Ci sono libri che raccontano la storia e libri che la interrogano. Erano donne di Gioia Costa appartiene a una categoria ancora diversa: quella dei libri che fanno riaffiorare delle voci.

Colette, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Paolina Borghese, Caterina Fieschi Adorno e Giovanna d’Arco. Cinque donne lontanissime nel tempo, nelle esperienze e nel destino. Eppure unite da un tratto comune che l’autrice individua con precisione: il coraggio di accettare quel destino indomabile che si chiama libertà.

Traduttrice, studiosa di teatro, drammaturga e raffinata conoscitrice della scena francese contemporanea, Gioia Costa non affronta queste figure con gli strumenti della biografia tradizionale. Le avvicina invece attraverso la forma del monologo teatrale, lasciando che siano loro stesse a raccontarsi.

«Mi piace dare la voce a queste figure», spiega. «Ascoltarle e raccontare una storia vera. Mi perdo in questi racconti».

L’origine del libro è profondamente teatrale. Costa racconta che tutto nasce dall’esperienza di Esplorazioni, l’associazione culturale da lei fondata, che per anni ha aperto al pubblico luoghi poco conosciuti di Roma raccontandone gli abitanti illustri. Da quelle esperienze è maturata una forma narrativa sospesa tra reading e racconto scenico, capace di trasformare la documentazione storica in presenza viva.

Non è un caso che Betti Pedrazzi, nell’introduzione al volume, insista sul ruolo della voce. Un testo teatrale, osserva, non vive soltanto sulla pagina: prende forma attraverso il respiro, il ritmo, le pause, l’emozione di chi lo interpreta. La parola scritta contiene una vita potenziale che la scena rende concreta.

Questa dimensione attraversa tutto il libro. Le protagoniste non appaiono come monumenti della memoria o figure esemplari da celebrare. Entrano in scena come persone. Parlano. Ricordano. Si contraddicono. Rivendicano.

«Mi chiedevo cosa tenesse insieme donne così diverse», racconta Costa. «Alla fine ho capito che era il loro coraggio. Tutte hanno cercato una strada per uscire dal silenzio storico che per secoli ha circondato le donne».

Il percorso è iniziato da Colette. È stato proprio il monologo dedicato alla grande scrittrice francese a dare origine all’intero progetto editoriale. Una donna che seppe trasformare una condizione di subordinazione in una straordinaria conquista di autonomia personale e artistica.

Ma accanto a lei troviamo figure meno frequentate dall’immaginario contemporaneo.Cristina di Belgiojoso, protagonista del Risorgimento e intellettuale europea. Paolina Borghese , spesso ridotta a icona mondana e qui restituita alla complessità della sua vicenda umana. Caterina da Genova, che trasforma la spiritualità in cura concreta degli altri. Giovanna D’Arco la ragazza che ebbe il coraggio di seguire le proprie visioni fino al sacrificio finale.

Per costruire questi ritratti l’autrice ha lavorato sulle fonti con rigore quasi filologico. Nel caso di Caterina da Genova, ad esempio, ha ricercato a lungo versioni attendibili del Trattato del Purgatorio. Per Giovanna d’Arco si è immersa negli atti del processo, cercando di ascoltare la giovane donna nascosta dietro secoli di interpretazioni e mitizzazioni.

Eppure il risultato non è mai accademico.

La ricerca storica diventa materia drammaturgica. Le fonti si trasformano in voce.

Forse è proprio questo l’aspetto più originale di Erano donne: la scelta di non parlare delle protagoniste, ma di permettere loro di parlare ancora.

In un’epoca che tende a semplificare le figure femminili trasformandole in simboli o slogan, Gioia Costa compie un’operazione diversa. Restituisce complessità. Mostra donne capaci di desiderare, sbagliare, soffrire, scegliere e resistere.

«Le donne fortunate», osserva l’autrice riflettendo sulle epoche più antiche, «si trovavano spesso davanti a un’alternativa: il matrimonio o il convento. E molte chiedevano il convento perché, una volta chiusa quella porta, iniziava la loro libertà».

È una riflessione che attraversa l’intero libro e che arriva fino al presente. Perché la libertà di cui parlano queste pagine non è una condizione acquisita una volta per tutte. È una scelta. Talvolta dolorosa. Sempre impegnativa.

Nel prologo del volume, Costa scrive che queste donne hanno lasciato una traccia che è un invito a seguirle. Forse il significato più profondo di Erano donne sta proprio qui: nella capacità di trasformare la memoria in ascolto.

Non una commemorazione, dunque.

Piuttosto un incontro.

Cinque donne provenienti da secoli diversi tornano a raccontarci che la libertà ha sempre un prezzo, ma che esistono vite capaci di renderlo accettabile. E che, quando una voce riesce finalmente a emergere dal silenzio della storia, continua a parlarci molto più a lungo del proprio tempo.

il libro è in esclusiva a Roma alla Libreria Eli

Info@libreriaeli.it Viale Somalia 50 a  Tel. 0686211712

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