Si aprono nuovi e appassionanti orizzonti nella riproduzione del suono: siamo già abituati ad esserne avvolti nelle sale cinematografiche, fin dall’avvento dei primi sistemi Surround 5.1 (1976), per arrivare sino al Dolby Atmos che ci avvolge col suono a 360°. In cinematografia è uso corrente il missaggio di una colonna sonora (dialoghi-musica-colonna internazionale) multicanale. In musica è diverso: siamo al missaggio stereofonico, alla spazializzazione del suono nella stereofonia, alla favoletta del suono 8D che è semplicemente un giochino, sino al Surround remix di album storici che meritano e che hanno procurato ricavi talmente alti da potersi permettere un remix costoso (due esempi su tutti, “The Dark Side Of The Moon” e “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, versione Immersive).
Surround Sound

Per poter godere del suono immersivo a livello consumer, è evidente che bisogna dotarsi di sistemi di riproduzione adatti, che devono essere configurati correttamente in ambiente casalingo (cosa non facile nelle case dei più), se no è del tutto inutile possedere una fonte sonora multicanale. Per giunta, nell’era della portabilità del suono, dell’accesso alla musica versus il possesso dei supporti, del consumo della musica in streaming attraverso ogni genere di device portatile, la diffusione del suono avviene principalmente con file audio compressi, di scarsa qualità, ascoltati attraverso auricolari e cuffie, la maggior parte delle volte di bassa-media qualità, usati massicciamente dal pubblico.

Pochi giorni fa ho ascoltato John Storyk (Walters Storyk Design Group), uno dei maggiori progettisti di studi di registrazione del mondo, in attività dal 1969 quando disegnò lo studio di Jimi Hendrix a New York (Electric Lady), dire che nell’arco di un anno Immersive Sound (IS) diventerà un fenomeno di mercato molto diffuso. Mi sono detto: se lo dice lui! Poi però mi sono anche chiesto: ma davvero? Possibile?!?

Se fosse veramente così, sarebbe un salto tecnologico nella riproduzione del suono non indifferente. Altro che il passaggio da mono a stereo! Per fare arrivare ai consumatori tutto ciò e rendere il suono immersivo popolare e comune, bisognerebbe avere a disposizione delle cuffie di qualità (non da quattro soldi) capaci di riprodurre il suono a 360° per le nostre orecchie e il nostro cervello. Per fare questo, ci vogliono l’industria della musica e dell’audio che si muovano unite nella stessa direzione, con grandi investimenti e potente comunicazione della meraviglia della riproduzione del suono a 360°. Siccome John Storyk ha provocato queste riflessioni, lo conosco e di lui mi fido, gli ho scritto e gli ho chiesto: “Scusi, lei ci crede veramente nel successo dell’Immersive Sound? Perché io nutro qualche dubbio…”

Sì, ci credo veramente. Il settore in cui l’IS ha avuto più successo è sicuramente nell’industria cinematografica, per alcune ovvie ragioni: perché è un’industria nella quale quasi tutti si sono organizzati e hanno stabilito rapidamente uno standard.
Dal 5.1 i sistemi sono migliorati, si sono evoluti. Oggi nessuno andrebbe in una sala cinematografica ad ascoltare in mono! Neanche la stereofonia sarebbe sufficiente: ti aspetti di essere letteralmente circondato dal suono, nessuno pagherebbe per qualcosa di meno. Nelle riprese di eventi sportivi si è sperimentato molto: se guardi una partita di baseball o di calcio, i suoni devono provenire dal campo di gioco, insieme a quelli dell’ambiente dello stadio. Di nuovo, anche qui è stato abbastanza facile prendere decisioni: lo sport ha fatto un buon lavoro sull’IS. Lo sviluppo logico di questo percorso è portare il suono immersivo nella musica, nei contenuti non-visual. Ci sono state molte false partenze in questo campo: non ci si è mai messi d’accordo su dove si ascolta IS. Quanti cinema ci sono negli USA? Diecimila? Non è stato troppo difficile installare in qualsiasi sala un minimo sistema immersivo. Per la musica, ci sono miliardi di persone che ascoltano con migliaia di sistemi diversi, auricolari, radio, cuffie, ecc., per cui il problema è molto più complicato. Poi c’è un problema di distribuzione: se distribuisci un film in diecimila sale, ci si mette d’accordo su come farcelo arrivare, è un problema semplice da risolvere. Portare il suono immersivo agli utenti musicali è più difficile. Già è difficile configurare bene una diffusione stereo del suono, figurati con 5 o 6 diffusori o più. Aggiungi a questo che con gli mp3 e la compressione dei file audio, il pubblico si è abituato ad ascoltare una qualità del suono sempre peggiore. Troppo complicato! In cima a tutto ciò, ci sono le case discografiche, che pensano di poter vendere in eterno sempre la stessa musica. Alla fine però questo sistema è imploso.

