Qualche giorno fa tornando a casa, ho trovato il cane ed i gatti che discutevano animatamente. Mi hanno fatto mettere seduto sul divano e mi hanno dato un foglio in cui mi avevano scritto chi votare alle europee e a chi destinare l’8 e il 2 per mille.! Meno male perché ero indeciso.

Ovviamente non è vero, gli umani non capiscono le lingue degli animali e, soprattutto, non sono così intelligenti da dar loro retta.

Intanto bisognerebbe capire se il Q.I. è un parametro per valutare la coscienza e la consapevolezza. Inoltre la coscienza e la consapevolezza sono dei parametri per decidere il diritto alla vita, al rispetto della sofferenza ed alla giusta felicità? Se venissero gli alieni molto più evoluti di noi, avrebbero verso di noi gli stessi comportamenti che noi riserviamo a maiali, polli bovini ecc….? Visto come noi agiamo perché dar loro torto se i parametri utilizzati per avere i diritti sono quelli di intelligenza, consapevolezza o coscienza?

L’uomo è l’ultimo sopravvissuto del vasto cespuglio di razze, tipologie e sottospecie della specie Homo poi divenuto sapiens (chissà perché chiamarlo così? Mica che tutti sono Aristotele o Margherita Hack!). Siamo rimasti noi solo per ragioni di fitness (In genetica, l’idoneità di un organismo all’ambiente, cioè il suo valore adattativo). Quindi come ci mettiamo? I nostri avi potevano pure essere eliminati perché meno di noi in… ecc…? Mi sembra un discorso pericoloso non trovate?

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Animali e coscienza. Il progresso nella ricerca etologica

Il progresso della ricerca etologica e biologica più in generale ha comunque dimostrato quanto coscienza e consapevolezza siano universali nel mondo vivente. Il 7 luglio 2012, in occasione della Francis Crick Memorial Conference on Consciousness in Human and non-Human Animals, al Churcill College, Università di Cambridge, da Low, Edelman e Koch, un gruppo internazionale di autorevoli scienziati ha firmato la Dichiarazione di Cambridge della Coscienza in cui sostengono l’idea che gli animali sono coscienti e consapevoli nella misura in cui lo sono gli esseri umani.

La lista delle specie a cui si riferiscono comprende mammiferi, uccelli e anche il polpo. La dichiarazione è stata firmata in presenza di Stephen Hawking e include nomi come Christof Koch, David Edelman, Edward Boyden, Philip Low, Irene Pepperberg, e molti altri. E’ stato dichiarato quanto segue: 

“L’assenza di una neocorteccia non sembra precludere ad un organismo di provare stati affettivi. Prove convergenti indicano che gli animali non umani possiedono substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici, di stati di coscienza insieme alla capacità di esibire comportamenti intenzionali. Di conseguenza, le evidenze scientifiche mostrano che gli esseri umani non sono gli unici in possesso dei substrati neurologici che generano coscienza. Anche gli animali non umani, tra cui tutti i mammiferi, gli uccelli, i polpi e molte altre specie, sono in possesso di questi substrati neurologici.” 

È molto interessante notare come nella Dichiarazione sia stata riconosciuta la coscienza in animali molto differenti dall’essere umano, comprese tutte quelle specie che hanno seguito tracce evolutive distanti, come ad esempio gli uccelli e alcuni cefalopodi.

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La Dichiarazione di New York sulla coscienza animale (19 aprile 2024 | Università di New York)

Quali animali hanno la capacità di esperienza cosciente? Sebbene permanga molta incertezza, sono emersi alcuni punti di ampio consenso. In primo luogo, esiste un forte sostegno scientifico per l’attribuzione dell’esperienza cosciente ad altri mammiferi e agli uccelli.

In secondo luogo, l’evidenza empirica indica almeno una possibilità realistica di esperienza cosciente in tutti i vertebrati (compresi rettili, anfibi e pesci) e in molti invertebrati (compresi, come minimo, molluschi cefalopodi , crostacei, decapodi e insetti).

In terzo luogo, quando esiste una possibilità realistica di esperienza cosciente in un animale è irresponsabile ignorare tale possibilità nelle decisioni che riguardano quell’animale. Dovremmo considerare i rischi per il benessere e utilizzare le prove per informare le nostre risposte a questi rischi.

Firmata da numerosi scienziati, filosofi e psicologi di fama internazionale, con numerosissime pubblicazioni nelle più accreditate riviste scientifiche. E’ un documento rivoluzionario volto a sensibilizzare l’opinione pubblica – e di altri studiosi – sul tema dell’esperienza cosciente e soggettiva degli altri organismi viventi che popolano la Terra.

Oggi ci sono sempre più prove che tutti gli appartenenti al mondo animale, quindi non solo i Sapiens, possono sperimentare gioia, dolore, curiosità, lutto e altre emozioni / esperienze che generalmente associamo all’essere umano.

La coscienza non è, quindi, più solo una questione che riguarda gli animali appartenenti alle classi superiori, come mammiferi e uccelli, ma emergono sempre più segnali negli altri vertebrati (anfibi, rettili e pesci) e anche negli invertebrati, in particolar modo crostacei, molluschi e insetti.

“L’evidenza empirica indica almeno una possibilità realistica di esperienza cosciente in tutti i vertebrati (compresi rettili, anfibi e pesci) e in molti invertebrati (compresi, come minimo, molluschi, cefalopodi, crostacei, decapodi e insetti)”, scrivono i firmatari del documento.

Gli scienziati hanno inoltre preso in esame le basi biologiche. La Dichiarazione afferma che

«gli umani non sono gli unici a possedere i substrati neurologici che generano la coscienza»; li hanno anche «gli animali non umani, includendo tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, inclusi i polpi»;

per esempio sanno imparare, usano attrezzi (come gusci di noci di cocco per fare rifugi) e giocano. I ricercatori a favore della coscienza animale sostengono che

“gli uomini hanno lo stesso tipo di funzioni che possiedono altri animali. Sono prove importanti che dicono come, avendo lo stesso cervello, anche se meno complesso, gli animali siano coscienti quanto noi”.

Quindi abbiamo lo stesso tipo di cervello per elaborare segnali e governare comportamenti, anche se evoluto a uno stadio diverso, così come abbiamo gli stessi occhi o gli stessi recettori del dolore. È quella che si chiama continui­tà evolutiva, legata a quanto sosteneva già Charles Darwin: tra animali e uomini la differenza è di quantità, non di qualità.

Anche gli animali hanno diverse personalità

Ci sono le prove per varie specie. Ne parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli, intanto, solo per fare un esempio possiamo citare quanto emerso tra gli studi più recenti: un test dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr ha evidenziato 21 tratti di personalità tra i cebi dai cornetti. In aggiunta, da leggere: Giorgio Vallortigara La mente che scodinzola. Storie di animali e di cervelli, Mondadori  Università 2011.

Ringraziamo il nostro Socio,Gino Viero, per il prezioso e fondamentale contributo dato alla stesura dell’articolo.

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