Sesso, stupro e servizio pubblico
Gravissime le affermazioni sullo supro di Concita Borrelli nel corso della trasmissione Porta a Porta, andata in onda giovedì 14 maggio 2026 su Rai1

Gravissime le affermazioni sullo supro di Concita Borrelli nel corso della trasmissione Porta a Porta, andata in onda giovedì 14 maggio 2026 su Rai1

Gravissime le affermazioni sullo supro in tv: Concita Borrelli nel corso della trasmissione Porta a Porta, andata in onda giovedì 14 maggio 2026 su Rai1, ha affermato testualmente che “ognuno di noi sogna lo stupro”. Gravissime, e lo dico da donna, da giornalista, da cittadina, condividendo la posizione della Commissione pari opportunità congiuntamente con l’esecutivo dell’Ordine nazionale dei giornalisti: “Dichiarazioni pericolose e inaccettabili, che banalizzano il tema della violenza sessuale e risultano offensive nei confronti di tutte le vittime di abusi e violenze e più in generale di tutte le donne. La Commissione pari opportunità congiuntamente con l’esecutivo contesta che tali affermazioni trovino spazio nel servizio pubblico radiotelevisivo, che ha il dovere di promuovere rispetto, responsabilità e attenzione su temi tanto delicati. Nel rispetto del codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti la Cpo e l’esecutivo ribadisce che quando si parla di violenza di genere non può esserci alcuna ambiguità“.
A parte il fatto che si tratta di informazioni false, dato che non esiste alcuna evidenza scientifica che tutti fantasticchino uno stupro, la collega, già al centro di polemiche per alcune affermazioni sulle persone gay, sembra non riuscire a distinguere la camera da letto (o il lettino di uno psicanalista) dallo studio televisivo: se, infatti, le fantasie sessuali sono ingiudicabili e oggi anche non diagnosticabili (finchè non vengono portate all’atto), quando espresse in uno studio televisivo non possono non essere considerate per il loro potere mediatico, soprattutto quando si paga per un servizio pubblico come quello della RAI. Il quale ha la funzione, lo ricordo, di garantire un’informazione corretta e promuovere cultura, istruzione e coesione sociale. L’affermazione di Borrelli, soprattutto, rischia di normalizzare la violenza sessuale o far passare l’idea che lo stupro sia qualcosa di universalmente desiderato o, addirittura, di inevitabile.
Raggiungendo milioni di persone contemporaneamente, il potere della tv (come quello dei social) è enorme, a partire dalla capacità di influenzare opinioni, immaginario, comportamenti e cultura. Oltre al potere informativo (decide quali notizie diffondere e come presentarle), politico (può influenzare l’opinione pubblica) e economico (orienta i consumi attraverso la pubblicità), è infatti anche culturale, ossia trasmette valori, modelli di comportamento, mode e stili di vita, e educativo, cioè può insegnare e sensibilizzare su temi sociali. Per questo la televisione, soprattutto il servizio pubblico RAI, deve garantire il rispetto dei cittadini e delle cittadine. Anche quelli che hanno subito uno stupro.
Ciò che ritengo pericolosissimo delle affermazioni di Borrelli, inoltre, è il rischio che, nel segreto delle menti di molte e molti, possa essersi sviluppata empatia, soprattutto per chi condivide le fantasie sessuali della collega. Empatia che può certamente essere un valore, se appunto contestualizzata in un gruppo di psicoterapia, o di amici, o di amanti, ma che, come dicevo, diventa disturbante per il fatto di essersi sviluppata col mezzo televisivo e su un tema delicato e doloroso tanto da essere piaga sociale. Il lavoro che da anni facciamo con questa testata è proprio una riscrittura dei modelli di ruolo usando arte, cultura e comunicazione per fare edutainment e infotainment, e appunto sostenere attivamente la costruzione di un immaginario libero da bias, pregiudizi, stereotipi ma anche capace di tutelarci dalle tante forme di violenza.
Invito la collega a liberare le sue fantasie private e cercare persone con cui condividerle in un contesto consono, senza violentare il pubblico televisivo che, al contrario, va appunto educato, informato e formato al rispetto, oltre ad esigere una informazione corretta e veritiera. Può trovare certamente occasioni di confronto:
Concludo, unendomi a Una Nessuna Centomila: “La violenza sulle donne è un fenomeno di matrice culturale, non smetteremo mai di ripeterlo. Ecco allora che raccontare delle fantasie violente come se fossero innate all’interno della sessualità e non considerarle invece come qualcosa di indotto da una cultura che ha sempre visto le donne sottomesse è un gravissimo passo indietro che si compie nei confronti di quel processo culturale che si sta cercando di portare avanti da secoli“.
