Venti anni fa, Patrick Stübing e Susan Karolewski si innamorano. Hanno 16 anni, vivono a Lipsia. La loro relazione si struttura, nascono un figlio e tre figlie. Solo uno dei quattro non ha problemi di salute. Approfondiscono. Scoprono di essere consanguinei: fratello e sorella separati alla nascita. Il Tribunale dispone l’arresto per Patrick, che spontaneamente si sottopone all’intervento di vasectomia, e l’assistenza sociale per Susan, alla quale viene diagnosticato un disturbo dipendente di personalità. Dopo gli anni di carcere, il 12 aprile 2012 la Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che “La condanna al carcere per una relazione incestuosa” di Patrick Stübing non ha violato l’articolo 8 relativa al diritto al rispetto della vita privata e familiare. Nel 2014 il Consiglio etico tedesco chiede al governo la depenalizzazione del reato.

Chi di voi avesse avuto l’opportunità di leggere il travolgente “Henry & June” dell’ineguagliabile Anaïs Nin, potrà forse arrischiarsi in quella che dalla scrittrice stessa venne considerata una integrazione ideale della narrazione: “Incesto” (Bompiani) è una non-fiction per lettori con pelo sullo stomaco, diario inedito e senza censure relativo al periodo 1932-34, gli anni cruciali in cui la scrittrice, nel pieno della relazione erotico-sentimentale con Henry Miller, maturò, vivendo un devastante dramma psicologico, la decisione di perseguire la trasgressione definitiva. Stiamo parlando di “una donna che voleva essere libera di vivere i suoi desideri sessuali ed emozionali con lo stesso abbandono amorale che gli uomini hanno sempre rivendicato come loro diritto esclusivo“: 9 giorni di spasmodica lussuria tra Nin e suo padre, alla fine dei quali, nello stile perfetto della tragedia, la coppia incestuosa si promette fedeltà eterna.

Un libro sconvolgente a cominciare dai particolari con cui viene descritto l’amplesso tra padre e figlia, di nuovo insieme dopo che lui, 54 anni prima, l’aveva abbandonata. “Incesto” è la testimonianza documentale e letteraria di una donna che ha portato all’estremo l’analisi della sue relazioni e dei suoi affetti. Alla scena di macabro erotismo (mentre Anaïs visita a più riprese il letto del padre dove “lo sperma è veleno” che però il vecchio genitore esplode “anche quattro volte a notte”), la scrittrice aggiunge una fuga alla scuderia dei suoi amanti, in una manìa di angoscia e perdizione. Parliamo di Henry Miller ma anche degli psicoanalisti René Allendy e Otto Rank, o di Antonin Artaud, omosessuale, impotente, o del temperamentoso Eduardo Sanchéz. Ma nessuno, lei dice, riesce a soddisfarla come il padre.

Secondo alcuni studiosi l’incesto avrebbe contribuito all’estinzione dell’Uomo di Neanderthal per il fatto che, con l’aumentare della consanguineità tra i genitori aumenta la probabilità della comparsa di malattie ereditarie rare recessive. Eppure, nonostante l’incesto sia il tabù dei tabù, vietato ovunque, nelle religioni di tutto il mondo e da ogni sistema giuridico, ovunque e da sempre ve ne è traccia: gli stralci storiografici della Bibbia registrano numerosi casi di incesto, da Abramo, fratellastro di sua moglie Sara, a Lot con le sue due figlie, con cui generò altra prole. Ma anche Giacobbe e Rachele erano cugini primi e Isacco del padre di Rebecca.

L’antropologo Claude Lévi-Strauss sosteneva che la proibizione dell’incesto sia la costante universale che definisce la società umana, sua colonna portante, ma ricorda che in molte società antiche era invece una pratica nelle famiglie al potere con il fine dell’autoconservazione di sè e di quel potere. Massive fonti anche dai faraoni e dagli Inca, e ovviamente è impossibile tralasciare i greci, il cui Edipo fonda il pensiero occidentale.

Per non parlare dell’immaginario collettivo: registi da ogni parte del mondo ne hanno tratto opere molto diverse, come le morbose pellicole erotiche degli anni ’70 e i film di grandi autori europei come Bertolucci (La luna), Malle (Soffio al cuore), De Palma (Complesso di colpa), Almodovar (La legge del desiderio) e Polanski (Chinatown). E Pasolini, bravissimo.

La letteratura non è da meno, dal Marchese De Sade a Màrquez (Cent’anni di solitudine), da Arundhati Roys’ (Il dio delle piccole cose) a Anne Rice e Nabokov, fino a Harry Potter. Aggiungerò (come potrei non farlo?) il mio “E’ scritto nel corpo“, in cui un fratello e una sorella si amano attraverso i secoli.

Quello che manca, però, è: perchè?