Per suicidio si intende il gesto di natura autolesionista più estremo, attraverso cui una persona procura a sé stessa intenzionalmente la morte. Il suicidio è un problema che riguarda tutt*. Ogni anno più di 727.000 persone muoiono per suicidio, che può avvenire in qualsiasi fase della vita e in ogni luogo del mondo.

Benché sia forte il legame tra il suicidio e i problemi di salute mentale (in particolare a causa di depressione e consumo eccessivo di alcol), molti suicidi avvengono impulsivamente in momenti di crisi. Ulteriori fattori di rischio includono esperienze di perdita, solitudine, discriminazione, conflitti relazionali, problemi finanziari, dolore e malattie croniche, violenza, abusi e conflitti o altre emergenze umanitarie. Lo stigma legato ai problemi di salute mentale e al suicidio, fa sì che molte persone che pensino al suicidio non cerchino aiuto. Suicidi e tentativi di suicidio hanno un effetto a catena che, purtroppo, si ripercuote su famiglie, amici, colleghi, comunità e società.

Édouard Manet, Il suicida, 1877 circa, olio su tela, Al. 38 x La. 46 cm. Fondazione Collezione EG Bührle, Zurigo, Svizzera. Immagine di pubblico dominio. Édouard Manet (Parigi, Francia, 23 Gennaio 1832 – Parigi, Francia, 30 Aprile 1883)

Questo articolo nasce dalla necessità di raccontare una storia che vorremmo non accadesse mai più. Scriverò di Claudio, e per ricordare Claudio, nato il 29 Settembre 2006 alle 11:15. Il nome non è di fantasia, e la traccia che segue, è la sintesi di un fatto realmente accaduto.

La breve storia di Claudio raccontata
da suo padre

Claudio fu un bambino desiderato, atteso e amato sin dalla nascita. Il giorno in cui nacque divenne  speciale poiché la giovane vita venne accolta in famiglia con gioia e gratitudine. Crescendo dimostrò il suo essere timido, gentile ed educato. Nel 2010, all’età di quattro anni, dopo essermi separato da sua madre, continuò comunque a ricevere affetto e attenzioni da entrambi. Rimase a vivere con la mamma e Mirko, suo fratello maggiore. 

L’arrivo al bordo del precipizio

Claudio, tuttavia, sembrò condividere la vita serenamente con gli altri suoi coetanei: a scuola con i compagni di classe, e in parrocchia con gli amici del suo territorio. Al bordo del precipizio arrivò con l’ordinanza del Ministro della salute datata 24 Febbraio 2020; una misura urgente per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da covid-19, la conseguente totale sospensione di tutti i servizi istruttivi, e la costrizione a rimanere nelle proprie abitazioni. Da quel periodo trascorso forzatamente a casa, divenne più triste, più chiuso in sé stesso, più silenzioso e, gradualmente, sempre più lontano da tutt*.

Agostino arrivabene, Studio per il secondo martirio di San Sebastiano, 2011, tecnica mista su carta. Civica Raccolta del Disegno. Chiesa di Santa Giustina, Salò, Brescia, Lombardia, Italia. Pubblicazione dell’immagine autorizzata dall’Autore. https://museodisalo.it/collezioni-arte/

La rivelazione

Trascorso il periodo di reclusione forzata cercai di impegnarmi il più possibile per offrirgli tutto il tempo a mia disposizione creando occasioni che potessero farlo sentire meglio e riuscissero a distrarlo. Tra queste ne rammento una in particolare, che ormai è parte dei ricordi più dolorosi, perché tra i più significativi. Andammo a Verona nel Marzo 2022 dedicando quel giorno a noi, senza nessun’altra presenza, nessun* intrus*, nessuna interferenza, in uno spazio che Claudio ritenne perfetto: l’occasione in cui sentì per la prima volta, di possedere quella giusta dose di coraggio che gli sarebbe servita per rivelarsi attraverso un discorso preciso in cui mi parlò delle differenze tra le persone, mettendo in evidenza che le diversità non fossero solo relative all’aspetto fisico, al carattere o al pensiero di un individuo, ma potessero essere riferibili anche all’orientamento sessuale. 