Il suono immersivo è un fenomento iniziato addirittura negli anni Cinquanta, con sperimentatori come Iannis Xenakis, John Cage e altri. Negli ultimi anni ho ascoltato suoni immersivi di discreta qualità attraverso auricolari e cuffie, direttamente dai file audio, senza il bisogno di aggiungere apparecchiature particolari. Sapendo che probabilmente un giorno arriveranno sistemi di tramissione del suono attraverso le ossa del cranio, a quel punto ci sarà la possibilità per miliardi di persone di ascoltare IS. Ci sono i presupposti perché questo accada, senza false partenze. Nello stesso tempo le persone che lavorano nell’audio, che missano suoni, hanno dovuto imparare, hanno sperimentato dove collocare i suoni. Quando ascolti un disco, dove sei? In una sala da concerto, senti il suono e la sala? Sei nel mezzo di una sessione di prova dei Rolling Stones? Sei nella posizione del direttore d’orchestra, oppure seduto nella fila 20? Nell’universo della produzione audio, le cose diventano più complicate, è più difficile mettersi d’accordo, ci sono più opportunità e anche più occasioni di fallimento!

Alcuni esperimenti fatti in passato erano orribili: gente che piazzava suoni dappertutto, per cui si è tornati indietro. Ultimamente ho ascoltato straordinari esempi di remix in IS: Eddie Kramer (tecnico del suono di Hendrix) ha affrontato quello di Electric Ladyland di Jimi Hendrix, adesso vedremo un sacco di remix del cinquantenario per tanti album, abbiamo davanti un decennio pieno di riedizioni di quello che considero il periodo migliore della musica pop e rock. Alcuni di quei gruppi sono ancora in attività e avranno la possibilità di assegnare ai suoni canali diversi e prospettiva sonora. Eddie purtroppo non ha potuto avere Jimi al suo fianco per rimissare: ha dovuto immaginare tutto da solo, cosciente del fatto che Hendrix amava sperimentare, amava la tecnologia. Assisteremo a un’esplosione di materiale, di auricolari, cuffie che permetteranno di ascoltare questi prodotti, vecchi dischi rimissati. Parallelamente, vedremo le case discografiche cercare l’upmix automatico, senza investire denaro in un vero remix, e questo potrà creare un’onda di ritorno molto negativa. Sui dischi di successo sarà più facile reinvestire, ma su tutti gli altri punteranno a ottenere il massimo col minimo.

Questa è solo la mia opinione. Ritengo che l’IS sia principalmente una questione di post-produzione. Ci saranno anche artisti che vorranno registrare in IS, ma io credo che resterà il più delle volte una tecnica di post-produzione, di mastering. Il suono immersivo diventerà una cosa comune, per tutti, sarà la norma, è impossibile che non accada, per due semplici ragioni: è cool ed è la maniera in cui noi ascoltiamo le cose, a 360°. Inoltre credo che l’industria, quella che produce contenuti e quella che produce hardware, ci spingerà a comprare: queste forze si uniranno e non torneremo più indietro. Nell’arco di tre, massimo cinque anni ci meraviglieremo persino di aver fatto questa conversazione! Anche la musica cambierà, ma questo non accadrà a causa del suono immersivo. La stessa cosa è già successa nei film: i 10 migliori film che ho visto negli ultimi mesi durante il lockdown li ho apprezzati anche per il suono immersivo, ma probabilmente sarebbero stati grandi film anche in 5.1 o addirittura in stereo, perché alla fine la grande musica è grande solo perché è grande musica, per sé, non per la tecnologia. Pensa a Hamilton, il film (dall’omonimo musical Premio Pulitzer): c’è una colonna sonora molto varia, due canzoni d’amore, molto rap, ballads, due canzoni divertenti, musica straordinaria, che sarebbe grandissima anche in mono. La grande musica non ha bisogno di grande tecnologia. La grande tecnologia credo abbia più bisogno della musica di quanto la musica ha bisogno di grande tecnologia, l’ho sempre pensato. La musica, alla fin fine, sarà sempre e solo grandi canzoni, composte da grandi autori.