Si dice sempre che il tempo è adesso. Come stimolo a vivere il presente, a non procrastinare, a porsi obiettivi.
Qualche volta fermarsi fa bene, più del correre seguendo i veloci ritmi moderni.
Nel fermarmi ho trovato un nuovo modo di riscrivere la frase, da il tempo è adesso a il tempo è in noi.

Nell’essere all’interno di me, di te, di ognuno di noi… ci permette di abbracciare passato, presente e futuro. Mi permette di pensare e non solamente di agire; mi permette di ordinare ogni cosa, ogni gesto, ogni emozione con il mio ritmo.

E se il tempo è in noi significa che abbiamo sempre tempo, soprattutto per cambiare, per arricchire il nostro io e fare dono agli altri.

Ed ecco che un papà, Simone Moro, ha il tempo di fermarsi, inaspettatamente, durante il primo lockdown e di condividere con il figlio Jonas la sua cameretta. Ma non sono solo gli spazi ad essere condivisi, anche i cuori iniziano un percorso fatto di domande, risposte, ricerche.
Un percorso che lega tre generazioni e che si completerà poi, durante una lunga camminata in montagna tra padre e figlio.

Father and son hiking in winter mountains.

Così nasce in Simone Moro l’idea di scrivere un libro per ragazzə e non solo, dal titolo: Ad ogni passo – Le storie di montagna e di vita che racconto a mio figlio. Edito da Rizzoli nel novembre 2021.

Sono storie di trenta quarant’anni fa quando lo stesso Simone, calamitato dalle sue vette, andava alla ricerca della sua avventura.
Storie vere con tanta magia ed insegnamenti, emozionanti al punto da sentire e vivere i racconti sulla propria pelle.

copertina libro ad ogni passo

Oggi Simone Moro ci regala una parte del suo tempo, nonostante si trovi attualmente al campo 2 dell’ Everest, rispondendo alle mie domande:

Nel periodo precedente la stesura del libro hai trascorso il primo lock down con tuo figlio Jonas nella sua cameretta. Quanto è stato importante il fermarsi, lo stare insieme, e che cosa ti ha donato Jonas durante le vostre conversazioni?
Ci siamo donati l’un l’altro. Il tempo è l’unica cosa che crediamo di avere ma in realtà non possiamo fermarlo e sapere quanto ne abbiamo a disposizione, dunque lo possiamo solo gestire e riempire il più possibile di vita piuttosto che di intrattenimenti passivi.
Con Jonas abbiamo parlato, giocato, fantasticato, ricercato, sognato e pianificato. Abbiamo fatto cordata nell’apprezzare ogni secondo assieme.

Hai detto che “scrivere un libro è un po come fare una scalata”. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere questo libro in particolare?
Tenere le esperienze, gli insegnamenti e le riflessioni solo per sé è un atto di egoismo, un valore sprecato. Narrare non significa predicare o autoreferenziarsi, ma mettere a libera disposizione una parte del vissuto per aiutare gli altri a raccogliere stimoli o ispirazione per migliorare o apprezzare in modo diverso il proprio presente e futuro.
I miei libri hanno questo obiettivo, provocare una riflessione, stimolare un cambiamento. Nel caso del rapporto padre figlio quello di essere alleato dei sogni dei figli e non despota patriarcale del loro destino.

Nel raccontare della tua infanzia emergono le guide educative e morali della tua vita. In primis tuo padre. Come si può essere, oggi, una guida positiva per i propri figlə? 
Emulando e attualizzando i grandi maestri del passato. Mio padre è stato un grande papà. Da lui ho appreso moltissimo e tra queste cose anche come essere papà io stesso.
Essere un papà di esempio significa essere credibili agli occhi dei figli. Quando si chiede impegno, tenacia, ubbidienza, rispetto delle regole, si deve essere i primi a dimostrarlo tutti i giorni. 

Vedo troppi papà e mamme che danno ordini e chiedono cose che sono i primi a non dimostrare di fare e di sapere. Non c’è bisogno di calci nel sedere ma si deve sapere che se non  si rispettano le regole esiste l’opzione di una tirata di orecchie. Oggi vedo troppi coccoli di mamma che vivono ipertrotetti e iper controllati. Si stanno creando uomini e donne di pastafrolla senza l’autonomia e la capacità di essere protagonisti del proprio futuro. 

Potresti pensare ad un racconto che fa parte del libro e donarne il significato che tu hai trovato in quell’esperienza ed il valore che hai trasferito a Jonas attraverso lo stesso? L’importanza della curiosità, di accettare e riconoscere gli errori.
Il saper fallire e sapere e volere sempre tenere acceso un grande sogno, il sogno della vita che mai è ”impossibile”…

Dico un grazie sincero a Simone Moro e riprendo due concetti che mi hanno colpito.
“Essere un papà di esempio significa essere  credibili agli occhi dei figli”. Trovo questo passaggio molto stimolante per un continuo miglioramento personale.

“L’essere alleati dei sogni dei propri figlə” affinché i genitori siano un trampolino da cui spiccare voli di vite meravigliose, vite da vivere e non solo da guardare!
Questo è l’augurio per le nuove generazioni.

A me resta ancora il tempo per ringraziare chi mi legge e segue il mio blog, dove scrivo, racconto, propongo interviste o pensieri sui bambinə e ragazzə cercando sempre punti di vista differenti.

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