Un viaggio tra storie familiari, spunti psicologici e nonni diventati stelle o star, custodi di memorie e protagonisti inattesi del web.

I nonni possono avere mille volti, infiniti sorrisi e innumerevoli aneddoti da raccontare. Ad oggi, non saprei immaginare la vita senza di loro – senza Luigi e Antonietta – i miei nonni materni e migliori amici. Probabilmente, se non li avessi conosciuti, non sarei stata la persona forte, ma fragile che sono attualmente. Non dimenticherò mai le infinite partite a carte con mia nonna e le complicatissime guide con il nonno, che sembravano impossibili. Eppure, la patente l’ho presa grazie a lui.

Il ruolo dei nonni in psicologia e sociologia

A volte, non si ha neanche la fortuna di conoscerli, di viverli, di sentire le loro storie, le loro risate. E ci si sente disorientati, spezzati da una quotidianità mai vissuta. In psicologia, si è osservato che i bambini e i giovani adulti che non hanno mai conosciuto i propri nonni, si ritrovano a provare una tipologia di lutto “assente”, invisibile, astratto. Si inizia a porsi delle domande motivate dalla voglia di rintracciare le proprie origini, da una ‘curiosità identitaria’. Si potrebbe anche provare un senso di nostalgia per situazioni di calore familiare mai vissuti e, in alcuni casi, idealizzazione e tristezza latente. Molti terapeuti familiari osservano che le persone parlano dei nonni mai conosciuti come presenze dalle sembianze di fantasmi: ne sentono l’eco attraverso racconti, fotografie o assenze emotive nella famiglia, immaginando le persone che furono. Questo può anche essere elaborato in modo positivo, diventando fonte di ispirazione o connessione spirituale, sulle quali fare affidamento nei momenti di sconforto.

In sociologia, invece, sempre di più si parla di ‘genealogical bewilderment’, termine nato in ambito psicologico e che denota un sentimento di smarrimento identitario causato dalla mancanza di legami familiari predeterminati, come le conoscenze dei nonni. L’assenza o la sola mancanza di informazioni, può influenzare la costruzione della propria identità e accrescere la sensazione di non far parte di una tradizione familiare condivisa.

Secondo le sociologhe Rosanna Cima e Alessandra Gigli, ai nonni viene affidato anche il compito della trasmissione intergenerazionale, cioè della “costruzione di una memoria familiare dove tutti possano ritrovare le proprie radici, prendere coscienza del legame tra due generazioni”. In particolare, secondo Cima: “La nostalgia occupa il posto delle memorie che invece aiuterebbero i più piccoli a crescere e i più grandi a ricoprire il ruolo autorevole che compete loro. Memorie che vengono trasmesse più spesso dai nonni. Quando ciò non avviene le separazioni agiscono sugli individui, sovente si erigono invisibili ma laceranti smembramenti tra la famiglia e la società, la scuola del paese in cui si abita, le lingue divengono ostili e rappresentano un mondo a sé rispetto al dentro e al fuori”.

L’indagine condotta dalla sociologa Brunella Rallo nel 2021 mostra come “il «sentimento» delle nonne nei confronti della trasmissione culturale si identifica principalmente con il desiderio che i nipoti sviluppino e conservino un legame forte con l’Italia”. Ma non solo. I nonni sono visti come dei veri e propri pilastri dai genitori, soprattutto tra i più giovani: “Nel caso di famiglie in cui entrambi i partner della coppia svolgono un’attività lavorativa, i nonni rendono possibile e sostenibile, soprattutto a milioni di donne, conciliare vita privata e lavoro” e continua: “I nonni svolgono un ruolo anche nell’organizzazione della logistica familiare e sono coinvolti negli aspetti economico-finanziari del ménage delle giovani coppie”.

