Alla Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, a Cellatica in provincia di Brescia, www.fondazionezani.com, fino al 5 Maggio 2024, è in programma l’esposizione dal titolo Rosso Impero. Rosso Moda presenterà invece Porfido egiziano dall’antico al Barocco. Porfidi, marmi e pietre scolpite nella Casa Museo Zani. Roberto Capucci tra fuoco e cinabro.

Coppia di vasi baccellati, Roma, metà XVII secolo, porfido rosso, cm 66 x 53 x 37,
Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani.

Un progetto espositivo ideato da Massimiliano Capella, direttore della Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, in cui è presentata una rara selezione di busti, ritratti e manufatti in porfido rosso egiziano che raccoglie opere dal III al XVIII Secolo e nove abiti-scultura realizzati da Roberto Capucci tra gli anni cinquanta (nel 1950 nasce a Roma la maison Roberto Capucci con il primo atelier) fino ad oggi, di cui sei di proprietà di Fondazione Capucci fondazionerobertocapucci.it e tre in prestito dalla Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli Onlus di Roma. www.fondazionesantarelli.it.

Accompagnano l’esposizione tre Cataloghi con testi di Massimiliano Capella, Giovanni Gentili, Cristina Maritano, Paola Santarelli.

Scultore francese, Mortaio con pestello, fine sec. XVIII, porfido rosso egizio, bronzo dorato
h cm 38 il mortaio, cm 21 il pestello,
Roma, Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli inv. n. 358.

Un progetto che, dalle parole di Paola Santarelli, Presidente della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli, è apparso chiaro abbia unito tre fondazioni italiane che si adoperano per – favorire, sostenere e promuovere la ricerca e la divulgazione della storia dell’arte – e che, nelle sale barocche della Casa Museo, hanno proposto due progetti relativi a due grandi passioni per il colore rosso.

Coppia di bruciaprofumi, Francia, tardo XIX secolo, porfido rosso, bronzo dorato, cm 53 x 24 x 24,
Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani.

Il “rosso” come filo conduttore,
marmi e tessuti

Questi tanti rossi, dei marmi antichi e delle creazioni di alta sartoria del Maestro Roberto Capucci, in uno dei luoghi d’eccellenza del collezionismo italiano, possiamo affermare siano stati perfettamente cuciti insieme, composti armonicamente unendo un’arte all’altra con sapienza geometrica e morbidezza avvolgente. Porfido Rosso scolpito e tessuto lavorato che, per singoli abiti o intere collezioni, ha tratto ispirazione anche da elementi dell’architettura trasformando le creazioni in architetture di tessuto che con leggerezza hanno dato luogo ad un dialogo aperto e da abitare avviando ad un ulteriore processo visionario.

Busto loricato con ritratto virile non pertinente, primi decenni del sec. III d.C., porfido rosso egizio il busto, marmo bianco pentelico la testa; piedistallo moderno in porfido verde, h tot. cm 62.
Roma, Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli, inv. n. 158

Giovanni Gentili, nel suo testo in catalogo, narra del prezioso marmo in esposizione partendo dai luoghi della cavatura, il deserto orientale egiziano, seguendone il trasporto, la destinazione e la complessa lavorazione affinché ne comprendiamo i valori simbolici che il porfido assumerà in età imperiale romana e tardo antica; successivamente in età medioevale e rinascimentale fino all’età tardo barocca.

Vaso, Francia, XIX secolo, Porfido rosso, bronzo dorato, cm 48 x 37 x 27,
Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani.

Il percorso espositivo dedicato al marmo più nobile e ricercato dall’antichità classica dell’Ottocento, quel porfido rosso proveniente da lavorazioni dell’antico Egitto, della Roma antica fino al Barocco, pone in relazione le diverse forme dei preziosi oggetti della Collezione Zani con una selezione di opere concesse in prestito dalla Collezione Santarelli; custode della più vasta raccolta al mondo di marmi colorati di epoca imperiale romana tra frammenti architettonici e campionari e visibile in parte fino al al 30 Aprile 2032 a Roma con I colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini a Palazzo Clementino nei Musei Capitolini di Roma.

Manifattura francese (?), Urna con coperchio, ca. 1800-1810,
porfido rosso egizio con toni tendenti al marrone, h tot. cm. 54,
Roma, Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli inv. n. 268

Scrisse Vasari:

Et acciò che più manifestamente apparisca la grandissima difficultà del lavorar delle pietre che son durissime e forti, ragioneremo distintamente ma con brevità, di ciascuna sorte di quelle che maneggiano i nostri artefici. E primieramente del porfido. Questo è una pietra rossa con minutissimi schizzi bianchi, condotta nell’Italia già dall’Egitto, dove comunemente si crede che nel cavarla ella sia più tenera che quando ella è stata fuori della cava alla pioggia al ghiaccio e al sole, perché tutte queste cose la fanno più dura e più difficile a lavorarla. Di questa se ne veggono infinite opere lavorate, parte con gli scarpelli, parte segate, e parte con ruote e con smerigli consumate a poco a poco; come se ne vede in diversi luoghi diversamente più cose, cioè quadri, tondi, et altri pezzi spianati per far pavimenti, e così statue per gli edifici, et ancora grandissimo numero di colonne e picciole e grandi, e fontane con teste di varie maschere intagliate con grandissima diligenza. (Vasari G., Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, et architettori. Cap. I. Delle diverse pietre che servono agl’architetti per gl’ornamenti, e per le statue della scoltura. Giunta, Firenze 1568).

