Al Museo del Tesoro di San Gennaro inaugura la mostra che riscrive il mito di Mimmo Jodice
La mostra "Il colore di Mimmo Jodice", è aperta fino al 10 gennaio 2027 al Museo del Tesoro di San Gennaro, a Napoli.

La mostra "Il colore di Mimmo Jodice", è aperta fino al 10 gennaio 2027 al Museo del Tesoro di San Gennaro, a Napoli.

Scommettere con la realtà: Mimmo Jodice e la rivoluzione dello stupore. C’è un grande, gigantesco pregiudizio visivo di cui nessuno vuole davvero parlare ad alta voce. Nel circuito dell’arte, il bianco e nero è intoccabile: è elevazione, è autorialità pura, è il timbro solenne dei grandi maestri.

E il colore? Il colore spesso spaventa, viene recepito male, liquidato come puramente didascalico o commerciale. La verità è che abbiamo smesso di preoccuparcene, anestetizzati da un flusso continuo di immagini piatte.
La mostra “Il colore di Mimmo Jodice”, aperta dal 17 maggio 2026 al 10 gennaio 2027 al Museo del Tesoro di San Gennaro, scardina esattamente questo torpore. Questa non è solo la cronaca di un’esposizione curata da Sylvain Bellenger e prodotta da D’Uva srl; è un invito prepotente a fare una scommessa con la realtà. Vi sfida a entrare nei nostri musei con uno sguardo radicalmente diverso, per tornare a meravigliarsi e a stupirsi di fronte a quadri e tele che sono ormai entrati stabilmente nell’immaginario collettivo. Proprio come ha fatto Jodice, che attraverso la ricerca dell’invisibile ha elaborato una visione capace di generare continuo stupore.
Abbiamo incontrato gli organizzatori della mostra tra cui la figlia Barbara Jodice in occasione dell’anteprima stampa il 15 maggio raccogliendo le loro testimonianze.
Mettetevi comodi, e proviamo a disimparare a vedere.

Siamo nel territorio della memoria protetta. È il 1985 quando un progetto intitolato “Un secolo di furore” viene presentato per una breve rassegna al Museo Villa Pignatelli. Subito dopo, il silenzio. Le diapositive scivolano nell’oscurità dei cassetti del Mimmo Jodice Studio.Oggi, oltre quaranta opere d’archivio tornano alla luce grazie a un minuzioso e profondo lavoro di restauro conservativo curato da Barbara Jodice e Marco Spatuzza. Durante l’inaugurazione della mostra, le parole cariche di emozione di Barbara hanno restituito la spina dorsale di questo recupero


Immaginate di trovarvi davanti alle immense, celeberrime e monumentali tele del Seicento napoletano di Caravaggio, Jusepe de Ribera o Artemisia Gentileschi. Opere che avete visto mille volte sui libri di testo, icone cristallizzate. Cosa fa Jodice? Rifiuta la visione d’insieme, la totalità che avvolge e distrae l’osservatore. Compie un’operazione chirurgica di frammentazione. Isola una mano che emerge dall’ombra, la piega tormentata di un tessuto, un dettaglio marginale e apparentemente invisibile. In quel frammento, Jodice trova una bellezza autonoma, una dimensione sospesa che trasfigura l’opera originale. È lui stesso a teorizzare questo scontro frontale con l’evidenza:
«La mia intenzione è quella di mettere in scacco la realtà perché non mi interessa rappresentarla ma trasmettere le mie inquietudini».
Mimmo Jodice
Per riuscirci, Jodice si concede il lusso più grande: il tempo della contemplazione pura, quel sapersi perdere che è l’unica via per far scaturire il miracolo dello stupore.



Per raccontare questa sua attitudine, ricordava una profonda suggestione:
«C’è una frase di Fernando Pessoa che ripeto spesso perché mi rappresenta: «Cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare?». Ecco la mia inclinazione naturale: perdermi a guardare, contemplare, immaginare, cercare visioni oltre la realtà».
Mimmo Jodice

Questa visione che esalta il dettaglio invisibile trova un corpo fisico e un ritmo cinematografico grazie a un allestimento audace ideato da Sylvain Bellenger e progettato da WorkinArt. Le stampe fotografiche a colori non subiscono la piattezza di una parete asettica. In un vibrante passaggio di testimone generazionale, gli studenti del corso di costume dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto la guida di Maddalena Marciano e in collaborazione con Giuseppe Ambrosio, hanno invaso le sale con installazioni di velluti antichizzati e tessuti dipinti site-specific. La fotografia, per sua natura bidimensionale, si scontra con la materia pesante, sensuale e volumetrica del tessuto barocco. È un dialogo vivo, un abbraccio fisico che unisce l’energia della produzione contemporanea di D’Uva srl alla memoria storica del museo.

La ricerca di Jodice ci lancia una sfida aperta. La prossima volta che varcherete la soglia di un museo, non fatelo per spuntare una lista di capolavori famosi. Scommettete con la realtà. Sfidate le tele più celebrate, ignorate l’insieme e cercate il vostro dettaglio nascosto, la vostra personale porzione di invisibile. Continuate a meravigliarvi.
Approfondimenti
Ascolta il nuovo episodio del podcast Caffè Fotografici dedicato a Mimmo Iodice: un viaggio nella fotografia come arte della meraviglia alla ricerca di nuove visioni.
Studenti e fotografi in ascolto nel podcast, l’esercizio di questa settimana si chiama proprio “L’inganno del frammento”. Uscite per strada o entrate in un luogo d’arte; rifiutate il campo largo.
Trovate una scena complessa e, usando rigorosamente il colore, isolate un singolo frammento marginale che nessuno nota. Trasfiguratelo. Fatelo diventare una storia a sé stante.Prendete la macchina fotografica. Rompete l’ovvio. Buona luce a tutti.
Pianifica la visita: Museo del Tesoro di San Gennaro, Via Duomo 149, Napoli. Mostra visitabile tutti i giorni dalle ore 9:30 alle 18:00 (ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura) fino al 10 gennaio 2027.
Biglietti e Itinerari: Informazioni su www.tesorosangennaro.it.
Il colore di Mimmo Jodice (Catalogo ufficiale della mostra, coedito da D’Uva e Paparo Editore), con testi di Sylvain Bellenger, Erri De Luca, Mario Martone e Francesca Ummarino.
Oasi (Dario Cimorelli Editore, 2024), l’ultimo volume che documenta la sua recente ricerca visiva ed espositiva.
Saldamente sulle nuvole (Contrasto, 2023), una confessione autobiografica tesa tra vita e poetica dello sguardo, scritta con Isabella Pedicini.
Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito (Claudio Martini Editore), il testo ideale per comprendere la densità pittorica e il “furore” da cui Jodice ha estrapolato i suoi dettagli.