I nonni nelle nostre vite: le interviste

I nonni sono una presenza costante nel mio percorso di crescita. Mio nonno è stato al mio fianco nelle prime cadute dalla bicicletta, quando si sbucciano le ginocchia ed è stato accanto a me quando ho imparato a guidare. Mia nonna, invece, mi ha insegnato l’amore incondizionato, la resilienza e il potere di una risata dopo il silenzio. Con loro, ho imparato la forza, la resistenza e la perseveranza, l’essere roccia, ma anche goccia, il rispetto e la gratitudine. Mi sono stati accanto nei momenti più duri, ma anche in tutti quelli più belli e io non sarò mai in grado di ringraziarli abbastanza per tutto ciò che hanno fatto, e continuano a fare, per me. I miei nonni hanno condiviso con me alcuni ricordi da nipoti. Nonno Luigi mi ha raccontato di aver conosciuto solo la nonna materna, Rosalinda, di origine spagnola e di quanto gli sarebbe piaciuto conoscere gli altri nonni per mettere in ordine i tasselli della sua vita. La nonna Antonia, ‘Antonietta’ per tutti, mi ha raccontato di aver conosciuto tre dei suoi nonni, con i quali viveva: “I miei nonni erano calzolai e vivevamo tutti insieme… eravamo tanti nipoti. Loro mi hanno insegnato l’impegno, il rispetto e la costanza, soprattutto negli anni Quaranta”.

Ho avuto la possibilità di ascoltare i racconti di nipoti di tutte le età, ma anche esperienze di vita di nipoti, che ora sono nonni a loro volta.

Per prima, Paola mi confida di provare immensa gratitudine nei confronti dei suoi nonni scomparsi rispettivamente tre anni fa e cinque mesi fa: “Sono state le colonne della mia infanzia e adolescenza: mentre i miei genitori lavoravano, loro mi hanno cresciuta amorevolmente ma anche con molte regole! Forse è proprio grazie a questo ultimo aspetto che sono diventata una donna responsabile, con sani principi”. Con commozione, continua affermando “io e mia nonna eravamo come mamma e figlia: a noi bastava uno sguardo per capirci. Il giorno della Festa della Mamma, le regalavo sempre un fiore e lei era felicissima, perché dentro quel piccolo gesto era contenuto un amore immenso che ci legava… l’avevamo soprannominata ‘capitano’ perché era sempre precisa. Mi diceva sempre che ero la sua nipote del cuore e sono convinta che non ci sarà mai nessuna parola che possa spiegare abbastanza l’amore che ci univa e ci unisce ancora”.

Secondo Umberto, “i nonni sono le vere guide, i veri maestri. Riescono a volerti bene più dei genitori, pur non essendo tali. Sono stabili, rocciosi, ne hanno passate tante e, per questo, hanno sempre una via per risolvere i problemi della vita. Io, credo di somigliare al mio nonno paterno per la mia calma anche nelle situazioni più stressanti e al mio nonno materno per la mia giocosità e allegria”.

Maria mi racconta come fosse “sempre una festa rincontrare i nonni, sia quelli vicini, sia quelli lontani. Amavo quei momenti di convivialità, dove stavamo tutti insieme, anche solo per una volta all’anno. Eravamo uniti… come se il tempo non fosse mai passato. I nonni mi hanno insegnato il valore della famiglia unita, di quanto fosse importante esserci, condividere, giocare e ridere insieme. Gli agi, una volta, erano ben diversi da quelli odierni. Si avevano meno possibilità e ciò rendeva più facile l’incontro e il senso di unione. Una delle mie fortune più grandi è stata quella di avere un nonno paterno calabrese che ha vissuto per ben 103 anni!”

Claudia, invece, ha condiviso con me la sua vita con il nonno Angelo: “Per me, è proprio un angelo, di nome e di fatto. È l’unico nonno ad essermi rimasto… forse il fatto di aver perso gli altri tre relativamente presto e quindi di non essermeli potuta godere abbastanza, mi ha fatto apprezzare ancora di più il legame che ho con lui”. Per Claudia, il nonno rappresenta “la forza e la resistenza e, nonostante il carattere sia un po’ duro all’esterno, all’interno ha un cuore d’oro. Mio nonno mi ha insegnato cosa sia il vero amore, sia quello amoroso che quello familiare. Infatti, mi ha cresciuta come se fossi sua figlia, lo considero un po’ come se fosse il mio secondo padre. E adesso son o io a ricambiare il favore perché mi occupo di lui, praticamente a tempo pieno. Pur essendo complesso, il mio amore nei suoi confronti supera ogni cosa quindi mi impegno ogni giorno per garantirgli la miglior assistenza possibile”.

