Tutto inizia tra le fredde mura di un carcere. Bastano poche parole e ci si sente subito proiettati nel fetore di quel posto, nell’umiliazione vissuta come quotidianità, nell’isolamento, nella cancellazione di ogni umanità. La scrittura è sincopata, con un andamento scattante, vivace, dinamico. I personaggi hanno volti di creta incapaci di ridere, corpi inariditi dalla prigionia e dall’inattività.

Nessuna grazia, Gramsci e Pertini, una storia di prigionia e resistenza è la storia di uomini tenaci che, grazie alla loro fede negli ideali politici in cui credono, accettano anni di dura prigionia senza mai abbandonare le proprie convinzioni.

Il contesto è raccontato con uno stile fotografico, asciutto, scarno, conciso. Eppure c’è poesia ovunque, nulla è descritto senza che lo sguardo poetico di Cosimo Damiano Damato inquadri i fatti sotto la sua sensibile lente. Una lente capace di osservare gli eventi reali e di restituirceli con il loro bagaglio di emozioni, sofferenza e pathos. Un romanzo storico dunque, dove tuttavia la poesia non è mai lirismo o bellezza, ma si fa strumento per mettere in luce la drammaticità di quel tempo passato ma mai assimilato completamente.

Cosimo Damiano Damato è regista, scrittore e sceneggiatore, e la sua scrittura è avvincente e fluida; una penna abile, avvezza a creare immagini usando le parole. Nel cinema ha tracciato un percorso di rilievo, tra i suoi film Una donna sul palcoscenico con Alda Merini e Mariangela Melato (Mostra del Cinema di Venezia), La luna nel deserto, scritto assieme a Raffaele Nigro, con Michele Placido, Violante Placido e Renzo Arbore (Giffoni Film Festival), Prima che il Gallo canti con Don Andrea Gallo, Vasco Rossi, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni e Dario Fo (Taormina Film Festival), Tu non c’eri, scritto con Erri De Luca, con Piero Pelù, Bianca Guaccero, Brenno Placido (Festa del Cinema di Roma). Fra i suoi libri L’Ora X, scritto con Erri De Luca e i disegni di Paolo Castaldi.

A teatro ha lavorato, tra gli altri, con Arnoldo Foà, Luis Bacalov, Lucio Dalla. La Cineteca Nazionale gli ha dedicato la retrospettiva “Visioni, fantasie, sogni, rivoluzioni, poesie e follie”.

Nessuna grazia, orgoglio partigiano

E’ il 1930 quando nel carcere pugliese di Turi si incontrano due grandi uomini italiani del Novecento, il socialista Sandro Pertini e il comunista Antonio Gramsci, per dare corpo ad un’amicizia autentica, sincera, profonda.

Pertini e Gramsci si ritrovano in carcere a confrontarsi su due percorsi distinti, l’uno da socialista, l’altro da comunista, eppure ciascuno riconosce nell’altro i valori condivisi e partecipati. Ma il romanzo di Cosimo Damiano Damato non è solo la storia di un’amicizia, è anche il racconto di un tentativo di evasione organizzato dai compagni di prigionia che cercano di trascinare nella fuga anche Pertini e Gramsci.

«Luponio, la mia risposta è no. Ho a cuore Gramsci ma ti ripeto che lui non accetterà mai di scappare. L’infiammazione al polmone è sempre più forte. E poi, voi? Una volta fuori che
farete? Continuerete a scannarvi? Anarchici e comunisti? Capisco che volete il mio aiuto, certo, sono l’unico socialista a Turi. La notizia che “anarchici, comunisti e socialisti fuggono insieme dal carcere” può essere la speranza di una alleanza comune contro il fascismo, ma se poi una volta fuori ognuno andrà per la sua strada è tutto inutile».

Dunque la fuga diventa terreno di confronto: per alcuni è un atto di forza per dimostrare la propria tenacia di combattenti, per qualcun altro è un atto di debolezza, di soccombenza ai piedi di Mussolini, perché dimostra l’incapacità di sopportare la sofferenza della detenzione.

Riusciranno Luponio e gli altri a persuadere Pertini e Gramsci della validità del loro piano di fuga? Cosimo Damiano Damato è abile nel tessere scambi di opinioni, confronti e riflessioni che tracciano i contorni di una straordinaria onestà intellettuale. Ciascuno si sforza di capire le ragioni dell’altro, tuttavia ciascuno cerca di restare coerente con la propria fede politica. Il risultato è un gioco di equilibri, in cui le parole acquistano peso ed importanza, perché costruiscono un possibile futuro.

