Romanticismo dell’esplosione e nostalgie dell’assoluto: l’intensità che distrugge e quella che resta, fino a Tristano e Isotta
Un uomo e una donna, sepolti sotto le macerie, probabilmente mentre confezionavano un ordigno artigianale. Intensità e distanza. ll "Liebestod" da Tristano e Isotta di Richard Wagner.








Cara Barbara,
è il morire per un’idea e, nello stesso tempo, forse, il suicidarsi di un’idea.
Quando ero alle medie ero infiammato dalle storie dei tanti giovani personaggi che hanno fatto il Risorgimento e non solo, tantissime persone che, eroicamente, hanno offerto la loro vita al piano delle idee e dell’azione per il bene di tutti e che, molto probabilmente, si sarebbero riconosciute in Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone.
Ma se pure ora non sono insensibile alle loro vicende e riconosco che grazie a loro e ad altre persone come loro ho potuto vivere una vita privilegiata come condizioni politiche e sociali, credo anch’io che la pratica della non violenza sia quella da perseguire perché l’uso della violenza rende le nostre idee più deboli e meno necessarie, quando già tutto il mondo si regge su violenza e sopraffazione.
La violenza genera violenza e non ha mai fine; tutto può svanire in un attimo e tornare al punto di partenza. Si deve per forza cercare altrove le soluzioni, nonostante che questi sembrino davvero irrealizzabili.
Proprio recentemente ho disegnato l’immagine di copertina di un libro che ripercorre la vicenda di Pietro Acciarito, un anarchico che ha attentato, senza riuscirci, la vita di Umberto I.
Provo tanto affetto per lui, per la sua solitudine, per la sua genuità, per il suo darsi un compito che gli avrebbe poi impedito di essere qualcosa d’altro se non quello che si sarebbe accinto a fare, diventando pure un modello di ispirazione per altri, forse degli stessi Alessandro e Sara.
Vedo pure io un lato romantico in tutto questo, tra l’immensità dell’universo, delle possibilità di scelta, e il limite della persona che si chiama ad essere protagonista, che vorrebbe contare e determinare. Il limite di un’idea, della sua attuazione e del suo esito, anche qualora fosse andata a buon fine.
Essere (incarnare pienamente) un’idea come la sua, ucciderebbe però in me qualcosa che sento di avere dentro di più prezioso: il non volere fino in fondo il male di nessuno, anche quando mi sono trovato a farlo, anche se un giorno potrei trovarmi di fronte al mio carceriere o al mio boia.
Preferisco davvero lasciare agli altri questo ruolo, piuttosto che doverlo fare io e spero di poter rimanere fedele a questo impegno.
Ho letto con interesse e ascoltato con trasporto, ho iniziato a scriverti queste “quattro” righe e poi mi sono perso in telefonate e vocali, allora riscorro tutto riascoltando.
Aspettare ha aiutato a digerire un minimo, mi riagito per l’argomento e la musica crescente, allora mi alzo e volteggio, cala la musica e mi risiedo. Ca-Ca-Cala la musica del tutto.
Una parentesi che non riesco a non aprire
Bombe e Anarchia sono due temi complessi, intrecciati hanno dei trascorsi per cui quasi mi viene da pensare che appena hanno riconosciuto un corpo <> hanno gridato alla bomba (che sembra sia esplosa e che comunque Cospito sta dentro tra i vari motivi per un ordigno esploso davanti ad una caserma dei carabinieri)
Come trovo molto significativo che ci siano stati 90 fermi per persone andate a commemorare con fiori.
Chiudo parentesi con la Purcetta Anarchica de Trilussa, https://poesieromanesche.altervista.org/index.php/poetiscrittori/sonetto/158
che mi ha fatto pensare alla tua romantica che brucia in fretta
L’accostamento tra il periodo attuale e la fine dell ‘800 inizio ‘900 mi sembra forte e tragica, la prima guerra mondiale si ritrovò su un fronte bloccato per anni quando si pensava di concludere tutto con qualche carica di fanteria da mandare al macello, così è in Ucraina dove si muore più per i topi nelle trincee che per i colpi di fucile.
Le armi sono cambiate e le strategie non riescono ora come allora a stare al passo, e mentre la Russia si fa le ossa sul campo di battaglia la guerra diventa sempre più un videogioco,dove si uccide da uno schermo, come iniziava a notare Thomas Moore sull’Afganistan e I WikiLeaks.
Le nuove Armi sono Intellligenti, peccato non come Carmela dei 99 Posse, Lavander segnalava i possibii bersagli all’esercito israeliano,TUTTE le telefonate fatte da Palestinesi nell’ultimo anno sono state tracciate registrate e conservate in un server Microsoft, per permettere poi il programma “where is daddy” insieme a Palantir. TUTTI i reporter che hanno usato droni per testimoniare dall’alto la distruzione del loro paese sono stati colpiti, non ne è sfuggito uno.