Domenica mi rende partecipe della sua vita, ricordando di aver vissuto appieno tutti e quattro i nonni, con i quali aveva uno splendido rapporto. Soprattutto la nonna materna, che non abitava nel suo stesso paese “trovava sempre il modo di raggiungermi e questo è un bel ricordo che porterò sempre nel mio cuore”.

Stefania, ancora, mi racconta: “Ho sempre vissuto con la nonna Gina, ho sempre viaggiato tanto con lei e mi sono confidata” e continua “mi ha insegnato che la vita è una strada in salita piena di ostacoli, ma con forza, determinazione, coraggio, si va sempre avanti. Mi ha sempre detto che dopo la tempesta, arriva il sereno e con la pazienza, vedremo anche l’arcobaleno. È sempre stata una forza della natura, adesso con le sue due pronipotine, le mie bambine, è ancora più instancabile!

Per Nives, invece, il nonno è stato un punto di riferimento da cui imparare il valore della diplomazia: “Il nonno cercava sempre di trovare la pace, di mettere tutti d’accordo. La nonna, invece, mi ha insegnato tante cose più pratiche. Mi faceva lavare i piatti, nonostante io non fossi molto brava. Mi ha insegnato a cucire, però uscivano fuori degli scarabocchi e ha lasciato perdere però ogni tanto la guardavo era come se entrasse nel suo habitat naturale. Da vera siciliana, non posso dimenticarmi i pomeriggi passati a preparare la granita per il mare e le infinite giornate a raccogliere i pomodori per le conserve di salsa sul terrazzino”.

Dall’esperienza di Elisa pare evidente quanto i nonni siano stati il centro della sua infanzia: “La loro casa per me era un rifugio caldo dove il tempo della nostra infanzia sembra essersi cristallizzato e i profumi continuano ad abitarmi”. Ricorda, poi, i nonni nella loro unicità: “Mia nonna è sempre stata una seconda mamma per noi: premurosa, dolce e accogliente. In lei trovo qualcosa che non ho mai trovato in nessun altro: una capacità di ascolto profonda, autentica. Lei c’è, davvero e quando ti ascolta ti restituisce qualcosa, ti fa sentire che le parole che dici contano. Mio nonno era stato vicesindaco, assessore, un uomo stimato in paese. Mi sentivo fiera di lui, era il mio punto di riferimento e colui che credeva in me come pochi. Forse, è proprio grazie a loro che oggi so cosa significa essere visti da qualcuno che crede incondizionatamente in te”.

Marzia, mediante un sentito racconto, mi ha presentato la sua cara nonna: “lei è stata un pilastro per tutta la mia crescita, presente in ogni momento. Nonna ha iniziato a non stare bene circa 12 anni fa, non è più con noi da 2 anni circa. Penso che spiegare l’Alzheimer sia davvero un’impresa difficile, così come lo è capacitarsi di quello che effettivamente sta succedendo a quella persona che conosci così bene. Mia nonna rideva tanto, tantissimo, rideva e si premurava di far ridere tutti sempre e nei primi anni di malattia ha continuato senza sosta a fare questo: ogni momento di confusione lo dissipava con una battuta e una risata e tutti ridevamo con lei. Anche quando non si ricordava più i nostri nomi, l’obbiettivo suo era sempre rendere leggera la situazione, anche quando era infastidita dai dolori della malattia e le parole non riusciva più a formularle alla fine faceva un sorriso, una smorfia, e noi ci sentivamo più tranquilli. Ci ha insegnato ad amare, a vivere, a ridere sempre. Ci ha insegnato a rialzarci, a combattere e soprattutto ci ha resi una famiglia, nel bene e nel male. È stata la cosa migliore che potesse capitarci”.

