È difficile parlare del silenzio in una società dove chi grida più forte sembra un vincitore. Non siamo più abituati al silenzio, e quando c’è, diventa assordante e abbiamo bisogno di reprimerlo. Mi ricordo che il mio insegnante di chitarra, Alberto Ponce, poteva parlare delle pause dei brani e del silenzio per ore. 

Immaginate il silenzio prima di un concerto, tutta la magia dell’aspettativa che implode in emozione nel momento stesso in cui il musicista, l’orchestra o il gruppo suona la prima nota. Quanto forte e intensa può essere una pausa in un discorso musicale, come una vertigine evocativa che ti invita all’inevitabile caduta, dove ad aspettarti c’è ancora la magia della musica, ma diversa.

Il silenzio è uno dei doni più preziosi che abbiamo nella musica e non solo. Ce lo ricorda John Cage con il suo 4’33’’ pronunciato dall’autore four, thirty-three oppure four minutes, thirty- three seconds, la composizione più famosa e controversa di Cage che influenzò molti musicisti del calibro di John Lennon con il brano Two Minutes Silence, un brano completamente silenzioso. Tanti i grandi artisti che hanno dedicato opere al silenzio come il jazzista Miles Davis con “In a Silent Way”, Brian Eno che lo sfiora continuamente, o il gruppo Tangerine Dream, i massimi rappresentanti della kosmische musik, con l’album Zeit dove si rimane sospesi nel vuoto cosmico. 

Ma veniamo al dunque. Nei mesi del lock down abbiamo vissuto un utilizzo importante dei social e questo sicuramente ci ha dato la possibilità di esprimerci… troppo nella musica. A parte il primo giorno di emozione nel suonare sui balconi di casa in una vicinanza nazionale che è stata positiva anche se stereotipata, a seguire c’è stato un susseguirsi di inquietanti concerti online da camerette, cucine, salotti, ogni giorno. Contemporaneamente la paura, lecita, che il settore fosse in pericolo e non ci fosse da parte del governo l’attenzione che merita. Niente di nuovo, dunque.

Ma se ci fosse stato il silenzio? Lo scrittore Stephen King in un suo recente post ha scritto: “se pensi che gli artisti siano inutili, prova a passare la tua quarantena senza musica, libri, poesie, film e dipinti”. Certamente una provocazione, che mi è piaciuta molto.

Il silenzio della musica, la sua magia, la sua forza, sarebbero state il grido d’allarme più forte mai sentito e molti avrebbero ascoltato il nostro silenzio.