Mia madre continuava a invidiarmi.

“Beata te che lavori”.

Sottotesto:

“tu tuo marito puoi buttarlo dalla finestra quando vuoi, io tuo padre no, perchè non ho soldi miei”.

Ma io mio marito non lo volevo buttare dalla finestra, perchè era l’unico, fra tutti gli uomini che mi avevano abbordata, da quel primo successo in poi, che lo sopportava, il mio successo.

“Mio marito non era competitivo”

Non era competitivo, faceva il tifo per me, vedeva lucidamente tutti i vantaggi di non avere -come suo padre – una moglie da mantenere, mi sosteneva e mi sostituiva nei ruoli femminili se era necessario, non si sentiva sminuito per il fatto di guadagnare meno di me. Anzi, teneva sempre aperto uno spazio per un sentimento poco frequentato dai maschi suoi contemporanei: l’ammirazione.

Mi resi conto quasi subito che mi ero imbattuta in una rarità.
E me lo sono tenuto stretto per i 35 anni seguenti.
Fine della parentesi zuccherina.
E passiamo al presente.

Le donne sono le prime della classe, e lo sanno tutti

Al presente: che le donne sono le prime della classe lo sanno tutti. Il 57,5% dei laureati nei paesi industrializzati è femmina. In Italia ormai anche in ingegneria matematica e informatica la maggioranza delle laureate è donna.

Vogliamo piagnucolare? E’ una attività in cui venivamo considerate eccellenti nel secolo scorso, e che abbiamo fortunatamente abbandonato. Non ci piace più commuoverci sulla discriminazione.

E non siamo disposte a ricevere, come risarcimento per stipendi ancora e sempre più bassi di quelli dei maschi che coprono – spesso peggio – la medesima mansione (mi dicono del 16%), quei bouquet di complimenti che ormai sono moneta corrente.

“Certo che siete più brave, siete donne! Ah voi donne avete una marcia in più. Mia moglie legge almeno sei romanzi al mese io neanche trenta righe, ma si sa, lei è una donna. Ah, la mia ragazza è multitasking: è un piacere veder fare tutto a lei!”

Verrebbe voglia di gridare:

“Sois beau e tais toi!”
Sìì bello, anche eventualmente bruttino, ma taci, ti prego!

I complimenti ci hanno stancate. Vogliamo pietanze più sostanziose

Quasi tutte, con modalità diverse, viviamo per essere amate. La maggior parte di noi, noi donne, vuole essere amata da un uomo, da più uomini, dalle amiche, dai figli dalle sorelle dai fratelli. Una minoranza vuole essere amata da tutti o almeno dal numero più cospicuo possibile di umani ambosessi: sono le donne che perseguono il successo, spesso militarmente, sempre ingenuamente.

Perchè il successo, come sa chiunque ne abbia avuto in sorte una dose, non aiuta a essere amate di più. Anzi. E’ un attributo non richiesto e raramente apprezzato dal maschio umano.

Lo stereotipo della donna desiderata, corteggiata e infine sposata è Cenerentola, l’orfana vessata, la povera e bella, quella che non ha niente di suo se non il fulgore della giovinezza ignorante. L’eroina romantica non ha talento nè soldi, è un foglio bianco su cui il principe disegna il suo romanzo.

Alla maggioranza degli esseri umani di genere maschile non piace essere noti attraverso la notorietà della loro compagna, reagiscono male, sono gelosi, competitivi, irritati. Non vogliono ombra, vogliono primeggiare e che lei li guardi incantata. La donna-di- successo, non di rado, perciò, colleziona dolori privati mentre miete pubblici onori.

Anche l’uomo di successo va pazzo per Cenerentola

Perchè non cerca un uomo che abbia tanto successo quanto lei, in modo da non dovergli rialzare ogni due giorni il tasso di autostima? Perchè anche l’uomo di successo, va pazzo per Cenerentola, accidenti! Cenerentola non ti critica, non ti giudica, non ti sprona, non ti sfotte, infila il suo piedino di vetro nell’apposita scarpetta e prosegue per il castello, grata di essere stata scelta e strappata alla furia delle sorellastre bruttine.

Perciò, quelle di voi che scelgono di perseguire il successo dovranno sostituire il principe azzurro, unico e splendido, con la grigia moltitudine dei sudditi ammiratori.

Ma attenzione: anche i fan presentano qualche rischio. Di recente, la regina della performing art, Marina Abramovic, all’inaugurazione di una retrospettiva sulle sue opere, ha visto avvicinarsi un artista-maschio infinitamente meno famoso di lei, con un suo ritratto in mano, gli è andata incontro con il sorriso della donna di successo di fronte all’ammiratore quando l’ammiratore, le ha spaccato il quadro in testa. Marina si è rifiutata di sporgere denuncia, nonostante lo schock. Ha dichiarato che l’aggressore le faceva pena, mentre lui dichiarava che l’aggressione era in realtà un omaggio alla maestra da un collega del ramo. Anche rompere un quadro in testa alla regina della performing art sarebbe performing art.

L’invidia non c’entra? C’entra eccome, invece.

Da quando, oltre ad un corpo che contiene il dispositivo per produrre esseri umani, si è stabilito che possediamo un cervello di dimensioni ragguardevoli, l’invidia penis è stata soppiantata dall’invidia vaginae.

Attente ragazze, potrebbe aprirsi una stagione faticosa.


Per chi volesse rinfrescare la memoria, ecco qua qualche informazione sul cult movie Cenerentola nel capolavoro di Walt Disney datato 1950.

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