Fotografia – Giovanni Porcellato

Fu così che per la prima volta Claudio mi rivelò del proprio diverso orientamento con la riservatezza che da sempre lo aveva contraddistinto, svelandosi e confidandosi per esprimermi l’esigenza di voler essere non solo compreso, ma aiutato nel forte disagio e sofferenza dovuti alla percezione di non appartenere al proprio sesso biologico. Si fece forza nel tentativo di riuscire a farmi capire la reclusione in cui si sentiva costretto per non essere quello che tutt* si sarebbero aspettat* e cercando in me, suo padre, la possibilità di un intervento a tutela del suo riconoscersi diverso rispetto all’attribuzione sessuale data alla sua nascita.

Fotografia – Giovanni Porcellato

I giorni che seguirono

Dopo averlo ascoltato con attenzione, da padre mi sentii di rassicurare Claudio con parole amorevoli, affermando che il mio unico interesse fosse che mio figlio, nella vita, mantenesse un comportamento corretto indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

In quello stesso mese Claudio informò del suo stato anche sua madre. Lo fece scrivendole una lunga lettera in cui le rivelò di sentirsi imprigionato in un corpo in cui non si riconosceva; in seguito però, l’acuirsi del disagio, determinò un’ulteriore accelerazione alla chiusura in sé stesso e il conseguente allontanamento da tutto ciò che lo circondava. Dopo la sua rivelazione decidemmo, di comune accordo, dell’indispensabilità di rivolgerci ad un professionista non ritenendo di essere in grado di poter affrontare da soli questa delicata situazione. Ne consultammo diversi ma Claudio via via, uno dopo l’altro, li rifiutò tutt* fino ad opporsi di intraprendere ulteriori percorsi, più o meno brevi. Dichiarò quanto per lui quegli incontri non fossero in grado di aiutarlo ad uscire da uno stato depressivo che percepiva in evidente graduale aumento.

Fotografia – Giovanni Porcellato

L’epilogo

Smise di parlare e non riuscì più a sopportare la presenza di molte persone vicine, una situazione che determinò il suo ricovero al CRA (Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza). Dopo alcune settimane di terapia, e comunque con la possibilità di recarsi in autonomia dal CRA alla scuola, e a casa nel fine settimana, non si ravvisarono segnali di miglioramento; l’équipe medica ci chiese di evitare di parlare della disforia di genere.

Domenica 10 Novembre 2024, a casa, finse di suicidarsi ingerendo numerosi sedativi portati con sé dal CRA, facendo credere di averne assunta una dose maggiore. Ricoverato al pronto soccorso, dopo i necessari accertamenti e una notte trascorsa in osservazione, rientrò in reparto dove venne seriamente redarguito per il suo atto. Nel timore potesse reiterare quel gesto, in quello stesso giorno, l’11 Novembre 2024, venne prima ricoverato al SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) e poi, il 14 Novembre ricondotto al CRA senza più la possibilità né di andare a scuola, né di tornare a casa. Rientrerà a scuola il 19 Novembre 2024.

Martedì 26 Novembre 2024, mio figlio, Claudio uscirà, come le precedenti mattine, dalla Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza per recarsi a scuola con l’autobus. Dopo essere sceso alla solita fermata si diresse verso i più vicini binari della ferrovia per porre fine al suo insostenibile tormento facendosi travolgere da un treno.

