Mai e poi mai pensavo, all’ora dell’aperitivo, di farmi traviare da quei bicchieri colorati come il tramonto d’estate e invece… anche io mi sono trovata tra cannucce, fette d’arancio e un sacco di ghiaccio. Ho mollato l’integralismo del calice di vino e mi sono fidanzata con lo Spritz o più precisamente con il bitter rosso Campari.

Mi piace il suo sapore, più intenso dell’Aperol, e così succede che tra una chiacchiera e l’attesa di un tavolo per la cena, possa materializzarsi davanti a me. Ma aldilà del gusto e della moda che caratterizza un momento della giornata, il Campari è una storia italiana che si è espressa anche attraverso l’arte, tanto da diventare iconica.

Questo signore, Gaspare Campari, nato nel 1828 nell’allora provincia di Novara, adesso Pavia, aveva una gran passione tanto da trasferirsi nel 1842 a Torino per studiare meglio distillati e liquori. Conobbe un pasticcere di Casa Savoia che lo raccomandò come apprendista ad una famosa liquoreria in Piazza Castello.

La voglia di tornare era tanta e così, certo di aver fatto suo il mestiere, prese in affitto un caffè nella sua città d’origine. Lí tra alambicchi e misture comincia a creare liquori con sapori diversi con altrettanti nomi particolari: Elisir di Lunga Vita, Olio di Rhum, Liquote Rosa e quello di maggior fama Bitter all’uso d’Hollanda.

Ma, come si può immaginare, veniva più semplice, quando i clienti erano al banco, chiedere il Bitter del signor Campari. Ecco fatto. Passato qualche tempo si trasferì a Milano, come a cercare la conferma di quel successo annunciato. Cosi dopo aver aperto un caffè nel Coperto dei Figini, già in piazza Duomo, all’abbattimento dello stabile si ritrovò ad acquistare casa e laboratorio nella appena inaugurata Galleria Vittorio Emanuele e Davide, il suo quartogenito fu il primo a nascere proprio lì, in quello che diverrà una dei simboli di Milano.

Non aveva ancora 30 anni quando alla morte del padre prese in mano l’attività, ma sin da subito il suo essere visionario abbinato alle capacità imprenditoriali fecero di fatto la differenza. Dallo stabilimento costruito a Sesto San Giovanni a rendere il Campari un ambasciatore del made in Italy fu un percorso naturale.

L’aspetto  più interessante ed innovativo é stato il credere che l’arte potesse essere il veicolo perfetto per cui un liquore si trasformasse in uno stile di vita. Davide diceva sempre:

“Campari è diverso, quindi lo comunicheremo in maniera diversa”.

Regola fondamentale del marketing quella del distinguersi. Per questo sin dai primi del Novecento, si avvicinò ad artisti come Fortunato Depero, il quale creò per il marchio la famosa bottiglietta conica per il Campari soda che sarà presentata nel 1932 sui manifesti di Marcello Dudovich, un altro illustratore di riferimento per quegli anni.

Le partecipazioni di personalità artistiche di riferimento, in quel periodo sono tantissime da Leonetto Cappiello con il suo folletto ad Ugo Nespolo fino a Federico Fellini, che girò un cortometraggio pubblicitario per la televisione. Fu il primo della sua carriera e lo fece perché era legato ai ricordi dell’infanzia, quando appunto accompagnava suo padre a prendere l’aperitivo.

Nessuno già da allora, resistette a quel status symbol italiano, la cui formula è addirittura più vecchia di quella della Coca Cola e nello stesso modo, gelosamente conservata. Sebbene la dinastia si sia pressoché estinta, il management compreso quello odierno, quasi fosse guidato ancora da Davide Campari, ne ha mantenuta la visione ed in contrapposizione allo smantellamento dei marchi storici italiani, è riuscito ad portare il Bitter del Signor Campari in 190 paesi ed ad acquisire 50 marchi, tra i quali l’ultimo è l’Averna, uno degli amari più conosciuti.

La storia di questo alcolico, che sicuramente ha allietato la mia estate, è comunque visitabile nella sede storica di Sesto San Giovanni presso la Campari Academy che non solo accoglie i professionisti del settore, ma espone un numero infinito d’opera d’arte con questo unico soggetto, vanto indiscutibile del talento italiano.

Ma il marchio non rimane fermo al passato, e si evolve nel futuro: è questo il senso di Back2Back, un progetto che porta a un livello superiore il concetto di hospitality. Due bartender vanno l’uno dietro al bancone dell’altro scambiandosi pubblico, idee e tornando a casa più ricchi di prima.

Non è una sfida: è uno scambio, la mixology delle esperienze. Un viaggio di andata e ritorno tra 4 coppie di città in Italia, ma non solo. Back2Back, infatti, è anche internationale: in questo caso, le città abbinate saranno una all’estero, il viaggio di andata, e una in Italia, il viaggio di ritorno.

La prossima data di Back2Back sarà nei giorni 7 e 28 settembre, con la sfida tra il Grida Cocktail Bar di Pozzuoli (Via Carlo Rosini 10) e il Mak Mixology di Palermo (Via Bari 50).

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