E sulle spalle loro che ora l’ICE sa dove andare mirata, che progettiamo difese anti drone , che Nato e USA si stanno preparando alla prossima guerra. Come sull’altro fronte sperimentano il Dome e le difese antimissile.
Nonostante tutto le stategie sembrano sempre allo stesso punto e quella di Trump di sequestrare o assassinare “miratamente” gli altri capi di stato non sembra portare a buoni risultati, ne a Nobel sperati.
Ma in campo insieme all’autoproclamato Re compare un uomo piccino, non lo si nota che è dietro anche al guardialinea, il Regicidia! pena massima nei vecchi diritti penali (che Foucoult descrive con minuzia)
Ci piace immagginargli il volto simile a Gaetano Bresci. Con lui torniamo indietro alla fine del secolo passato nelle guerre Coloniali, dove popolazioni native si trovavano a combattere di fronte alle nuove armi.
Ora che si combattono guerre con un intelligent che fa esplodere simultaneamente tutti i cercapersone della fazione rivale, in un paese che ha represso e fatto chiudere tutte le tipografie Anarchiche oltretutto, bhe questi due in una casa senza soffitto e senza cucina a rimestolare un calderone due secoli in ritardo sul resto del mondo, un mondo che nn vogliono cambiare dall’interno, ma che non accettano per principio e da cui non sono accettati…
E niente, le quattro righe mi sono scappate di mano, mi fermo quà sennò a rileggere correggere e riscrivere rischio che cancello tutto e riparto da zero, invece devo docciarmi e andare a lavoro.
te la invio così
L’audace parallelismo di Barbara Lalle nel suo articolo colpisce al cuore, la violenza è sempre atroce e sempre condannabile. I modi in cui l’uomo riesce ad attuarla sono infiniti e ogni volta rappresentano una coltellata alle viscere dell’umanità. La guerra contemporanea, vissuta in diretta ma allo stesso tempo mediata dalle immagini video, non riesce a produrre quello strazio interiore che un tempo le parole dei racconti innescavano potentemente. Perché le immagini appiattiscono la realtà, siamo anestetizzati da decenni di film, videogiochi, montaggi di video che anche quando mostrano il vero, lo trasformano in qualcosa di finto; un vetro ci separa e protegge dalla verità, che forse non è neanche verità. Ecco perché, al contrario, le parole di Barbara ci fanno sentire la puzza di bruciato della carne, l’esplosione che si porta via due vite che vivevano una passione totalizzante per una visione di mondo diversa dal mondo esistente: pronti a morire forse, ma purtroppo pronti a sacrificare qualcuno, perché un ordigno anche piccolo, può cambiare il destino si chi ci si imbatte. Barbara ci offre della notizia dei due anarchici un’interpretazione che ci sconvolge: la passione politica è un’ idea romantica, perché illumina una vita intera, si traduce in gesti, in azioni, l’ideale si fa carne, anche bruciata. E poi Barbara ci riconduce agli altri sensi: ascoltare la parola ci fa sentire l’odore e il fragore dell’ esplosivo, le mani che toccano il materiale e il sapore della polvere e del sangue in bocca. Guardiamo ormai senza vedere: torniamo quindi alle parole, le immagini sviano a volte, gli altri sensi no, sono materia e l’uomo è corpo. Torniamo a “sentire” le sensazioni, non accontentiamoci di guardare da un vetro. Attraverso la parole torneremo ad indignarci davvero, coinvolgendo tutti i cinque sensi. Da sempre definiamo la violenza “cieca” e non a caso, è la vista la prima a sparire quando il corpo e la mente si accendono. Perciò la violenza sarà di nuovo insopportabile quando la parola tornerà a descriverla come un oltraggio a tutte le parti dell’essere umano.
Poteva essere un film di Pasolini, o Fellini o insomma… m’e’ rimasto in mente a lungo sto fatto che racconti. Le cose che accadono, ma non si vedono più’. grazie a te almeno trovano un piccolo posticino nella memoria collettiva?
Ad majora
Grazie Barbara, scrivi bene e giusto! Hai il dono di esprimere con le parole scritte ciò che viviamo come una contraddizione a volte insanabile. È vero che c’è voglia di “romanticismo” in molti giovani, ma anche negli anziani come me. Si tratta di stare in equilibrio , che in fondo è il gioco della vita! Un abbraccio e auguri di pace.
Pezzo intenso, viscerale, molto colto, che fruga nelle dinamiche politiche e quindi Etiche e “morali” come pochissim* analist* sanno fare.