Enrica Berselli, Pharmakopita (Dittico), 2024, olio su tavola, Al. 30,4 x La. 100 cm. Misura di ogni pannello. Proprietà dell’Artista. Pubblicazione dell’immagine autorizzata dall’Autrice. https://rewriters.it/enrica-berselli-ad-anversa-una-raccolta-antologica-testimone-dellineguagliabile-linguaggio-simbolico-dellartista-modenese/

Gli interrogativi

Le domande dei genitori di Caudio, a distanza di mesi, continuano ad essere sempre le stesse:

Dove abbiamo sbagliato? Che cosa non abbiamo fatto? Che cosa avremmo dovuto o potuto fare? Che cosa è stato fatto dall’équipe medica nei 104 giorni di ricovero? Che cosa avrebbe dovuto o potuto fare l’équipe medica? Adesso che non possiamo fare più nulla, cosa è necessario fare insieme per evitare altre tragedie come questa?

Morpho menelaus didius Male Dos MHNT – Ph. Didier Descouens – Dorsal view of male butterfly which was captured in Peru and is stored in Muséum de Toulouse.

La prevenzione del suicidio costituisce un tema molto delicato e complesso. Azioni di prevenzione sono possibili qualora si riesca ad intervenire sulla sofferenza psicologica dei soggetti in crisi tenendo conto si tratti di un atto risultante da fattori di rischio genetici, biologici, individuali e ambientali. Inoltre, avendo appurato che la malattia psichiatrica non sia l’unico fattore di rischio, le politiche di prevenzione efficaci nei confronti del suicidio, dovranno necessariamente prevedere un approccio multisettoriale; non potranno pertanto essere attuate solo in ambito sanitario ma dovranno considerare potenziali fattori di rischio anche quelli provenienti dal contesto sociale, economico e relazionale dell’individuo resi ancor più efficaci se implementati sulla base dell’individuazione di altri fattori attinti a livello locale, e potenziando interventi mirati anche nelle comunità.

La definizione di disturbo dell’identità di genere

La definizione di disturbo dell’identità di genere, o transessualismo, è presente nel DSM-5-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. L’American Psychiatric Association (APA) con 38.000 aderenti, è la più grande organizzazione di psichiatria del mondo. Il Group for the Advancement of Psychiatry, sezione dell’APA, si dedica alla formazione del pensiero psichiatrico attraverso la pratica clinica nell’ambito della salute mentale. Nel testo, edito in Italia da Raffaello Cortina Editore, si legge:

«una marcata incongruenza tra l’identità di genere di un individuo e il sesso assegnato alla nascita, che genera un disagio o un’angoscia clinicamente significativa.»

A che punto siamo con la ricerca?

Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riporta che la popolazione transgender in Italia, come nella maggior parte del mondo, è tuttora marginalizzata rispetto alle politiche sanitarie con la difficoltà di accedere non solo all’assistenza sanitaria di base e specialistica, ma anche ad altre risorse, con conseguenze allarmanti per la salute. E’ necessaria quindi l’attivazione di politiche sanitarie maggiormente inclusive per questa fascia di popolazione, che potranno essere messe in campo non solo provvedendo necessariamente a colmare lacune informative fondamentali, come i dati su quanto numerosa sia effettivamente la popolazione transgender, quale sia lo stato di salute collegato al loro stile di vita e appurando quali siano le patologie croniche prevalenti, ma soprattutto se siano appropriati i trattamenti medici e chirurgici oggi adottati.

Per questo sarà oltremodo necessaria una formazione più specifica degli operatori sanitari con l’inclusione nelle università italiane di corsi dedicati alla salute transgender. L’Istituto Superiore di Sanità in linea con i propri obiettivi e con le raccomandazioni emanate dalle principali istituzioni internazionali (OMS, ONU), a favore di una salute pubblica attenta alle differenze di genere, è impegnato in attività di ricerca, formazione e comunicazione relative alla salute delle persone transgender.

