Una delle conseguenze della pandemia è stato il trasferimento di tutte le occasioni di aggregazione e confronto dal vivo su piattaforme digitali. E tra le varie conseguenze, per la maggior parte negative, di questa migrazione ne sta emergendo una particolarmente nefasta e pericolosa: l’incursione in riunioni, convegni, seminari, e presentazioni on line da parte di presunti hacker che hanno l’intento di sabotare quanto organizzato. Ma non solo.

Il fenomeno, denominato zoombombing, nasce dalle prime incursioni, durante il primo lockdown dello scorso anno, sulla piattaforma zoom che è stata una delle più usate ma anche una delle più vessate dagli attacchi hacker. Oggi purtroppo tutte le piattaforme usate per gli eventi on line sono state prese di mira da questi attacchi vili e offensivi. Ma chi sono le persone, le associazioni, gli enti, le organizzazioni prese di mira? E da chi? 

Questa modalità violenta di protestare è trasversale. Le vittime dello zoombombing sono molteplici: aziende, scuole, università, organizzazioni non governative, enti locali, fino a singole persone come la scrittrice Lia Tagliacozzo che alla presentazione on line del suo libro La generazione del deserto ha subito un vero e proprio raid antisemita ad opera di un gruppo di neonazisti.

Questo fenomeno è in espansione ed è molto pericoloso perché si impone come mezzo di propaganda razzista e fascista, transomofobica e antisemita attraverso le piattaforme streaming, a dichiararlo è la Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio che denuncia anche il fatto che vengono minacciati, in questo modo, anche gli unici spazi di discussione civile e pubblica attualmente a disposizione. 

In particolare finora erano stati disturbati e interrotti incontri dedicati a temi politici e sociali, dibattiti su questioni di genere e identità’ di genere, conferenze antirazziste e antifasciste.

In questo periodo sono state prese di mira anche le scuole che,  a causa delle misure restrittive anti pandemia, si sono dovute affidare alle piattaforme on line per organizzare i consueti open day per presentare la propria offerta formativa a genitori e futuri studenti che devono scegliere la scuola del loro futuro. 

Come proteggersi da questi episodi di violenza spregevole e codarda? Vi invito a leggere il decalogo di Generazioni Connesse, un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (CEF) per promuovere strategie finalizzate a rendere Internet un luogo più sicuro per gli utenti più giovani e per le scuole. Il progetto è stato stilato per insegnanti e formatori ma anche per chiunque si trovi a gestire una videoconferenza.

Purtroppo non è facile individuare gli autori di questi raid on line, ultimamente alla polizia postale arrivano tantissime denunce ma chi compie questi atti vili spesso è molto esperto e organizzato.

Tali attacchi di zoombombing verso la scuola confermano ciò che la pandemia aveva già sollevato: l’interesse della società civile e politica sull’importanza di questa istituzione che è fondamentale per generare e tutelare una società equa, democratica e pluralista. La domanda che sorge spontanea è: Perché e da chi la scuola viene attaccata?

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