Emanuele Ferrari, il nipote d’Italia

Una persona o, meglio, un content creator che ha dimostrato come i nonni possano essere la luce della nostra vita è Emanuele Ferrari. Dal 2014 su Instagram, Emanuele “Emilife” inizia a fare parodie degli stravaganti outfit delle celebrità, riproponendoli in chiave ironica con verdure, materiali di recupero, cd e posate. Le parodie sono sempre state intervallate da simpatiche stories sulla sua vita quotidiana, alle prese con gli studi per la Laurea in Economia e la sua numerosa famiglia. Insomma, la creatività non gli manca, e proprio questa ha portato Emanuele ad un cambio di rotta. Sempre più ricette gustose e semplici, sempre più famiglia e soprattutto nonni presenti. Non solo la sua amata bisnonna Maria, ma un vero e proprio tour in giro per l’Italia nelle case dei nonni dei suoi 600 mila follower. Ferrari ha recentemente aperto un suo canale YouTube, nel quale documenta le sue visite e giornate in compagnia dei nonni. Ricette, risate, calore e commozione sono gli ingredienti che rendono Emanuele uno dei creator più sinceri d’Italia.

Ma anche i nonni sono sempre più social! Non posso non nominare i seguitissimi account di Nonna Luigina Simonotti e Nonno Mario Confalonieri. Social, divertenti e spontanei, riescono a far innamorare moltissimi italiani su Instagram e soprattutto TikTok con la loro semplicità e l’amore sincero per i nipoti. Il rapporto tra nonni e nipoti sui social è sempre più amato perché rappresenta una sorta di ‘carezza virtuale’. Sui social i nonni imparano dai nipoti, ma insegnano l’amore che non passa mai di moda.

Questo rinnovato interesse per il passato si rintraccia anche con iniziative degli utenti sui vari social network. Un esempio può essere il gruppo su FacebookFoto in soffitta”, che invita gli iscritti a pubblicare foto antiche di famiglia, per “fissare il tempo che fugge”.

I nonni e la musica

La figura dei nonni è narrata anche dalla musica. Due sono, in particolare, gli artisti che mi vengono in mente quando si parla di tale rapporto: Ariana Grande e Kim Taehyung dei BTS.

Ariana Grande, artista statunitense di origini italiane, ha mostrato l’immenso amore per la nonna Marjorie Grande durante tutta la sua carriera. In moltissime sue interviste non ha mai celato l’importanza che la nonna ha nella sua vita, tanto da essere presente come featuring in almeno tre dei suoi brani ispirate alla storia d’amore con il nonno: Daydreamin’, Bloodline, e Ordinary Things. Con quest’ultimo brano, Marjorie è diventata la persona più anziana di sempre a entrare nella Hot 100 di Billboard.

Anche Kim Taehyung (V) ha sempre reso pubblico l’affetto nei confronti della nonna, la quale ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita dell’artista sin da bambino. Taehyung ha sempre raccontato di dormire abbracciato a lei, con le matite colorate tra le mani. La scomparsa della nonna avvenuta nel 2016 ha portato alla pubblicazione del brano Winter Bear. Questa canzone, quasi una ninnananna, sembra proprio fare riferimento alle notti passate nel calore familiare, accompagnata da un dolore incolmabile e nostalgico.

I nonni non sono soltanto figure del passato: sono presenze vive, pilastri affettivi e culturali, custodi di valori che attraversano le generazioni. Che li si possa ancora abbracciare o solo ricordare, restano impressi in noi attraverso gesti, parole, insegnamenti. In un mondo che cambia in fretta, i nonni ci insegnano a rallentare, a custodire, a tramandare. E ci ricordano, ogni giorno, che le radici non sono catene, ma mani tese verso il futuro.

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