Un nuovo dolore da cui imparare

Il caso di Claudio narra lo stato di una persona che viveva nella sofferenza dichiarata, aveva già parlato, scritto e tentato il suicidio ed era sottoposto ad un intervento specialistico psicoterapeutico e farmacologico in un sicuro ricovero dove poter essere supervisionato dallo staff. Sappiamo non possano essere utilizzati solo i farmaci, ma sia altrettanto fondamentale l’attenzione e la cura dell’operatore sanitario verso il paziente, affinché doni sollievo alla fase più acuta della crisi interiore per attingere alle risorse necessarie ad affrontare, attraverso una psicoterapia, le origini del proprio dolore mentale.

Che cosa si sta facendo a tutela della fragilità transgender?

La proposta di legge in esame: Disposizioni per la prevenzione degli atti di suicidio nonché per l’assistenza psicologica e il sostegno dei sopravvissuti (A.C. 1791), muovendo dall’emergenza sociale legata al “male di vivere”, diffuso in tutte le età ma in modo particolare tra i giovani, la cui sofferenza è tale da portarli spesso a togliersi la vita, detta alcune misure finalizzate da un lato, a prevenire e monitorare il fenomeno degli atti suicidari, dall’altro a sostenere i familiari e gli amici sopravvissuti.

– Camera dei deputati – Servizio Studi – XIX Legislatura – Documentazione per l’esame di Progetti di legge: https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/AS0323.pdf?_1749365707262

– Servizio e prevenzione del suicidio: https://www.prevenireilsuicidio.it/

– Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica 23 – 24 settembre 2025: https://www.prevenireilsuicidio.it/news/convegno-internazionale-di-suicidologia-e-salute-pubblica-2025-istruzioni-per-labstract

Che cosa possiamo fare noi?

Dovremmo sentirci tutt* chiamati a concorrere con i professionisti, le famiglie, per giovare alla collettività nelle modalità relazionali al fine di mobilitare in chi soffre le risorse che promuovano i cambiamenti, che portino a superare i momenti di crisi, in un progetto di supporto più esteso, capillare, globale. Dovremmo essere uniti, a protezione di chi trova la forza di lanciare segnali, a protezione di chi è in fase di miglioramento, poiché il recupero delle energie sufficienti potrebbero portare a compiere le proprie intenzioni, e per proteggere tutte e tutti coloro che possano preoccupare per un segnale diretto o indiretto. Dovremmo essere ancora più uniti, per tutelare dai fattori di rischio e dalle fragilità predisponenti al sottrarsi per sempre al potenziale disumanizzante insito nello stare tra le persone, dalle quali chi soffre desidera fuggire non potendo accettare il rischio del continuo dolore dell’esistenza.

Ringrazio il padre di Claudio, Davide, per avermi raccontato quanto accaduto rendendosi altresì disponibile a collaborare con un progetto nazionale già operativo e fortemente coeso nella divulgazione dell’importanza fondamentale delle psicologhe e degli psicologi della crisi – https://www.clinicacrisi.it/ – perché: «la voce umana può tornare a risuonare nella crisi contribuendo al suo superamento allorché chi aiuta rispettivamente:

“cerca di dimostrarti che si può essere aiutati nella tragedia che si sta vivendo”;

“cerca di dimostrarti che si può essere ascoltati anche quando si è confusi, o non si sa cosa dire di fronte alla crisi che si attraversa”;

“prova a consolarti anche quando sei sprofondato nella depressione e riesci solo a lamentarti”;

“prova a dirti che non scapperà di fronte alle tue urla di dolore e di rabbia e ti incoraggia ad urlare tutto il tuo dolore e tutta la tua rabbia”. (Campione F., Rivivere. L’aiuto psicologico nelle situazioni di crisi, Bologna, CLUEB 2000.)

Al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica di tutto il mondo sull’importanza di prevenire il suicidio, nel 2003 l’Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio (IASP), https://www.iasp.info/ in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha istituito il 10 Settembre la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. https://www.who.int/campaigns/world-suicide-prevention-day

Immagine in evidenza: Fotografia di Giovanni Porcellato.

La pubblicazione di tutte le immagini di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, dove non diversamente indicato, è stata autorizzata direttamente dalle autrici o dagli autori.

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