Le donne giocano online, eccome. Investono tempo e denaro per farlo, di più: rivestono un ruolo cruciale nel successo dell’industria dei videogiochi, contribuendo in maniera significativa non solo come giocatrici, ma anche come clienti e creatrici.

Eppure di titoli che le vedono protagoniste ce ne sono ancora troppo pochi (secondo un’indagine di Ipsos Mori del 2021, il numero delle protagoniste donne è salito dal 9% al 20%, ma la spesa che le donne sostengono è aumentata addirittura del 31% in un anno, mentre, quella degli uomini è salita solo del 17%).

Non solo. La discriminazione di genere è ancora un problema di dimensioni importanti, a tal punto che spesso le giocatrici fingono di essere maschi, escludendo il microfono (72%), per evitare insulti, sessismo ed essere trattate come giocatori di serie B.

Lo dimostra anche l’esperimento sociale #VoceAlleGamer, realizzato dall’agenzia creativa Wunderman Thompson con Wind3, che ha appena vinto il Premio di ADC GroupBrand “Purpose Awards” al BC&E Festival 2022: il video (2 milioni di visualizzazioni) mostra l’influencer Tuberanza che gioca nei panni di una donna, sensibilizzando soprattutto i più giovani alla consapevolezza sulla Digital Responsibility, sul fatto cioè che esiste anche un io digitale, e che tutti noi abbiamo diritti, doveri e responsabilità, anche online.

Mirko Pelliccioni, in arte Tuberanza, vera star del web (gestito da in-Sane Management, l’agenzia di numerosi tra i migliori talenti attivi su YouTube, Instagram, Twitch e TikTok), adesso è anche attivista nel contrasto al sessismo: nel video infatti gioca con una voce da donna e vive in prima persona quanto succede quotidianamente alle giocatrici.

Dopo meno di tre ore, decide di lasciare il campo e farsi portabandiera di un messaggio che invita le donne a battersi per poter essere sé stesse online e giocare ad armi pari con gli altri gamer.

Oltre al primo posto ai Brand Purpose Awards, il corto ha vinto anche la categoria Breaking Barriers di YouTube Works, il premio con cui il social, in partnership con ADCI, celebra i talenti che hanno creato le campagne più innovative.

Due le donne protagoniste, Gaia Passerini, Head of Social Media di Wind3, e Cristina D’Anna, creative supervisor diWunderman Thompson:

Il nostro branded content aveva l’obiettivo di sensibilizzare all’inclusione in un mondo particolare come quello del gaming, dimostrando come anche in questo settore esista della discriminazione verso l’universo femminile“.  

Ma andiamo avanti, perchè ancora più ridotta è la percentuale di donne che partecipano a competizioni di gaming (noi tifiamo per Kurolily, all’anagrafe Sara Stefanizzi, veterana dello streaming di videogiochi e stella di Twitch, oltre che capitana del team Fordzilla, la squadra italiana che Ford ha creato per il debutto del gaming e degli esporta).

Un recente sondaggio dell’Osservatorio Italiano ESports, dedicato al gaming competitivo, conferma la discriminazione: per il 44% delle donne intervistate il motivo per cui non partecipano è perchè mancano sponsor che investano su gamer donne.

La questione è dunque pregiudiziale e riguarda l’immaginario patriarcale basato su una mascolinità tossica, pieno di stereotipi sessisti: se le poche protagoniste dei videogiochi sono una sorta di pin-up che combatte in abitini striminziti alla Lara Croft, la donna che ne controlla i movimenti è rappresentata dalle collettività come una timida nerd, o un maschiaccio o una matta borderline.

Sony Interactive Entertainment Italia ha scelto Firenze per l’installazione di una statua temporanea dedicata alla protagonista Aloy

Noi riscrittori e riscrittrici non possiamo a questo punto non imbastire una standing ovation a Sony per aver scelto un personaggio femminile come Aloy, guerriera ed esploratrice impegnata a salvare la Terra, per lanciare Horizon 2 Forbidden West:

Niente mise super sexy a mettere in evidenza vita sottile, seno procace e gambe chilometriche, nessuna protagonista che sembrasse appena uscita da un catalogo di costumi da bagno. L’ambizione era quella di mettere in primo piano la forza, l’intelligenza e anche le fragilità di aloy, il cui aspetto è stato tra l’altro modellato su quello dell’attrice olandese hannah hoekstra“.

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