“Quelli che ci salvarono”. Un libro di Jenna Blum sulla salvezza
Jenna Blum ci parla di salvezza raccontandoci la vita di una giovane donna ariana che vive in Germania, a Weimar, durante il Terzo Reich.

Jenna Blum ci parla di salvezza raccontandoci la vita di una giovane donna ariana che vive in Germania, a Weimar, durante il Terzo Reich.

Leggo per la seconda volta questo romanzo doloroso di Jenna Blum sulla salvezza, crudo che ispira compassione e perdono. Premetto che questo è uno di quei libri che dall’inizio ti cattura e sai che ti accompagnerà per molto tempo.
L’autrice racconta la vita di una giovane donna ariana che vive in Germania, a Weimar, durante il Terzo Reich. Leggere narrazioni simili aiuta a comprendere la” storia” attraverso i racconti di chi l’ha vissuta in tutta la sua drammaticità. Mi ha fatto riflettere sul fatto che volte la necessità di sopravvivere e salvare un figlio è più forte del giudizio, della moralità, dei principi.
Leggo spesso libri e vedo documentari sul Terzo Reich perché, al di là degli eventi storici, mi interessa approfondire l’aspetto antropologico, capire cosa successe nella mente delle persone perché si potesse realizzare la più grande delle tragedie.
E ’innegabile che la gente comune sostenne l’olocausto e ne fu complice. Ma come è stato possibile? Se ci poniamo la domanda “chi furono quelli che ci salvarono dal nazismo?“ la risposta per noi è facile.

Ma Anna, nata e cresciuta in quella società, sola con una bambina di sangue ebreo, cosa avrebbe risposto? “Quelli che ci salvarono” è un libro intimo, che ci interroga in ogni momento e alla fine ci suggerisce una la risposta. L’unica.
La narrazione, i personaggi, il periodo storico, la capacità dell’autrice di trasmettere le emozioni attraverso le parole, catturano l’attenzione in ogni momento, senza tregua. È un libro che parla di un periodo storico che rappresenta
“la guerra fra il bene assoluto e il male assoluto, attributi che si trovano molto di rado nella loro forma più pura”.
E’ un continuo rimbalzare fra i giorni nostri e gli anni quaranta, durante il conflitto mondiale.
Racconta di Anna e di sua figlia Trudy e delle scelte difficili che Anna fa per salvare se stessa e sua figlia. Le scelte di Anna non so se possano essere giustificate ma di sicuro, comprese. E il sentimento di comprensione, compassione e umanità che scaturisce dalla lettura è importante: non dobbiamo solo giudicare, essere d’accordo o contrari, condannare o beatificare… ma pensare, riflettere, comprendere, immedesimandosi nei personaggi e nel contesto in cui vivono.
Anna è una ragazzina ariana di 17 anni; nasce nella Germania nazista. E’ orfana di madre, vive con il padre colluso con il potere. Incontra il primo amore della sua vita: un medico ebreo che ha il doppio dei suoi anni ma la capisce nel profondo. Il loro amore è impossibile. La contaminazione razziale è un reato punibile con la morte. Ma la passione è incontrollabile e irrazionale. Del loro amore rimane Trudy, la loro figlia di sangue misto. Il sogno finisce; il medico viene arrestato e sparisce nell’oblio dei campi di prigionia. A nulla valgono i tentativi di Anna di proteggerlo e nasconderlo.
Ora Anna è sola e la sua gravidanza è sempre più evidente e pericolosa. Anche lei è costretta a nascondersi. Trova rifugio dalla fornaia del paese, la figura più protettiva in quel momento. Matildha l’accoglie e la protegge ,senza fare troppe domande.
Dopo poco tempo Anna si accorge che il forno è solo una facciata perché Matildha fa parte della resistenza: porta il pane ai prigionieri e da loro prende informazioni che poi passa alla resistenza. Purtroppo viene scoperta e uccisa. Anna continua, incurante del pericolo, spinta dal pensiero infantile che quel pane arrivi anche al suo amore, detenuto nel campo di lavoro. La situazione diventa sempre più pericolosa perché Anna rischia essere scoperta, ma con coraggio continua.
Un giorno entra nel forno un soldato di alto rango nazista, un Obersturmführer , un tenente delle famigerate SS; non è interessato al pane… ma ad Anna. Lei silenziosamente, con paura e rassegnazione cede alle sue attenzioni. Le visite dell’ Obersturmführer diventano regolar ; inizia una relazione discutibile ma salvifica per Anna e la piccola Trudy.
Lui ha la possibilità di fargli fare una vita “normale”, di farla partecipare alla vita sociale: passano il tempo come una famiglia vera. Lui le regala anche un medaglione in cui conservare una foto che li ritrae tutti e tre insieme, durante una festa. Vivono questi tragici anni insieme, la porta in vacanza e non le fa mai mancare cibo e attenzioni
Anna è consapevole di chi sia lui e di cosa sia capace. Sa che però è in trappola.
Anna condivide con lui una intimità totale… cerca di respingere le sensazioni e di restare fredda ma lui sa farle raggiungere il piacere in ogni modo… il loro rapporto diventa una perversione. Anche se con un senso di colpa estremo, vive questa esperienza sessuale in modo totale e coinvolgente.
Anna nella confusione delle sue emozioni dice a se stessa che “si finisce per amare quelli che ci salvarono”. ma non è amore… è vergogna .
La storia va avanti fino alla fine della guerra, quando l’Obersturmführer le propone di scappare ma ad una condizione inaccettabile per Anna: dovrà abbandonare la figlia. Lei rifiuta categoricamente e lui così le restituisce la sua vita. Anche se rappresenterà tutto il male del mondo, è però quello che in realtà l’ha salvata dalla fame e dalle violenze. Almeno fino a quel momento.
La storia prosegue con l’arrivo di quelli che salvarono noi, gli alleati.
Obbligano Anna e gli altri abitanti di Waimer a recarsi al vicino campo di prigionia di Buchenwald e a dissotterrare i cadaveri. Questa parte del libro è drammatica: una scena apocalittica che si imprimerà nella mente e nel corpo di Anna per sempre .
Come l’Obersturmführer.
In queste tragiche circostanze Anna conosce un soldato americano, un uomo buono e protettivo, che la sposa e la porta con sé in America, nel freddo Winsconsin.
Anna inizia una nuova vita ma da tutti sarà sempre considerata una nazista. Trudy cresce ma dentro di sé penserà per molto tempo di essere figlia del nazista. Anna non parla mai più del suo passato. Ma arriverà nella loro vita, un giorno, un testimone di Waimer che illuminerà il passato e darà le risposte che Trudy sta cercando da sempre.
E’ facile giudicare le scelte di Anna. Ma piuttosto dovremmo domandarci : cosa saremmo state disposta a fare noi per difendere la vita di nostro figlio?
Questa storia mi ha dato l’opportunità di approfondire le tante realtà che hanno vissuto e persone in quel periodo. Le scelte delle persone comuni.
Un approfondimento su questosi può fare vedendo “UOMINI COMUNI: L’OLOCAUSTO DIMENTICATO” un film documentario di Manfred Oldemburg (Netflix).
