Un giallo tra le statue: Palermo nelle pagine di “La vergogna della fontana”
Tantissimi romanzi hanno raccontato della città di Palermo, uno di questi è il giallo "La vergogna della fontana" di Michele Ardilio.

Tantissimi romanzi hanno raccontato della città di Palermo, uno di questi è il giallo "La vergogna della fontana" di Michele Ardilio.

Le città italiane hanno tutte un loro fascino unico e meritano di essere apprezzate, ma un posto particolare nella mia vita e nella vita di tanti siciliani, e non, è sicuramente occupato dalla meravigliosa Palermo. Una città fatta di luci e ombre, dove alla bellezza di un centro storico enorme e immortale, corredato da teatri, vicoletti e mercati, si oppone purtroppo l’oscurità di inefficienza, talvolta di mistero inquietante.
Ci sono stati tantissimi romanzi che hanno raccontato questa città, uno di questi è appena uscito ed è La vergogna della fontana di Michele Ardilio, dove Palermo è una città pulsante e viva.
Si tratta di un giallo il cui titolo già è un gioco di parole di un meraviglioso luogo palermitano: la fontana di Piazza Pretoria o Piazza della Vergogna, caratterizzata da statue nude. Questa stessa piazza rappresenta una delle contraddizioni della città di Palermo: la costante contrapposizione tra sacro e profano. Piazza Pretoria è situata nel quartiere della Kalsa, in via Maqueda, una delle vie principali. La fontana che la caratterizza è stata ultimata alla fine del 1500 e fu subito soprannominata fontana della Vergogna (e quindi anche la piazza acquisì questo nome) per via della presenza, come detto, di dozzine di statue nude che raffigurano divinità, ninfe e animali fantastici.
Questo nomignolo potrebbe derivare dalla presenza del monastero di clausura dell’ordine dominicano, le cui religiose si sarebbero scandalizzate, oppure ancora dal generale bigottismo di una società all’epoca fortemente cattolica e tradizionalista. Addirittura, tra le statue c’è una donna stremata adagiata accanto a un cavallo, cosa che si lega a una scabrosa leggenda sulla regina di Napoli Giovanna D’Angiò.

Il ritrovamento di un cadavere nudo nella Fontana della Vergogna, nel cuore del centro storico di Palermo, è l’evento centrale del romanzo La vergogna della fontana. Si tratta di un omicidio? Qual è il mistero dietro questo ritrovamento? Come spesso accade nei gialli, a cercare di sciogliere la matassa non sarà la giustizia locale, ma un outsider, un detective “di strada”, di nome Rosalìo Aquila, figura ironica e profondamente siciliana, portatore di quel senso di giustizia istintivo che nessuna burocrazia potrà mai addomesticare.
In questo personaggio si avverte l’eco di grandi maestri del giallo mediterraneo. Impossibile non pensare ad Andrea Camilleri e al suo Montalbano, dove al desiderio di giustizia si unisce sempre un enorme amore per la propria terra, con il forte desiderio di comprenderne la storia e le contraddizioni.
Ci piaciva studiare a Rosalìo, la storia di Palermo e della Sicilia in particolare. Se ne sentiva parte integrante, ma sicuramente nessun libro di storia avrebbe mai riportato qualcosa sulle sue gesta, anche perché di notevole non ne aveva mai combinata una! Come dicevamo, era un belloccio, socievole e curioso. Tirava sempre dritto per la so strata: quando si buttava a capofitto nelle indagini di un delitto non c’era cosa che poteva distrarlo. Forse anche per questo era scapolone. Tempo pi una relazione seria non ce ne aveva, al massimo per una notte con una turista greca o spagnola… giusto per non mancari di rispetto alle sue origini!
La descrizione di Rosalìo
Ma Palermo non è Vigata: è ancora più oscura, è un labirinto di vicoli, piazze, statue, persone, dove alla bellezza si contrappone sempre di più l’orgoglio della ferita da celare.
La scrittura di Ardilio per costruire il ritmo serrato proprio dei gialli si avvale del registro particolare già messo in moto da altri autori, ma da lui personalizzato: il siciliano è presentissimo nel suo romanzo, infatti soprattutto i dialoghi che restituiscono la musicalità del siciliano. Ovviamente, perfino nelle descrizioni c’è una narrazione che ricorda anche altri autori siciliani, per esempio Sciascia, dove si vuole indagare nella semplicità del linguaggio per poi svelare, invece, qualcosa di più complesso.
La vergogna della fontana non è solo un’indagine da seguire con curiosità, ma un viaggio nell’identità siciliana. Come sempre, un viaggio da intraprendere con amore e anche con timore. Grande protagonista e imperdibile più che sfondo o cornice, vero e proprio personaggio è la nuda e struggente bellezza di Palermo. Un invito a visitare questa città oltre che a leggere un giallo accattivante.
