Se come me avete amato Storie della buonanotte per bambine ribelli, della bestsellerista Francesca Cavallo (ospite al ReWriters fest. di ottobre: iscrizioni gratuite qui), questo è il vostro film. Distribuito sulla piattaforma Netflix a partire dal settembre 2020, è stato visto da 76 milioni di account nelle prime quattro settimane di programmazione, risultando poi il secondo film più visto del 2020 ed il settimo più visto di sempre (settimo anche tra i più cercati su Google in quell’anno). Quindi, direi che la maggior parte di voi lo ha visto o ne ha sentito parlare.

Se è davvero così, anche voi, come me, sarete ansiosə del sequel, annunciato a metà maggio 2021, tramite i social. In ogni caso, sono qui per raccontarvi perchè occorre vedere questo lungometraggio straordinario, soprattutto se si hanno bambini e bambine piccolə (dai 5 in su).

Vera scuola di empowerment femminile, gender equity e gender equality, dunque salutare per chiunque sia ancora under 10, ossia abbastanza malleabile per imparare che la disparità tra maschi e femmine è un vulnus da riparare che riguarda tutte le società in cui ancora oggi viviamo, la pellicola è un adattamento del primo di una serie di romanzi scritti da Nancy SpringerThe Case of the Missing Marquess, che fa parte della serie di gialli per ragazzə, The Enola Holmes Mysteries. Stiamo parlando insomma della sorella di Scherlock Holmes, in caso ne avesse avuta una (guarda ora Enola qui).

Il film è diretto da Harry Bradbeer che, come in Fleabag, fa rompere alla sua protagonista la quarta parete, e racconta di Enola Holmes, quattordicenne straordinariamente intelligente, ribelle e indomita, nonchè sorella minore di Sherlock Holmes (nel film è Henry Cavill, roba da perdere il senno per la bellezza). La storia inizia nel giorno del compleanno di Enola: sua madre (ditemi una più azzeccata di Helena Bonham Carter!) scompare misteriosamente nel nulla. La ragazza si mette da sola a investigare, essendo ancora più dotata del fratello Sherlock, scoprendo pian piano di essere figlia di una rivoluzionaria.

Detta così sembra facile. Ma stiamo parlando di un’epoca, quella Vittoriana, dove le donne non votavano ed erano sotto tutela dei maschi fino al matrimonio (ambientato in una Londra caotica e fremente, alla vigilia del voto sul terzo Reform Act, che potrebbe allargare di molto il suffragio elettorale in Inghilterra, estendendolo anche alle donne): le avventure di Enola sono quindi particolarmente rocambolesche e rischiose, oltre che pericolosamente ribelli.

Straordinaria l’attrice protagonista che amo in modo incondizionato, Millie Bobby Brown, secondo Times tra le cento persone più influenti del mondo nel 2018 (la conoscete per la serie Stranger Things) e la più giovane attrice a ottenere la candidatura agli Screen Actors Guild Award e due al Premio Emmy. Non solo: è anche la più giovane a essere stata nominata ambasciatrice di buona volontà dell’UNICEF.

E allora viva il film, anche se un po’ si ha l’impressione che il messaggio, così tanto dichiarato e reiterato, stia sempre davanti alla storia che lo contiene (verrebbe da dire, citando Monicelli, “scansati e fammi vedere il film); ma non importa, perchè il neo-femminismo che vuole fornire nuovi modelli alle proprie figlie, creando eroine innovative, anticonformiste, autonome, forti e indipendenti senza rinunciare alla propria femminilità, è il benvenuto.

Perfino il romanticismo tradizionale è eleborato ed evoluto, e la storia d’amore tra i protagonisti è potente proprio in quanto tra esseri indipendenti (Amo a te è la base teorica da cui proviene questa nuova poetica delle relazioni eterosessuali, basate non più sul possesso e sul dominio ma sul consenso).

Infine, c’è spazio anche per la giustizia intergenerazionale e le battaglie portate avanti dagli adolescenti di tutto il mondo, primi tra tuttə i Fridays For Future (garanti del Manifesto ReWriters): genitori che si battono per i figlə, eredità valoriali come apici del rapporto tra passato e futuro.

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