Quando usiamo l’affermazione fare “satira” ci stiamo riferendo ad una storia antica a dir poco interessante. Già i Greci facevano satira politica, pensiamo alle commedie di Aristofane. Riferendoci però alla satira come genere, essa appartiene ai latini, in quanto proprio loro lo resero un genere autonomo e ben definito. Da sempre esiste questo modo di fare intrattenimento. Passa dal mondo classico fino alla moderna stand up comedy.

La parola “satira”

Quintiliano pronuncia una frase che è indicativa del valore che per i romani la satira aveva: satura tota nostra est. La satira è tutta nostra, in quanto le origini di questo termine non sono, come molti pensano, greche. La derivazione dal greco “satyros”, che sarebbe “satiro”, è infatti del tutto fallace. Non sappiamo bene da cosa derivi questo termine, potrebbe derivare dal satura lanx, ovvero da un piatto misto di primizie offerto agli dei. Poi nel linguaggio comune la satira, tratto distintivo della stand up comedy, ha indicato in generale un atteggiamento comico brillante verso temi caldi.

Il primo grande autore di satire è però Lucilio. Il suo intento polemico è al contrario molto acceso e visibile. Innanzitutto si evince dalla scelta del metro, l’esametro, che sarebbe quello tipico dell’epica, qui invece è usato per rendere parodisticamente tali situazioni. L’esempio lampante è la parodia del concilio degli dei presente nel Primo Libro delle Saturae, ma troviamo parodie anche del tema del viaggio, del banchetto (a cui si riferirà Petronio per la famosa Cena di Trimalchione nel Satyricon), ma anche la critica della società.

Sono tutti aspetti che sicuramente ritroviamo anche nei monologhi comici e nella stand up di oggi. Basti pensare che Lucilio contesta l’eccesso di lusso e la perdita dell’impegno civile, in quanto ormai si partecipa alla vita politica per interessi personali, cosa che ci suona senz’altro familiare. Degno erede di Lucilio è Orazio, che riprende l’uso dell’esametro, ma si distacca dal maestro per i toni. Lucilio è di gran lunga più aggressivo, mentre Orazio mantiene un equilibrio tra la forte invettiva e la voglia di insegnare qualcosa a chi legge senza attaccare. Se Lucilio ha piacere di attaccare i vizi, Orazio dopo l’attacco fa una ricerca morale per arrivare a una visione ben precisa, garantita anche dall’uso dell’ironia e della presa in giro. La comicità è un mezzo per trasmettere un insegnamento, come ci accade quando, nel riso, a volte ascoltando un comico impariamo qualcosa.

La satira è una speranza per la società?

C’è però una caratteristica che accomuna Lucilio e Orazio e che si perde nell’innovazione della satira a partire dall’epoca neroniana: la loro è una satira ristretta alla cerchia delle amicizie, che vuole parlare con ogni persona, soprattutto coinvolgendo chi ascolta o legge. Sono Persio e Giovenale i due autori che cambiano invece il modo di fare satira: l’amarezza nei confronti della società è talmente forte da escludere l’ascoltatore e far spazio solamente ad un invettiva e denuncia senza pietà e senza mezzi termini. Manca qui quella comprensione quasi comica che trovavamo in Orazio.

Durante l’Impero di Nerone, cercare di insegnare qualcosa alla società è impossibile, si trova un terreno non fertile, in una realtà che viene dipinta con uno stile macabro e ricco di metafore. Persio si distacca dal mondo attraverso la sua poesia e non crede, in una visione stoica e pessimistica della realtà, di poterlo cambiare. Giovenale d’altra parte è un conservatore che vuole denunciare la mancanza di libertà, tanto che la satira diventa più simile alla tragedia, si adegua alla tragica situazione del mondo e qui l’ironia diviene estremamente amara, in uno stile sublime.

La stand up comedy: fare satira oggi

Alla luce di tutte queste caratteristiche, non è sbagliato ripensare a come agiscono tuttora comici e intrattenitori. Pensiamo alla stand up comedy, forma di intrattenimento in cui il comico è in piedi di fronte agli spettatori. Se abbiamo assistito ad uno spettacolo di Ricky Gervais, Louis C.K. o altri noteremo che le caratteristiche del comico sono assai simili a quelle del Maestro delle Satire, a seconda di quale tipo di monologo predilige. A febbraio 2026, proprio Louis C.K. sarà in Italia per tre date del suo tour, quella del 17 febbraio a Milano ha ancora qualche biglietto disponibile, per toccare con mano la sua genialità.

I riferimenti autobiografici, alla cerchia di amici, alla vita personale per essere d’esempio sono tutte tecniche espressive che ritroviamo. Poi ancora l’idea di demistificare la società attraverso l’umorismo, la critica all’eccessivo lusso, che nella nostra epoca chiamiamo consumismo e l’idea di una politica disonesta. Ricky Gervais contesta, ad esempio, il modo che abbiamo di reagire alle battute, la nostra mancanza di ironia. Louis C.K. mette in evidenza i nostri dilemmi morali e ipocrisie, cercando di analizzare la società.

Non esiste solo la stand up comedy straniera, però: nel teatro di narrazione vediamo qualcosa di simile. Infatti, contro l’ascesa della figura del regista nel XX secolo Gigi Proietti e soprattutto Dario Fo e Franca Rame creano una serie di spettacoli solisti che prediligono sketch brevi proprio come fossero di stand up. I testi di Franca Rame, in particolare, riflettevano sulla condizione della donna in modo crudo, cosa che ovviamente gli autori latini non facevano.

Tutto questo ci ricorda la potenza della risata quando non è vuota, ma insegna, divertendo, a vedere il mondo con una visione nuova.

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