Finalmente! Con grande piacere porto alla Vostra attenzione un artista, autore di un volume di Fotografia a cui tengo particolarmente occupandomi di Tanatologia Culturale. Si intitola Morgue Ensemble, edito da NFC Edizioni di Rimini; una raccolta di immagini selezionate tra le molte scattate da Simone H. Salvatori durante il suo lavoro.

Simone H. Salvatori da molti anni svolge la professione di Tanatoesteta, è un abile fotografo, appassionato di fotografia, di cinema, e personalità capace di molto altro. Per introdurvi alla lettura ritengo opportuno inserire un link ad un articolo scritto da Mauro Ugatti, autore di Funerali.org. Questo testo, di agevole consultazione, mi darà modo di non sottrarre spazio alla narrazione con tecnicismi poiché sarà in grado di fornire con chiarezza brevi e precise informazioni sulla differenza ontologica e semantica tra Tanatoprassi e Tanatoestetica e sui fondamentali caratteri distintivi delle rispettive discipline.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022 –

Il progetto fotografico Morgue Ensemble

Il Progetto Fotografico Morgue Ensemble, assolutamente unico e sul quale sarebbe necessario si sviluppassero più riflessioni, costituisce nell’atto dello sguardo del corpo, attraverso il mezzo, un viaggio tra segni potenti e dettagli fondanti fissati in alcuni degli incontri di un Tanatoesteta. Un uomo con il suo obiettivo rivolto verso un cadavere decide di affrontare una ricerca spontanea e vera per presentare testimonianze ottenute ad una distanza appropriata, con immagini che pur nel rispetto della salma sia inevitabile procurino in chi osserva un turbamento fisico. Nello spazio tra chi fotografa e i soggetti fotografati, dove la giusta distanza non è comunque più in grado di implicare la partecipazione del soggetto, si crea una vicinanza rispettosa dalla realtà immobile del proprio interesse, nel luogo in cui è stabilito un rapporto senza filtri con l’immagine.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Una relazione che porta il pensiero ad alcune affermazioni di Robert Capa (pseudonimo di Endre Ernö Friedmann – Budapest, Ungheria, 22 Ottobre 1913 – Thai Binh, Repubblica Socialista del Vietnam, 25 Maggio 1954) fotografo sempre alla ricerca di dover riuscire a rappresentare il corpo della sofferenza con il massimo rispetto, in un tempo in cui le immagini non potevano essere modificate. Il risultato era permettere a chi avrebbe osservato la fotografia, di sentirsi più vicino a quelle forme con quella sensazione d’intimità che in pochi erano in grado di ottenere.

Si tratta di tecnica ma anche di grazia e di delicatezza verso coloro ai quali non puoi più chiedere nessun permesso, né rassicurare sulle buone intenzioni di non voler rubare loro l’anima. La prossimità ai corpi non più in vita, con Morgue Ensemble diviene la rappresentazione della morte che coinvolge un’aspettualità della sofferenza. Aspettuale in linguistica è un aggettivo relativo all’aspetto verbale, e i verbi definiti aspettuali precisano un’azione concentrata in un punto nel tempo del morire. In questo caso l’aspettualità è relativa alla duratività dell’essere morti, perché ciò che è duraturo mantiene la propria validità nel tempo. La morte consiste in uno dei segmenti temporali, di maggiore o minore durata, che costituiscono il transito dalla vita alla non – vita, di cui anche il punto di morte è una transizione di fase. Le immagini di esseri umani coinvolti in questo evento fisico, fissano l’ultimo dei segmenti temporali della transitorietà: l’atto puntuale del morire.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Nella riproduzione fotografica di corpi non più in azione, l’immobilità assume un carattere pedagogico ed emozionale per le passioni suscitate dal meccanismo di identificazione tra chi guarda e chi è fotografato. Anche il vuoto percepito attorno ai corpi ne amplifica il silenzio: nessuno mai potrà più udire le loro voci; ma un’altra riflessione coinvolge il pensiero, per esperienza propria o acquisita, rispetto al movimento degli altri nei confronti dei corpi non più in vita. Nella migliore delle ipotesi saranno svestiti e rivestiti, nella peggiore ricomposti, tagliati, analizzati, svuotati, ricuciti; e poi vegliati irretiti di ricordi, saccheggiati della propria intimità in giaculatorie il più delle volte senza senso, o slegati dai nodi che li tenevano ancora legati al mondo. Quello che si vede in Morgue Ensemble è davvero ciò che resta, senza oranti né penitenti accanto, soltanto esseri da inumare o cremare il più velocemente possibile, e il più delle volte provenienti direttamente da un ospedale o da una RSA “senza passare per casa”. Oggi la “velocità aumentata” in tutte le fasi che seguono una morte, è una realtà permessa dai servizi delle onoranze funebri che hanno il merito di sollevare i dolenti non solo dalla burocrazia, ma anche dal dolore.

