregio.

Il brano rivelazione è, però, Francis Delacroix. Esso racconta di un fotografo di Volpiano molto talentuoso, che ha una vita un po’ matta, un personaggio d’altri tempi che, ogni giorno, vive le più variopinte avventure, che si trova dappertutto e da nessuna parte, un artista scapestrato… e immaginario. Esattamente, è il primo amico immaginario condiviso da quattro occhi, quelli di Lucio e quelli di Tommaso Ottomano (produttore musicale, musicista, director e corista). È una canzone in divenire, che potrebbe avere moltissimi episodi, perché Francis Delacroix una ne pensa e cento ne fa.
Il portale d’informazione, confronto e servizio per chi lavora con i minori Ubiminor afferma che
“i compagni invisibili possono aiutare i più piccoli a potenziare le loro capacità sociali”.
Le ricerche si concentrano maggiormente sui bambini fino a circa quattro anni, età in cui compaiono solitamente gli amici immaginari. Nascono, spesso, in concomitanza con eventi che modificano l’equilibrio nella vita del bambino, come la separazione dei genitori, un trasferimento in una nuova casa, la scomparsa di una persona cara, o ancora, la nascita di un fratello o sorella minore.

I piccoli che hanno dato vita ad un amico immaginario si mostrano più comunicativi dal punto di vista emotivo:
“utilizzano stili di coping più attivi, come il cercare consigli dai propri cari invece di trattenere o nascondere le emozioni. Ciò accade perché questi adolescenti sono stati in grado di integrare il loro mondo sociale con l’immaginazione”.
È stato dimostrato come gli adulti che avevano amici immaginari siano più fantasiosi e artistici, ricchi di immaginazione, soprattutto nel caso in cui ci si trovi di fronte ad artisti, sceneggiatori e scrittori.
Queste persone si relazionano alla gente e al mondo che le circonda in modo differente rispetto agli altri. Per esempio, parlano spesso da soli, vedono cose che non esistono davvero e le spiegano, ma avere un amico immaginario in età adulta non è necessariamente patologico e può essere associato all’attività creativa e strategie di coping.
D’altronde, la felicità è un atto creativo, quindi, perché non raggiungerla grazie a Francis Delacroix?