Coppia di vasi con coperchio, Francia, seconda metà XVIII secolo (vasi), XIX secolo (montatura), porfido rosso, bronzo dorato, cm 28 x 16 x 12,5,
Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani.

Dei porfidi, le pietre montate, le pietre figurate, le pietre scolpite, Cristina Maritano, conservatrice di Palazzo Madama a Torino www.palazzomadamatorino.it/it/ per il Lapidario medievale e le Arti decorative, ci informa nel suo testo in catalogo che la consapevolezza delle enormi difficoltà nella lavorazione poste da una roccia durissima è stata da sempre uno dei motivi di ammirazione degli oggetti in porfido; a cui va aggiunto il fatto che fosse diventata una roccia molto rara, a causa dell’abbandono delle cave egiziane nel V Sec, d. C. che determinò il suo reperimento, dal Medioevo in poi, solo da contesti antichi. Questi furono nei secoli i motivi di ogni collezionismo, in qualunque forma, degli oggetti realizzati in porfido.

Scultore romano (?) attivo tra fine sec. XVI – prima metà sec. XVII, Busto di giovane donna “all’antica”, porfido rosso egizio il busto, base modanata in giallo antico, h tot. cm 66, h del solo busto cm 48,
Roma, Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli inv. n. 468.

Inoltre, Cristina Maritano, ci parla del colore di questo marmo – porpora macchiato di bianco – e alla sua straordinaria sovrapposizione di significati o di accostamenti di senso. L’associazione con il prezioso colore porpora, fin dall’antichità è legato al potere imperiale per ritratti e sarcofaghi, in età cristiana è associato oltre all’autorità regia e imperiale anche a quella religiosa ed è citato nel Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri nel Canto IX dal verso 100 al 102, quando Dante giunge alla porta del Purgatorio e vede tre scalini di tre colori diversi, dove il terzo scalino che pesa compatto sugli altri due significa la satisfactio operis: il suo colore rosso vivo simboleggia l’ardore che occorre per formare il proponimento di non peccare più.

Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia,
porfido mi parea, sì fiammeggiante
come sangue che fuor di vena spiccia.”

Roberto Capucci, Nove Gonne (1956), abito-scultura in taffetas di seta rosso,
Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Gli oggetti di porfido egiziano quali vasi, anfore, bruciaprofumi con montatura in bronzo dorato, una pendola a cercle tournant, una coppia di scatole in porfido rosso svedese con bronzo dorato; le pietre montate con differenti materiali; le pietre figurate che presentano ritratti e busti e le pietre scolpite, anch’esse con marmi diversi, in questa speciale occasione hanno assunto, nell’allestimento riformulato, una nuova collocazione che esprima la cura di quell’amore per il bello e valorizza la grande arte della scultura con alcuni leggendari abiti di Roberto Capucci.

Roberto Capucci nell’Atelier di Roma con Esther Williams durante le prove dell’Abito Nove Gonne.
Archivio Farabola

Per Roberto Capucci:

“La moda non è ornamento, è architettura. Non basta che un vestito sia bello, dev’essere costruito come un palazzo poiché come un palazzo esso è la materializzazione di un’idea”.

Lo stilista Roberto Capucci fu uno dei più rivoluzionari protagonisti della moda del Novecento, di quella moda che rendeva le donne sempre eleganti e meravigliose da vertigini, il quale non si è mai preoccupato di dare retta a chi definiva i suoi vestiti troppo difficili e limitandosi a rispondere soltanto ai suoi ammiratori e a quegli amanti dell’arte che avevano perfettamente compreso che, attraverso quel gioco di stoffa e colore, il Maestro sarebbe diventato leggenda.

Con l’abito Nove Gonne, del 1956, la Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani seduce chi guarda sin dall’inizio del percorso di visita, tanto da indurre la sensazione che l’osservazione dei cerchi della lavorazione di quella stoffa eccitante, produca un effetto ipnotico.

In effetti Capucci raccontò che:

L’idea per l’abito Nove gonne mi venne buttando un sasso in uno stagno. Vedendo tutti i cerchi che si creavano nell’acqua ebbi l’ispirazione per la struttura a gonne sovrapposte dell’abito. Strana coincidenza, l’abito creato osservando l’acqua venne acquistato nel 1957 da una donna e attrice famosa per i suoi film girati in acqua.”
(Dal Catalogo: Massimiliano Capella, Rosso Moda, Roberto Capucci tra fuoco e cinabro 2024).

