Marjane Satrapi se n’è andata a 56 anni. E la notizia della sua morte ha il sapore amaro delle storie che sembrano uscite da uno dei suoi fumetti: una vita attraversata da rivoluzioni, esili, censure, amori e perdite, conclusa poco più di un anno dopo la scomparsa del marito Mattias Ripa, “l’amore della sua vita”. Secondo la sua famiglia, Satrapi è morta di crepacuore.

L’autrice di Persepolis, la voce delle iraniane

Per milioni di persone nel mondo Marjane Satrapi era l’autrice di Persepolis. Per molte donne iraniane era qualcosa di più: una voce. Una delle prime ad aver raccontato dall’interno cosa significasse crescere sotto una rivoluzione che prometteva libertà e consegnava invece controllo, paura e silenzio.

Il Paese diverso dagli stereotipi

Quando Persepolis uscì all’inizio degli anni Duemila, non fu soltanto un successo editoriale. Fu una breccia. Attraverso il bianco e nero dei suoi disegni, Satrapi mostrò al mondo un’Iran diverso dagli stereotipi: fatto di famiglie, sogni, ironia, contraddizioni e soprattutto donne. Donne che pensavano, studiavano, si ribellavano, amavano. Donne che non coincidevano con l’immagine monolitica che l’Occidente aveva imparato ad associare al Paese.

La copertina di “Persepolis” edito da Rizzoli

Il racconto di un’intera generazione

Nata a Teheran nel 1969, in una famiglia progressista e politicamente impegnata, Marjane Satrapi vide da bambina il crollo della monarchia e l’ascesa della Repubblica islamica. A quattordici anni i genitori la mandarono a Vienna per proteggerla da un regime sempre più oppressivo. Fu l’inizio di una vita vissuta tra appartenenza e sradicamento, tra nostalgia e libertà. Tornò in Iran, si sposò, divorziò, poi lasciò definitivamente il Paese per trasferirsi in Francia. Una storia personale che sarebbe diventata il racconto di un’intera generazione.

La fragilità e la paura

Marjane Satrapi aveva un dono raro: trasformare il dolore in immagini semplici e indelebili. Nei suoi libri non cercava mai l’eroismo. Raccontava la fragilità. La paura. Le cadute. La depressione. La sensazione di essere straniera ovunque. E forse proprio per questo migliaia di donne si sono riconosciute in lei.

“Donna, vita, libertà”

Quando nel 2022 il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha infiammato le piazze iraniane dopo la morte di Mahsa Amini, il lavoro di Marjane Satrapi è tornato al centro del dibattito internazionale. Per molte giovani iraniane lei era già da anni una bussola culturale e politica: la prova vivente che si poteva denunciare un sistema senza rinunciare alla complessità, che si poteva essere critiche verso il proprio Paese senza smettere di amarlo.

La morte di Mattias Ripa

La sua forza non era gridare più forte degli altri. Era raccontare. Disegnare. Ricordare. Negli ultimi mesi, però, la sua vita si era fatta più silenziosa. La morte del marito Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, l’aveva colpita profondamente. Gli amici parlano di una donna consumata dal lutto, incapace di trovare un equilibrio dopo quella perdita. E c’è qualcosa di terribilmente umano in questa fine: la donna che aveva saputo raccontare le ferite di un popolo non è riuscita a guarire la propria.

La ragazza con la matita

Resta però l’eredità immensa della sua opera. In un mondo in cui le donne iraniane continuano a pagare un prezzo altissimo per la libertà, Marjane Satrapi ha lasciato loro qualcosa che nessun regime può cancellare: una storia in cui riconoscersi. Perché a volte una rivoluzione non comincia nelle piazze. Comincia da una ragazza che prende una matita e decide di raccontare la verità.

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