Si parla della morte di un corpo che è portatore di memoria come proprio antecedente, e di promessa come proprio conseguente, nella puntualità dell’immagine colta nel movimento del tempo a lei collegato: l’istante temporale, vero e proprio punto cronologico in cui la vita è sottratta alla vista e il corpo non ha più un suo ruolo nel mondo. Oggi i morti sembrano “scomparsi” perché è loro imposto dalla società per l’importanza di dover credere nell’efficacia della medicina come promessa d’immortalità, perché la loro visione è sconsigliata, perché si perderebbe troppo tempo a ricordare che sono esistiti; non c’è più quasi nessuno che riaccoglie a casa corpi ritenuti ormai inutili e pericolosamente infetti.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Morgue Ensemble dimostra un interesse per il defunto in quanto tale, in modo diretto e privo di ambiguità. La maggior parte di coloro che si accostano ai defunti li spersonalizzano distanziandosi dalla materialità del corpo per poterlo contemplare idealmente. Al contrario, il Progetto Fotografico di Salvatori si assume la responsabilità di oggettivare alcuni aspetti prima della definitiva decomposizione, rimanendo a contatto diretto con il processo tanatomorfico non sospeso durante l’intervento tanatoestetico. Un lavoro che presuppone estrema sensibilità nell’esecuzione di articolate tecniche per restituire una salma agli occhi degli altri nel suo aspetto migliore.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Rainer Maria Rilke (René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, Praga, Repubblica Ceca, 4 Dicembre 1875 – Les Planches, Svizzera, 29 Dicembre 1926) ad una lettera del 13 Novembre 1925 inviata al traduttore polacco Witold Hulewicz, allega due fogli in cui autointerpreta le proprie Elegie. Traggo piccoli brani da una versione integrale italiana: Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi. A cura di Andrea Landolfi. Roma, Elliot 2022.

«Nelle Elegie l’accettazione della vita e della morte si rivelano una cosa sola. Accogliere l’una senza l’altra – questo si apprende e si celebra nelle Elegie – è una limitazione che alla fine esclude ogni infinità. La morte è la faccia della vita a noi nascosta, da noi non illuminata: noi dobbiamo tentare di conseguire la massima consapevolezza della nostra esistenza, quella che, in assenza di confini, è di casa in entrambi i territori e da entrambi trae nutrimento infinito… L’autentica figura della vita si muove in entrambi i territori, il sangue della immensa circolazione scorre in entrambi: non esiste un Aldiqua o un Aldilà, bensì solo la grande unità…»

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Rilke scrisse della morte ogni giorno convinto che i due regni fossero contigui. Per questo, a differenza di tutti coloro che hanno il terrore per le perdite, nel corso della sua vita ha cercato continuamente di codificare e delineare il regno del crepuscolo lontano dai sentimentalismi e dalla visione cristiana.

«Non però in senso cristiano (da esso io vado sempre più decisamente allontanandomi), bensì con una consapevolezza puramente, profondamente e beatamente terrena noi dobbiamo trasportare ciò che qui contempliamo e tocchiamo in quella sfera più ampia, nella sua immensità. Non in un Al di là la cui ombra oscura la terra, bensì in un tutto, nel Tutto. La natura, gli oggetti dei nostri bisogni e usi quotidiani sono caduchi e passeggeri; ma, finché noi siamo qui, essi sono il nostro possesso e la nostra amicizia, condividono le nostre pene e le nostre gioie, come già quelle dei nostri antenati. Tutto ciò che è quaggiù, quindi, noi non dobbiamo vituperarlo e svilirlo; al contrario, proprio per la loro caducità, che è anche la nostra, questi fenomeni, questi oggetti, noi, con intima partecipazione, dobbiamo comprenderli e trasformarli. Trasformarli? Sì, poiché il nostro compito è imprimere in noi, con tutta la sofferenza e la passione, questa terra caduca e passeggera, affinché la sua essenza risorga in noi, invisibile.»

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

In questa confessione c’è un allontanamento chiaro dalla visione cristiana dell’al di là e della morte; egli non voleva rischiare di fronte alla perdita dell’essere amato, che questi giungesse in un luogo irraggiungibile suscitando l’inevitabile sensazione di averlo perso per sempre. Il concetto cristiano non condiviso da Rilke era relativo all’esistenza di un al di là che riteneva generasse un desiderio di allontanamento dall’hic et nunc, il qui ed ora sulla terra, mondo in cui viviamo e al quale invitò tutt* a tenersi saldamente legati fino a quando ci sarebbe stata data la possibilità di vivere.

La terra è celebrata quale luogo in cui avviene il ciclo naturale dalla vita alla morte, dove la felicità non potrà essere elevazione nella ricerca di una trascendenza irraggiungibile ma caduta verso l’umile adesione al ciclo della natura: un’eterna trasformazione. Anche il compito di Salvatori rientra perfettamente in questo concetto di salvezza che lega con cura e rispetto le immagini dell’opera Morgue Ensemble. Sarebbe fondamentale far prendere coscienza dell’importanza di comprendere che per salvarci sia necessario compiere una continua metamorfosi in grado di far rinascere ciò che perdiamo in una personale dimensione interiore.

Ma c’è di più! C’è molto di più in relazione a questa significativa pubblicazione.

