Questo periodo d’isolamento forzato ci ha permesso di dedicare tempo a qualcosa che prima avremmo fatto solo nei pochi momenti liberi e senza prestare alcuna attenzione. Dopo aver utilizzato principalmente una piattaforma social come Facebook, che ormai tutti definiscono “per anziani”, mi son cimentato con TIK TOK, cercando d’ingannare la mia coscienza anagrafica.

TIK TOK è l’app del momento che ha superato come utenti anche Facebook e Instagram; questa app permette di usare tracce audio (parlato o canzoni), caricare video di max 60 secondi con l’aggiunta di una varietà di effetti e fa di noi delle piccole star casalinghe semplicemente reinterpretando: dalle frasi di un attore a quelle di una conduttrice al tormentone del momento.

Cavalcando il cliché del gay, che non aspetta altro che travestirsi e ballare, mi son divertito a reinterpretare Amanda Lear intervistata da Daria Bignardi, Lunetta Savino nella famosa scena di Mine Vaganti, Malgioglio e molti altri; ciò che mi ha colpito son stati i tanti video che ho visto a rotazione di altri utenti. Spesso oggetto delle parodie in questi siparietti sono personaggi femminili o gay “caricaturali”, che sono quindi d’ispirazione sia a donne che a uomini.  Questi ultimi per dare il meglio nell’esibizione si farciscono come delle torte: asciugami come foulard, eccentriche scarpe con tacchi, parrucche economiche e tutto quel che ci si può mettere addosso di appariscente.

In qualche modo, tramite questa app, la voglia di giocare, di trasformarsi, di competere con chi l’ha fatto prima di te e forse meglio, spinge l’utente maschio, per definizione biologica, a non fare alcun ragionamento su cliché, stereotipi e su quell’immagine da macho che nel mondo reale ci si trova ancora a dover difendere e ostentare. Un po’ come a carnevale, quando vediamo uomini quotidianamente maschili che si cimentano in giochi di equilibrio su tacchi vertiginosi.  Su Tik Tok possiamo trovare nella peggiore delle ipotesi il tik toker che non prende la cosa sul serio e che usa la voce di una soubrette senza indossare nulla e nella migliore delle ipotesi troviamo delle varianti di Moira Orfei di cui si rispetta ogni mossa e vezzo.

Tanti i personaggi riproposti dagli utenti: Maria De Filippi, in cui gli uomini sembrano non vedere l’ora di calarsi; Ilary Blasi, che apre il Grande Fratello VIP riproposta da ragazzi con abiti da prima serata, per modo di dire; Malgioglio e le sue battute, interpretato spesso da uomini con turbanti casalinghi che lasciano turbati.

Questi video permettono di aprire una parentesi all’interno dei ruoli di genere, degli orientamenti sessuali, a volte così fin troppo definiti, e forse di disintegrarli, lasciando spazio anche ai più macho/muscolosi, che avremmo definito “insospettabili”, di diventare la bomba sensuale del momento.

Ammetto che mi piace l’idea che video come questi abbiano un’utenza così vasta e variegata, perché in qualche modo, sull’onda del divertimento, della performance perfetta, della leggerezza sempre e ovunque, passa un messaggio d’inclusione e di rispetto a prescindere da cosa si indossi e da come ci si muova. Non troverete mai commenti discriminatori legati a video come quelli citati, se mai complimenti: più sarai riuscito ad eguagliare Beyoncé o madre natura di Ciao Darwin e più verrà riconosciuto il tuo valore.

Interessante il successo dello sfottò del modello maschile proporzionale allo stereotipo da smontare e la minore attenzione verso la donna a prescindere da chi si travesta. Forse a dimostrazione di quanto si sia costruito troppo e male intorno all’uomo e quasi nulla intorno alla donna.

Va ricordato che Tik Tok nasce in Cina dove vige un regime totalitario e c’è una forma di censura che non vale negli altri paesi.  Però se dovessimo ragionare su princìpi e ideali che dovrebbero valere al di là dei confini potremmo dire di essere un buon virus.

È vero, il successo di questa app e la sua varietà di contenuti non dovrebbero stupirci, dove c’è business e profitto non si guarda in faccia a nessuno, tanto meno l’outfit o le movenze; pertanto dovremmo aspettarci di vedere Salvini, sul suo account ufficiale, in parrucca e tacchi a spillo alla ricerca di consenso.