Credo che sarebbe piaciuto assai a Michela Murgia e vorrei tanto sapere cosa ne pensa Lidia Ravera, regina dell’Age Pride, musa ispiratrice mia e di molte altre donne dai tempi di Porci con le ali, passando per il Comitato Scientifico di questo giornale e del suo Manifesto Etico di Sostenibilità Sociale. Sì, vorrei avere un suo parere su A quattro zampe, il romanzo di Miranda July, artista, autrice, regista piuttosto nota, e anche scrittrice, dato che, come nel recente lavoro di Ravera, anche qui si scardinano stereotipi sull’età delle donne, sulla sessualità over 45 e sulla menopausa.

“A quattro zampe”, un vero caso editoriale in Usa

Un romanzo (tra i 10 migliori libri del 2024 secondo il New York Times, vero caso editoriale in USA) che vuole disturbare e riscrivere l’immaginario sul terzo tempo della vita delle donne, o almeno provarci. La July stessa ha detto che questo libro è per ogni donna che sta invecchiando e che ha dei desideri segreti e delle paure a proposito di questi desideri e si chiede cosa stia succedendo al proprio corpo, al proprio matrimonio e più in generale a tutta se stessa.

Se tra i puritani statunitensi il romanzo è stato accusato di amoralità, molte donne oltreoceano ne hanno invece fatto un manifesto di libertà sessuale. Io l’ho adorato con tutta me stessa, a cominciare dal linguaggio esilarante e spesso crudo, che spiaccica in piena faccia quei pensieri che in genere sono indicibili (anche a se stesse), non necessariamente per vergogna o pudore ma perchè naturalmente filtrati da quel “rene psichico” che si chiama Super Io, funzionalmente adibito allo smistamento di fantasie non propriamente allocabili nel salotto perbenista della mente frontale.

Miranda July

Che sollievo, invece, prendere contatto con il doppiofondo, il retropalco, l’area limbica del cervello dove tutto è pensabile e fantasizzabile, senza giudizio, in un polimorfismo che non necessariamente è perversione ma, appunto, in gran parte pura libertà.

Il libro me lo ha consigliato un caro amico gay che da subito ha abbandonato l’Italia, annusandone l’omofobia fin dai tempi non sospetti, un uomo dalla mascolinità non tossica, primo insieme a pochi a rifiutare patriarcato, sessismo e eteronormatività, amico delle donne e raro ascoltatore (spero legga questa recensione!): io, donna, bisessuale, sposata, con prole, poliamorosa, classe 1972.

La storia

E infatti, la storia ha una protagonista con caratteristiche e condizioni simili alla mia, soprattutto per il timore di sentirsi alla fine della propria carriera erotica: la protagonista decide di andare a New York da Los Angeles in macchina anziché in aereo, così da attraversare tutti gli Stati Uniti e avere qualcosa da raccontare di questo classico viaggio in macchina. Tuttavia appena fuori Los Angeles, si ferma ad una stazione di servizio ed incrocia lo sguardo di un ragazzo che le lava il vetro dell’auto e da lì il viaggio prende completamente un’altra piega.

Tra eros, fantasie sessuali, masturbazione, sesso etero e lesbico, la domanda del libro è la sua musica costante: che cosa accade tra perimenopausa e menopausa? Cosa accade al corpo, al cervello, nelle relazioni, nel letto, nel matrimonio, nel maternage? Come cambiano i pensieri, le fantasie, le interazioni, la postura esistenziale, i desideri, oltre a ormoni, ossa, sonno, pelle e vagina?

Un libro che ci fa girare vorticosamente le pagine per il ritmo incalzante, la trama avvincente e l’ironia dell’autrice, che ci strappa spesso sonore risate nei momenti meno prevedibili. Un viaggio nelle profondità della verità delle donne, poco raccontata e sempre addolcita o ingentilita per garantirne la digeribilità, che qui invece emerge fieramente scandalosa, sboccata, indecente, irriverente e fuori luogo. Se in Italia il libro non è diventato un caso come in USA, credo che sia perchè il tema della menopausa sia ancora fortemente stigmatizzato e non c’è abbastanza immaginario per figurarsi una donna oltre i 45 anni, benestante, con una bella famiglia, libera di fare quello che vuole, ribellandosi ai canoni che si richiedono a quell’età e soprattutto alle donne.

Concordo con la scrittrice Chiara Barzini quando definisce questo libro un coming of middle age, un gioco di parole sulla definizione di coming of age, ovvero sul romanzo di formazione, e anche con Lotte Jeffs:

La storia ha fatto scattare qualcosa in me: un’inquietudine, una specie di prurito. Nel libro, la protagonista compie passi drastici: lascia la famiglia, ristruttura in segreto la stanza di un motel e corteggia un giovane ballerino. Se da un lato le scelte sono estreme e le loro conseguenze profonde, dall’altro aprono un portale verso un modo di vivere alternativo. Le azioni disordinate e impulsive della narratrice hanno risuonato a molte lettrici perché descrivono il desiderio, tipico della mezza età, di dare una scossa alle cose, di capovolgere l’ordinario e vedere quali nuove prospettive si possono trovare“.

E allora, tuffiamoci in una narrazione al femminile pronti/e a ficcare il naso non più e non solo nelle iper-rappresentate storie degli uomini con crisi di mezza età (di solito raccontate con particolare fascino e sensualità), ma in quelle di una donna che può essere da stimolo ed esempio per innescare le proprie piccole o grandi rivoluzioni personali.

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