In Rainer Maria Rilke esiste una “poetica musicale”. Egli rilevò la natura musicale dell’universo definita uno spazio vibrante in cui l’Io poetico desiderava comprendere e restituire la vibrazione, rendendosi soglia di transito del mondo. Lui stesso sperimentò la vibrazione come appartenenza a una natura che non è «Altra» da sé, ma è parte di una realtà in movimento. La soglia tra l’Io e la realtà, espandendosi, arriva a coincidere con il mondo dove non esistono più un al di qua e un al di là, ne una vita e una morte, non esiste contrapposizione ma attiguità tra estremi, imprescindibili l’una dall’altra.

Simone H. Salvatori, Morgue Ensemble – Rimini, NFC Edizioni 2022

Lo sfociare della vita nell’‘altra metà’ richiama lo stesso movimento che Rilke vede nella musica. La vita sfocia nella morte, o più precisamente nell’‘altra vita’. Anche la musica, ritmo come successione temporale degli eventi sonori, è un’energia creativa che sgorga nella metà non divina, nell’‘altra realtà della creazione attraverso l’opera degli artisti, considerati l’altra metà della divinità. Il ritmo si traduce anche nel rapporto di movimenti che tracciano un’oscillazione ‘irrefrenabile e sconfinata’ dell’amore all’interno della relazione tra la vita e la morte, in cui si pone anche l’Io.

Morgue Ensemble è l’assoluta verità di un corpo nel tempo in cui mantiene dopo morto sia i tratti della funzione-vita sia quelli della funzione-morte, dove iniziamo a vedere le prime modificazioni della pelle che assume colorazioni diverse, vediamo più forti le evidenze dei suoi segni ed è totale la lassità dei tessuti. Immagini spaventose ma reali, vere, e proprio per questo fondamentali per educare a non “ridurre” le emozioni del lutto come vorrebbe sempre più la cultura occidentale. Coloro che non sanno contenersi nel dolore devono essere allontanati.

Simone H. Salvatori ha avvicinato l’obiettivo a quei corpi, quanto ha ritenuto corretto e possibile per un proprio personale ultimo saluto. Attraverso le immagini prende forma una progressiva dilatazione della sua soggettività verso questo spazio fondamentale, essenziale e disarmante. Ciò che è ancora visibile non lo rimarrà a lungo, presto diverrà invisibile.

«Ma che emozione è questa emozione contraria ad ogni sforzo di consolazione?» […]

«Significa che quando tu chiami i tuoi cari morti ed essi non ti rispondono tu ti inquieti come come quando sei di fronte a una domanda senza risposta: sono ancora qualcosa o sono nulla? Dove sono andati i morti? Perché si deve morire?

E’ un’emozione che deriva da interrogativi che nessun sapere può chiarire mai, un’emozione eccezionale e perciò non “misurabile”, smisurata, un’emozione rispetto alla quale tutti i procedimenti della ragione sono destinati a fallire e quindi un’emozione che non può essere limitata e controllata, ne con la logica dell’intercambiabilità dei legami, né con la logica dell’assimilazione dell’altro a sé per impedire che qualcuno te lo tolga, né con la logica della ritualità che ti “guida” in modo da limitarti e non smarrirti nel dolore.» (Campione F., Il lutto e i modi dell’amore, Roma, Armando Editore 2022).

Simone H. Salvatori, oltre ad essere un Tanatoesteta è leader di una band internazionale, gli Spiritual Front e del collettivo The Lust Syndicate. E’ un collezionista di vinili e un dj con un’attività decennale in molti club alternative europei. L’ho potuto conoscere personalmente in provincia di Modena, ma sin dalla prima telefonata ho desiderato poter dedicare un personale approfondimento a questo libro di cui non posso far a meno di ringraziare, per il coraggio, l’Editore Amedeo Bartolini. Simone, come credo possa essersi intuito, è sempre molto impegnato, faticosamente raggiungibile, ma è un uomo estremamente sensibile dalla voce calda e accogliente. Il suo lavoro lo nobilita per la capacità e la forza di riuscire ad abbassare il suo sguardo all’umiltà di corpi senza vita con grande rispetto.

Mi sembra possa risultare evidente quanto la fotografia e la musica per Simone H. Salvatori siano parti complementari della sua stessa vita. Due mezzi, due strumenti per interloquire con la morte, il lato opposto della vita, che i più desiderano lasciare in ombra. Egli riflette con l’immagine sull’esistenza di corpi ancora presenti tra i vivi negli ultimi momenti di unità del tutto, tra il qui ed ora e l’oltre. Le note si combinano riferendosi alle immagini e costruiscono concetti, significati, collegamenti propagati nell’aria per l’eternità. Un compito svolto attraverso esperienze che presuppongono l’aver visto e incontrato molto, il trattenere i ricordi e lasciarli andare quando sono troppi, e saper attendere con pazienza che ritornino.

Ringrazio: Simone Salvatori, Amedeo Bartolini, Enrica Berselli, Davide Bregola.

La pubblicazione delle immagini fotografiche di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata da Simone H. Salvatori e da Amedeo Bartolini – NFC Edizioni.

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