Roberto Capucci, Ventagli (1980), abito-scultura in taffetas sauvage con elementi a ventaglio inseriti nei fianchi della gonna,
Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Oggetti di una tale maestria, quelli in esposizione a Rosso Impero. Rosso Moda, che rasenta la follia: sono incredibilmente scolpiti, lavorati, cuciti. La mescolanza di materiali e la sovrapposizione di significati di quegli straordinari esempi, ci permettono di comprendere che il livello raggiunto nella lavorazione della pietra è altissimo e la creatività artistica di Roberto Capucci, sinergicamente accostata alle opere antiche, ne potenzia la forza espressiva.

Roberto Capucci, Abito scultura (1987), abito-scultura in velluto con bolero a ventagli in taffetas cangiante plissé,
Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Ritengo un bell’azzardo accostare alla costruzione delle architetture in tessuto di Roberto Capucci l’opera di Tommaso di Ser Giovanni di Mòne di Andreuccio Cassài -soprannominato Masaccio. (Castel San Giovanni in Altura, Arezzo, Toscana, 21 Dicembre 1401 – Roma, Giugno 1428).

Masaccio morirà giovane a soli ventisei anni nel 1428 ma, fortunatamente per noi, questi pochi anni di vita gli furono sufficienti per creare per primo un’opera pittorica concepita in larghezza con figure grandiose architettoniche che nello spazio a disposizione delle tavole si espandessero acquisendo volume come potenti nuclei plastici che riassorbano e rendano proporzionale sul proprio asse tutto il resto.

Se la forma architettonica era capace di autosostenersi, di risolvere in sé il conflitto delle forze, di collocarsi al centro di uno spazio e dominarlo: la forma architettonica, era una realtà viva come una persona. Masaccio ricerca delle forme che equivalgano, o almeno possano essere riferite, all’estensione infinita dello spazio aperto che, se è lo spazio vissuto dagli uomini allora dovrà essere lo spazio delle loro emozioni.

Roberto Capucci, Cinabro (1995), architettura in Tessuto in taffetas e taffetas plissé dall’effetto a conchiglia. Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Un’eredità di momenti creativi in cui le emozioni si raccontavano con il mezzo e si suscitavano attraverso la maestria dell’atto tanto che ancora oggi, osservando queste opere del passato per meglio leggerle, per scoprirne i dettagli profondi, per ri-leggerle alla luce di una geniale intuizione espositiva, ci accorgiamo di quanto questa bellezza sia cura dell’anima.

Roberto Capucci, Fuoco (1985), abito-scultura in taffetas sauvage composto da ventagli di plissé.
Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Sono belle, tutte da contemplare, tanto che non vi è differenza tra queste “fiamme di fuoco creativo”; condividono uno spazio che trascina e appaga lo sguardo, lo spirito, con creazioni dal lavoro severo e disciplinato, un impegno infinito che riempia di stupore assoluto, uno stupore che può persino annientare.

Roberto Capucci, Fuoco (1985), abito-scultura in taffetas sauvage composto da ventagli di plissé.
Fondazione Roberto Capucci, Codroipo (UD)

Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani

Aperta al pubblico dal 2020 la Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, tra le raccolte d’arte Barocca più rilevanti d’Italia, conserva ed espone oltre 1200 opere, arredi e oggetti d’arte applicata raccolti dall’imprenditore e collezionista bresciano Paolo Zani, in oltre trent’anni di appassionata ricerca sul mercato antiquario. L’arte barocca veneziana, romana e francese costituisce il corpus principale della collezione Zani. L’altro nucleo portante della raccolta è quello della pittura veneziana. Ne sono un esempio i dipinti di Canaletto, Tiepolo, Guardi, Longhi, Boucher, le sculture del genovese Filippo Parodi e romane dei Della Porta, accanto a preziosi arredi barocchi e rococò principalmente francesi e veneziani e straordinari oggetti d’arte applicata del XVII e XVIII secolo. Oltre ai capolavori di pittura, scultura e arte applicata, custoditi negli ambienti interni della Casa Museo sono inoltre presenti 400 opere esposte nello scenografico giardino che circonda la villa. La tutela, la conservazione e la valorizzazione della Casa Museo è lo scopo principale della Fondazione intitolata a Paolo e Carolina Zani. La Fondazione ha inoltre l’obiettivo di sostenere la cultura in generale, attraverso l’elargizione di contributi specifici destinati alla formazione dei giovani, mediante l’istituzione di premi e borse di studio.


La pubblicazione delle immagini fotografiche in questo articolo della Rivista digitale ReWriters è stata autorizzata dall’Ufficio Stampa Bianca Martinelli I BIANCA etc.

Mobile 349.0863743 – Email info@biancaetc.it www.biancaetc.it

ROSSO IMPERO Porfido egiziano dall’antico al Barocco (26 gennaio – 5 maggio 2024)
ROSSO MODA Roberto Capucci tra fuoco e cinabro (26 gennaio – 5 maggio 2024)

Ingresso: Intero: 12 euro – Ridotto: 10 euro
Elenco completo riduzioni e categorie esentate pagamento info@fondazionezani.com
L’accesso alla Casa Museo è consentito solo con visita guidata su prenotazione al sito
www.fondazionezani.com, info@fondazionezani.com o 030/2520479

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