Forse non tutti sanno che la seconda denominazione al mondo per uno spumante metodo classico dopo lo Champagne, è italiana ed è la DOC Trento, esattamente dal 1993. La storia ci racconta che Arminio Valentini è stato il primo spumantista del Trentino. Nel 1899, come certificato da una pubblicità di allora, la Strenna dell’Alto Adige, non era altro che la produzione di uno Champagne prodotto a Calliano. Pensate che questo vino veniva distribuito da Cesare Battisti, un altro italiano conosciuto per la sua storia di patriota. La fama di questo territorio, però, la dobbiamo al mitico Giulio Ferrari, nato 31 anni dopo, che sicuramente grazie alla sua formazione specifica e alle sue intuizioni seppe andare molto, molto più lontano.

Così lontano e così veloce come Francesco Moser, che con la sua bicicletta ha raggiunto traguardi incredibili, per poi tornare tra le valli e i suoi vigneti, e“correre” in su e giù con il trattore. Tutto ha inizio negli anni ’50, con papà Ignazio, che con l’aiuto dei suoi 12 figli, compreso Francesco, coltiva vari appezzamenti nella Val di Cembra. Le prime bottiglie escono intorno agli anni ’70. Chissà se la passione per la bicicletta non sia stata una scappatoia dal lavoro contadino! Fatto sta, che questa casa vinicola situata in un paesaggio pieno di terrazze tra i 400 e i 700 metri e grazie ad un suolo calcareo esposto a sud-est, produce degli spumanti unici per la loro semplice raffinatezza

Durante la carriera Francesco, non ha mai dimenticato le sue origini e insieme al fratello Diego, compra altri pezzi di terra, fino ad arrivare agli attuali 25 ettari. Nel 1988 quando la bici viene appesa al chiodo, torna viticoltore a tempo pieno. Aggiunge alla proprietà anche la dimora di Maso Villa Wahrt, un’antica dimora vescovile del 600, dalla quale si domina Trento. Il Moser 51,151 Brut è un metodo classico, che prende il nome dal record mondiale dell’ora su pista che il campione fece registrare nel 1984 a Città del Messico, percorrendo appunto in un’ora 51 km e 151 metri. Questo primato è rimasto suo per oltre nove anni. I vitigni utilizzati sono Chardonnay e Pinot Nero e provengono da vigne di 15-20 anni. L’ escursione termica di questa zona è fondamentale per donare, soprattutto alle uve bianche, quel grado di acidità giusta, così importante per l’eleganza di questa etichetta. Il vino base riposa in botti di rovere fino alla fine della fermentazione malolattica e la permanenza sui lieviti è di 30 mesi. 

Questa bottiglia è stata premiata con i tre bicchieri del Gambero Rosso, quasi ad aggiungere e sublimare una vita fatta di primati, con fatica e abnegazione. Nel bicchiere ci si trova tutto quello che contraddistingue l’eccellenza: la mela, la pera e la mineralità. Le bollicine fini e persistenti fanno sì che ci si perda con lo sguardo, immaginando che ogni bolla sia una corsa verso il traguardo di un vino che rimanga unico.

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