Leggendo queste pagine nasce spontaneo il parallelo con la sinistra di oggi (e forse con la sinistra di sempre), oggi più che mai incapace di intraprendere un percorso comune, di superare le diversità per unirsi sui punti fermi e condivisi. Eppure è proprio in questo romanzo di Damato che si capisce quanto comunisti e socialisti siano sempre stati fianco a fianco nella lotta rispettandosi nelle diversità, per incontrarsi proprio laddove la ferita è stata più profonda e lacerante; e per entrambi l’idea di “un mondo che si piega al fascismo è una costola spezzata”.

Gli ideali politici e la famiglia

C’è poi il rapporto con la famiglia, con la madre in particolare: quanto è difficile conciliare sentimenti e ideali politici? Una madre che chiede la grazia per il proprio figlio detenuto politico viene vista come una traditrice proprio da quel figlio tanto amato. Ed è lo stesso Sandro Pertini a ricordarlo:

“Ho scritto a mia madre. Sono stato molto duro. Ma dovevo. Mi ha ferito e umiliato con quella richiesta di grazia. Ho scritto anche al Tribunale, dissociandomi. Mi sento più libero in questa cella. Più di quanto lo sarei se ricevessi la grazia di Mussolini. Lui adora essere supplicato per umiliare il nemico. E la richiesta di grazia è una supplica che non posso accettare. E non posso nemmeno fuggire. Almeno per il momento”.

Dunque nessuna grazia da chiedere e nessuna fuga da fare. Entrambi i prigionieri, Sandro Pertini e Antonio Gramsci, scelgono orgogliosamente di vivere la detenzione come resistenza, come opposizione passiva a un regime ingiusto.

Il romanzo Nessuna grazia ci svela l’identità più profonda di due uomini la cui fede, socialista o comunista che sia, ha veramente qualcosa di liturgico e sacro. Ma dove trovano tanta forza si chiede l’autore? Per capirlo bisogna andare fino in fondo, leggere ogni pagina intrisa di sofferenza e angoscia, ma anche di slancio verso la vita. Sotto i loro occhi di detenuti ogni cosa acquista un valore diverso, come il glicine che viene visto come una pianta capace di evasione per la sua ostinata voglia di arrampicarsi sui muri sfidando steccati.

E’ ben forte nel romanzo anche il difficile rapporto tra fratelli, specchio delle profonde divisioni che il fascismo fu capace di creare all’interno delle famiglie, creando fratture insanabili tra consanguinei che svilupparono visioni e fedi politiche contrapposte. Sandro Pertini infatti soffrirà per tutta la vita la perdita del fratello Pippo che, divenuto fascista, si allontanerà dal fratello Sandro per non rivederlo mai più. Non diverso il dolore di Antonio Gramsci che pure ebbe con il fratello fascista Mario una storia travagliata da una profonda divergenza intellettuale.

C’è poi il rapporto con sé stessi: Antonio Gramsci si rende conto che sono ormai quattro anni che non si guarda più allo specchio e non riconosce più i suoi tratti. Sente di vivere un’esistenza animale e vegetativa, senza capire se la sua è pazienza o rassegnazione.

Quanto può la prigionia devastare un essere umano? Quanto può essere estraniante e mortificante una lunga detenzione, anche come arma per annientare l’avversario politico? E il pensiero va a detenuti politici dei nostri tempi, come Aleksej Naval’ny, l’attivista, politico e blogger russo morto nella colonia carceraria artica dove stava scontando una condanna a 19 anni di reclusione per il suo attivismo antiputiniano.

Determinazione è uno degli stati d’animo prevalenti nel romanzo: la determinazione di detenuti che pur sapendo che le loro lettere verranno censurate, continuano a scrivere ai loro cari ed amici pagine e pagine di pensieri, emozioni e riflessioni. Scrivono nella speranza che quelle parole siano lette, pur sapendo che si tratta di una speranza molto effimera: “Chissà quante righe censurate troverai di questa lettera, inizio a pensare che forse non ti verrà mai consegnata ma voglio scriverla lo stesso come un naufrago si affida ad una bottiglia nel mare“. E non a caso il romanzo raccoglie anche lettere mai spedite, a testimonianza di terribili privazioni dei diritti umani.