Si percepisce l’urgenza, umana e antropologica del Senso, nel termine più alto del vivere nel qui e ora.
Romantico è parola che meglio di tutte descrive questa analisi.
Articolo che spiazza e riconcilia con il proprio Sé quando osserva le dinamiche del “sacrificio”, oggi così spesso diluito dalle false importanze.
Complimenti Barbara
Sei stata estremamente coraggiosa. Siamo inondati di commenti stupidi ed estremamente superficiali tipo “Evviva!”, “Due di meno!” spesso dalle stesse persone che fucilerebbero delle persone solo perché straniere e povere oppure appoggiano il genocidio in Palestina. Bisognerebbe invece capire il motivo di tanta disperazione, di tanta voglia di gridare e di essere ascoltati, di tanta frustrazione che possono portare a manifestazioni del genere. Cosa è stato seminato? E’ stato seminato il concetto della “guerra giusta”, della “guerra preventiva” e questi sono i risultati. Se le cose non cambiano ci saranno altri attentati come quello che stavano preparando i due ragazzi che sono morti- non sto dicendo che giustifico il gesto, lo scrivo con tristezza. Come la droga, che è la risposta sbagliata a tanta disperazione. Per arrestare il fenomeno bisogna costruire un futuro migliore.
Ho letto con attenzione il tuo articolo e mi trovo d’accordo su tutti i punti della tua riflessione. Direi che le idee romantiche e novecentesche riaffiorano in un mondo sospeso — il nostro — a metà tra reale e virtuale, dove la contrapposizione tra apocalittici e integrati si gioca su quella sottile linea rossa: una soglia che, una volta oltrepassata, ci conduce dalla resistenza alla resilienza, dall’integrazione alla dissoluzione.
In questo senso, il corpo dell’artista (o dell’artefice) è l’unico medium espressivo capace di squarciare il velo della grande illusione: Maya, in una visione che potremmo definire pasoliniana.
Vivere questi momenti apocalittici di cambiamento e rivelazione dovrebbe spingerci, noi artisti, ad assumerci la responsabilità di essere testimoni consapevoli, capaci di cavalcare la tigre senza domarla.
Spesso la realtà — che non è “il reale” — supera la più fervida immaginazione; ed è proprio quella che, in fondo, bisogna domare per salvare la tigre.
Per quanto riguarda il riferimento musicale al Tristano e Isotta di Wagner, mi hai fatto venire in mente l’inizio del film Melancholia, dove, nella prima scena onirica, il regista Lars von Trier utilizza l’ouverture della suddetta opera per sottolineare un momento epico e carico di pathos. Una scena che, in qualche modo, richiama ciò che descrivi come una dicotomia: da un lato, una tensione corporea sospesa sull’orlo di un abisso esistenziale, in attesa di una catastrofe imminente già annunciata; dall’altro, un’assuefazione a una realtà sempre più mediata e mediatica, per cui il corpo, per non farsi coinvolgere emotivamente nel reale, si trasforma in un avatar virtuale, nel tentativo di sfuggire a se stesso e agli obblighi dovuti alla vita: “Essere o non essere…”.
Ho letto con attenzione il tuo articolo e mi trovo d’accordo su tutti i punti della tua riflessione. Direi che le idee romantiche e novecentesche riaffiorano in un mondo sospeso, il nostro, a metà tra reale e virtuale, dove la contrapposizione tra apocalittici e integrati si gioca su quella sottile linea rossa: una soglia che, una volta oltrepassata, ci porta dalla resistenza alla resilienza, dall’integrazione alla dissoluzione.
In questo senso, il corpo dell’artista (o dell’artefice) è l’unico medium espressivo capace di squarciare il velo della grande illusione: Maya (visione pasoliniana).
Vivere questi momenti apocalittici di cambiamento e rivelazione dovrebbe spingerci, noi artisti, ad assumerci la responsabilità di essere testimoni consapevoli, capaci di cavalcare la tigre senza domarla
Spesso la realtà – che non è “il reale” – supera la più fervida immaginazione; ed è proprio quella che, in fondo, bisogna domare per salvare la tigre.
Per quanto riguarda il riferimento musicale, al Tristano e Isotta di Wagner, mi hai fatto venire in mente l’inizio del film Melancholia, dove nella prima onirica scena, il regista Lars von Trier utilizza l’ouverture di suddetta opera, per sottolineare una scena epica e carica di pathos e che ha a che vedere in qualche modo con quellonche tu descrivi come una dicotomia fra una tensione corporea per l’attesa, sullorlo di un abisso esistenziale, di una catastrofe imminente annunciata e un assuefazione ad una realtà, sempre più mediata e mediatica , per cui il corpo per non farsi coinvolgere emotivamente nel reale, si trasforma in un avatar virtuale per sfuggire a se stesso e agli obblighi diovuti alla vita: ” Essere o non Essere…..”
