Il 16 ottobre ero lì, nel giorno in cui la città ducale ha riaperto le porte del suo Museo Diocesano. Oggi vi racconto perché questo weekend tra Camerino e il MARec è un viaggio nella bellezza che resiste.

Camerino, quella mattina di ottobre, aveva un’aria limpida e un sole gentile. Il vento portava l’odore del legno nuovo e della pietra levigata, un profumo di ricostruzione. In piazza Cavour, davanti al Palazzo Arcivescovile, si respirava un’energia che non si dimentica: studenti, autorità, giornalisti e cittadini con gli occhi lucidi.
Dopo nove anni di attesa, il Museo Diocesano G. Boccanera riapriva finalmente al pubblico.

La giornata della rinascita

Inaugurazione

Quando il nastro rosso è caduto, un applauso spontaneo ha riempito la piazza. Ho guardato intorno: tanti di quelli che erano lì avevano perso qualcosa nel sisma del 2016, una casa, un ricordo, una chiesa. Ma quel giorno nessuno pensava alla perdita. Si parlava solo di rinascita.

Sul palco, Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, ha detto parole semplici ma vere:

«Quella di oggi è una giornata dal valore straordinario. La riapertura del Palazzo Arcivescovile e del Museo Diocesano rappresenta un tassello fondamentale per Camerino e per tutta la nostra regione».

Poco dopo, l’arcivescovo Francesco Massara ha aggiunto:

«Questo museo non è solo un luogo d’arte. È un segno di memoria, di fede e di speranza».

Infine è intervenuta Barbara Mastrocola, la direttrice del museo, con la voce che tremava appena:

«Abbiamo voluto creare un museo vivo, aperto, narrativo. Un luogo che restituisce voce alla città e accompagna chi entra in un viaggio tra arte, fede e bellezza».

Ascoltandola, ho pensato che in effetti quel museo, più che un luogo, è un racconto.

Dentro il nuovo Museo Diocesano

Entrando nel Palazzo Arcivescovile, tutto parla di una bellezza ritrovata: le pareti chiare, la luce che accarezza i dipinti, il silenzio rispettoso dei visitatori. Ogni sala è un incontro con un frammento della storia di Camerino.

Museo Diocesano (sala 1)

C’è la Madonna in trono col Bambino di Giovanni di Piermatteo Boccati, che sembra guardarti come una madre che ha attraversato il tempo.
C’è l’Annunciazione di Luca Signorelli, vibrante di movimento e grazia.
E poi la Conversione di San Paolo del Baciccio, teatrale e intensa, e l’Apparizione della Madonna a San Filippo Neri di Giovan Battista Tiepolo, una tavola che sembra respirare luce.

Non serve essere credenti per emozionarsi. Questo museo racconta la storia di una comunità, di un territorio che, anche quando tutto sembrava perduto, ha continuato a credere nella forza della bellezza.

Uscendo di nuovo in piazza, ho sentito le campane di mezzogiorno. Camerino non è più la stessa città che ricordavo prima del terremoto, ma forse è qualcosa di più: una città che ha imparato a ricostruirsi anche dentro.

Un itinerario tra arte e memoria

Se volete vivere Camerino oggi, fate come me: fermatevi un weekend e lasciatevi guidare dall’arte.
Il sabato pomeriggio perdetevi tra le vie del centro storico, tra i palazzi ducali e le mura che si affacciano sui Monti Sibillini.
La domenica dedicate tempo ai musei: il Museo Diocesano al mattino, il MARec – Museo dell’Arte Recuperata nel pomeriggio.

Il MARec si trova a San Severino Marche, a pochi chilometri da Camerino. È un museo che emoziona: ospita le opere salvate dal sisma, dipinti e statue che hanno ritrovato casa dopo anni di silenzio.
Ogni oggetto racconta una storia di salvezza, di mani che hanno recuperato, pulito, restaurato e custodito.

Durante la mia visita, una guida mi ha detto una frase che continuo a ripetermi:

«Qui l’arte non si guarda soltanto: si ascolta».

Aveva ragione. Il MARec è un museo che parla di gratitudine, di memoria collettiva e di tenacia. È un museo laico nel senso più alto del termine, una casa della comunità.

Conversione di San Paolo (dettaglio)

Una città che invita all’ascolto

La sera, tornando a Camerino, ho cenato in una piccola trattoria sotto le mura. La città era silenziosa, ma non vuota: si sentiva il rumore dei piatti, il profumo del vino rosso, qualche risata di studenti.

Camerino oggi è così: un luogo che non fa rumore, ma che sa raccontarsi a chi sa fermarsi.
Un fine settimana qui non è solo un viaggio culturale, è un’esperienza di ascolto: delle opere, delle pietre, delle persone.

Il Museo Diocesano G. Boccanera e il MARec non sono soltanto due tappe di un itinerario artistico, ma due volti di una stessa rinascita.
Uno restituisce l’anima storica della città, l’altro ne conserva la memoria più recente.
Insieme raccontano che la bellezza, quando è condivisa, può davvero essere una forma di ricostruzione.

E mentre lascio la piazza, guardando il Palazzo Arcivescovile illuminato, mi torna in mente lo slogan che campeggiava all’ingresso del museo:
“Dopo il silenzio, la rinascita.”
È più di un titolo: è una promessa che Camerino ha mantenuto.

Museo Diocesano (sala 2)
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