Perché leggere questo romanzo di Damato è importante e urgente oggi? Perché attraverso la storia di ieri capiamo i problemi e i pericoli di oggi, perché noi siamo i destinatari del sacrificio narrato in queste pagine, perché senza la consapevolezza di ciò che hanno fatto i nostri padri ieri non può esservi coscienza per costruire un futuro. Cosimo Damiano Damato esplora il passato in realtà per raccontare il tempo presente così precario, così fragile, così a rischio. Guarda indietro per aiutarci a tracciare insieme il percorso di oggi, celebrando gli ottant’anni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo con un libro che racconta la cancrena del carcere e la violenza del regime fascista contrapposte al coraggio, alla dignità e al sentimento di fraternità espresso dai detenuti politici. Per questo lo stesso Roberto Saviano, da sempre sentinella dei diritti e delle libertà democratiche, ha speso parole preziose sul romanzo dicendo “queste pagine mi appassionano. Leggete questo libro se volete davvero conoscere il coraggio di chi ha liberato l’Italia e si oppose all’orrore”.

Il romanzo di Cosimo Damiano Damato dovrebbe essere letto nelle scuole, perché attraverso una scrittura avvincente e una narrazione romanzata può avvicinare i più giovani a uno dei periodi più tumultuosi della nostra storia, aiutandoli a comprendere il presente. Nessuna grazia è un romanzo che può far comprendere ai ragazzi e alle ragazze quanto sia necessario essere vigili oggi e monitorare le scelte della politica per fare in modo che nessuno dei loro diritti, per i quali quegli uomini e quelle donne hanno sofferto e combattuto, venga scalfito o limitato.

Nelle ultime pagine del romanzo compare un intervento che l’allora onorevole Sandro Pertini tenne nel 1955 alla Camera: un intervento da rileggere con grande attenzione oggi più che mai, perché segna il discrimine tra democrazia e dittatura, sottolineando che gli antifascisti non furono mai animati da sentimenti di odio e di rancore, sentimenti che oggi purtroppo tornano a rivivere nei cuori di molti italiani.

In quell’intervento Sandro Pertini sottolineò l’importanza dell’antifascismo, ma anche la necessità di superarlo, di guardare oltre, nella convinzione che non esistendo più il fascismo non ci fosse ragione di mantenere in vita l’antifascismo. “Noi non vogliamo fare risorgere l’antifascismo: sarebbe stolto dividere gli italiani nuovamente in due parti. Ma i valori morali e politici che animarono quella nostra lotta sono sempre vitali”.

Ecco, queste parole sono più che mai attuali, perché è proprio su quei valori morali e politici che gli italiani si stanno dividendo nuovamente oggi in fazioni sempre più violente, valori che invece dovrebbero riunire e conciliare, perché sono i valori fondanti del vivere democratico.

Cosimo Damiano Damato

Dove incontrare l’autore?

L’autore sta presentando il suo romanzo in giro per l’Italia: chi volesse incontrarlo e partecipare alla presentazione del libro può scegliere uno dei seguenti eventi in calendario.

VENERDI 26 SETTEMBRE POLIGNANO – Libro Possibile – Artea – Libreria Libro Possibile

SABATO 27 BITONTO – Libreria del Teatro

DOMENICA 28 NARDO’ – Giardino Botanico, Libreria Fiore-Mondadori Point

MERCOLEDI 1 OTTOBRE MINERVINO MURGHE – Sede Anpi

SABATO 4 OTTOBRE ACQUAVIVA DELLE FONTI – Mondadori Bookstore – Biblioteca comunale

MARTEDI 7 OTTOBRE MESAGNE – Associazione Giuseppe di Vittorio – Spazio d’Autore Libreria

GIOVEDI 9 OTTOBRE BARLETTA – Presidi del libro, Associazione Letti di Piacere – Anpi – Presso a Stare via

VENERDI 10 OTTOBRE MODENA – Istituto Storico della Resistenza – Kino Music – Anpi

GIOVEDI 13 E VENERDI 14 NOVEMBRE CAGLIARI – Jazzino, Storytelling musicale con Antonello Salis e Giuseppe Bassi

SABATO 15 NOVEMBRE SASSARI – Il Vecchio Mulino, Storytelling musicale con Antonello Salis e Giuseppe Bassi

DOMENICA 23 NOVEMBRE ROMA – Festival Rewriters (location da definire, monitorare questa testata per aggiornamenti)

DOMENICA 14 DICEMBRE MONZA – Anpi Monza e Brinza, Camera del lavoro Bruno Trentin, con Gherardo Colombo.

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