Sono essenziale come la mia arte e ringraziandoti per la condivisione del tuo sentire ti rinnovo che
“attraversare la complessità e trasformarla” è il nostro compito attraverso (nel nostro caso) l’arte con la quale possiamo creare bellezza, sorprendere e far riflettere.
L’atto rituale della morte come Necessità,….
il concetto è presente in due operette di Mishima IL PAZZO MORIRE e ANCORA INTORNO AL PAZZO MORIRE. Tuttavia siamo in presenza di due dimensioni diverse, perché Mishima era un Anarca e non un Anarchico; tuttavia i due ragazzi uccisi dall’amarezza del caso, nella riflessione di Barbara, incarnano la medesima rivolta contro la modernità e le sue astratte leggi, per cui la morte diventa essa stessa Arte dell’Assolito e nella dissoluzione finale si compie il rituale di sacrificio e di vendetta contro questo tempo infame privo di patos … e quindi lode a Mishima e a Majakovskij e che entrambi ne siano gli spiriti tutelare.
è stupendo; sei acuta profonda e dolcissima..la mia amica di sempre
Saró breve.
Il mio motto è
LESS IS MORE🙏🏻♥️
indi per cui:
Bellissima analisi.
Arguta e sensibile.
Brava.
Riflessione profonda e non scontata…una Lalle, come sempre, intensa e appassionata !!!
Con questo pezzo sei riuscita a dare un nome a un disagio che sto vivendo e non riuscivo a mettere a fuoco. Viviamo in un mondo dove tutto è filtrato, mediato. Tutto è a distanza. Facciamo le guerre con i droni, amiamo attraverso gli schermi, lavoriamo in cloud. Tutto è anestetizzato. E poi leggi una notizia come quella di questi due ragazzi a Roma. Come scrivi chiaramente non è un’apologia della violenza, che resta tragica e sbagliata. È piuttosto lo shock dell’anacronismo. In un’epoca di algoritmi, ci sono ancora persone che mettono “letteralmente” il proprio corpo dentro un’idea. È un romanticismo oscuro e ottocentesco, che disturba perché mette a nudo la nostra di distanza. La nostra vita così sicura, ma a volte così diluita.
Mi ha colpito molto il passaggio su “Tristano e Isotta” di Wagner. L’idea che esista un’intensità che non sa trasformarsi e che, quindi, può solo esplodere o dissolversi. Come si fa a vivere con passione senza distruggersi?
Siamo spesso portati a pensare che per essere veri si debba arrivare al tutto o niente. Però la sfida più difficile, quella meno spettacolare ma più coraggiosa, è forse proprio quella di restare vivi e tenere accesa la fiamma dell’intensità senza lasciare che si trasformi in un incendio che incenerisce noi stessi e gli altri.
Ricercare un assoluto che non sia morte, ma una vita consapevole della complessità, che sappia evolvere senza distruggersi.
Mi fa pensare che, forse, la vera rivoluzione oggi non è l’esplosione, ma la capacità di restare presenti e umani in un mondo che ci vorrebbe solo spettatori distanti.
Cara Barbara , riflessioni profonde e trovo molto suggestivo prendere come metafora questo fatto di cronaca nera , dove la coltivazione della distruzione diventa autodistruzione . Dunque il tema è che l’ideale “romantico” , non importa se morale o amorale come nel caso specifico, ma vissuto intensamente , sia esso ideale amoroso, ideale politico, ideale artistico, ecc. , porta con sé il seme dell’autodistruzione.
E allora la domanda é se sia possibile una via diversa , che consenta la sopravvivenza del “romantico” (l’innamorato, la “pasionaria”, l’artista “sofferente”) : é possibile mantenere intatta l’intensità e la purezza dell’ideale piegandosi e trasformandosi per non doversi spezzare ed autodistruggersi? Un bel problema , almeno per i fortunati (o gli sfortunati?) che hanno una pulsione idealistica .
L’atto rituale della morte come Necessità,….
il concetto è presente in due operette di Mishima IL PAZZO MORIRE e ANCORA INTORNO AL PAZZO MORIRE. Tuttavia siamo in presenza di due dimensioni diverse, perché Mishima era un Anarca e non un Anarchico; tuttavia i due ragazzi uccisi dall’amarezza del caso, nella riflessione di Barbara, incarnano la medesima rivolta contro la modernità e le sue astratte leggi, per cui la morte diventa essa stessa Arte dell’Assolito e nella dissoluzione finale si compie il rituale di sacrificio e di vendetta contro questo tempo infame privo di patos … e quindi lode a Mishima e a Majakovskij e che entrambi ne siano gli spiriti tutelare…