Risata di donna, comicità femminista
Comicità al femminile. Ce lo racconta molto bene Luisa Merloni, attrice e autrice di teatro nel suo "Piccolo manuale di comicità femminista".

Comicità al femminile. Ce lo racconta molto bene Luisa Merloni, attrice e autrice di teatro nel suo "Piccolo manuale di comicità femminista".

Per le donne, l’esperienza pubblica e riconosciuta della comicità è un fatto piuttosto recente. Nonostante sia facilmente percepito da tutti come le donne abbiano uno spiccato senso del ridicolo, del comico e dell’ironia, questo talento in realtà è rimasto inespresso per un lungo periodo della storia della società occidentale, tranne rarissime eccezioni. Ce lo racconta molto bene Luisa Merloni, attrice e autrice di teatro nel suo Piccolo manuale di comicità femminista (Einaudi, pp 160, euro 16.50).

Il libro ha la forma di un saggio storico agile e ben raccontato con un piglio che lo avvicina più alla tradizione orale che a quella rigida della saggistica tradizionale. Questo si deve certamente al fatto che chi scrive recita e insegna le tecniche della stand-up comedy che in Italia abbiamo importato dal mondo anglo-sassone per rivederlo e reinterpretarlo secondo le nostre esigenze culturali e i nostri canoni espressivi. Se infatti nella cultura di provenienza puritana grande rilevanza assume l’idea di infrangere un tabù, nel nostro contesto mediterraneo le cose vanno diversamente.
Ma veniamo in modo più diretto al percorso logico e storico di Merloni. Per una prima parte del libro, la sua riflessione si misura con alcuni stereotipi assai antichi e fortemente radicati come quello di Santippe, “moglie rompiscatole” di Socrate. La sua figura, variamente reinterpretata, giunge costante fino a noi con le gag della coppia Raimondo Vianello e Sandra Mondaini e attraversa il cinema, le commedie e altre pieces teatrali. Pur essendo una donna intelligente, Santippe diverte e fa sorridere in quanto riesce a mettere in difficoltà il maschio, il “più forte” della coppia, ma sempre alla fine, con sorniona delicatezza, è emarginata. Curiosa ma non insignificante costatazione: nella vita professionale dei due comici c’è il fatto che Sandra Mondaini non firmò mai i testi delle scene comiche che elaborava insieme al suo partner Raimondo.
Viceversa, vera protagonista di rottura nel panorama nella comicità delle donne del boom economico fu certamente Franca Valeri che, non solo firmò tutti i suoi testi, ma riuscì a interpretare praticamente tutte le figure antropologiche delle donne italiane da nord a sud, di qualsiasi classe sociale, al cinema come in televisione, mettendosi in attento ascolto delle loro caratteristiche salienti con sensibilità e ironia. E le figure di donna nella comicità del periodo sono anche molte altre, una su tutte Monica Vitti significativa per il suo rapporto con la seduzione e la bellezza.
Nel libro poi, vi sono due linee di riflessione che risultano di grande utilità e di sicuro rilievo. Una riguarda i modelli tradizionali, si potrebbe dire gli “archetipi” della comicità: la maschera, il clown e la commedia. La maschera comica dà libertà perché si possono dire cose sconvenienti poiché non sei tu a parlare ma è lei. Il clown invece si muove lontano dalle distinzioni sociali e “gioca tutta la sua forza sull’importanza del fallimento”. Per chi interpreta questa figura è decisivo accedere alle condizioni dell’umiliazione, della vergogna, della cattiveria e della stupidità. Merloni dice testualmente che è necessario “offrire la propria fallibilità”.
Altra cosa invece sono le figure come quella di Totò che aderiscono completamente alla realtà e come nella commedia dell’arte, alla rappresentazione dei conflitti sociali.
All’interno di questo quadro, a fornire un altro filone di riflessione, si collocano alcune figure stereotipiche della comicità femminile. Si è detto di Santippe, ma poi nel libro si parla, anche con tratti generosamente autobiografici, della figura della “madre”. E, più avanti, si rileva come tutto si sia modificato con i mutamenti sociali e culturali circostanti e con l’irrompere nella cultura femminista della psicoanalisi in un rapporto che a volte è stato anche conflittuale.
Le riflessioni sullo storico fenomeno culturale del travestimento carnevalesco si spostano allora sul tema decisamente innovativo della “parodia” per come lo propone Judith Butler con riferimenti espliciti al mondo delle drag queen e al tema della “caricatura del genere”.
In definitiva, nonostante sia un fenomeno recente, ma in forte espansione, quello della comicità delle donne e della comicità femminista occupa un ruolo decisivo nella cultura contemporanea. Maneggia con disinvoltura gli stereotipi. Si misura con il rischio del loro consolidamento per capovolgerli. Assume pertanto un approccio civile e profondamente politico. Infrange tabù, ma è consapevole della necessità di scegliere sempre da che parte collocarsi. Ove possibile, usa tutti mezzi a disposizione (vedi l’esperienza fortunata della TV delle Ragazze su RaiTre), si affida alla spontaneità della stand-up comedy e si fonda su una fortissima consapevolezza sociale secondo la quale “la risata è un suono che invita una comunità a riunirsi, osservarsi e trovarsi ridicoli”.
