Presso il Teatro Trastevere di Roma il 22 e 23 Ottobre andrà in scena Una luce per Cassandra testo di Sebastiano De Cillis, regia di Caterina Gramaglia, introdotto da Emannuel Gallot Lavalee, interpretato da Maria Grazia Adamo, con la quale dialoghiamo oggi. Ci piace ricordare che una parte dell’incasso sarà devoluta all’Associazione Dvf Onlus per sostenere un progetto di Microeconomia in un villaggio dell’entroterra indiano.

A quale Cassandra avete ispirato la vostra narrazione? 
La storia di Cassandra e’ affiorata sulle labbra di molte e grandi autrici e autori. Eschilo, Omero, Virgilio, Pasolini, Christa Wolf. Il racconto che andrà in scena ha come punto di partenza questa stessa Cassandra, che però è anche un’altra Cassandra, quella raccontata da Christa Wolf. Una Cassandra che è soprattutto donna, una donna innamorata. L’amore di Cassandra è la sua verità, che parte dal mondo terreno e svela qualcosa oltre. Il nostro racconto cerca di parlare di verità senza essere vero, ed essere invece mito. Perché il mito non è verità o certezza. È tessere una rete di parole per catturare un volo di significati. 

Era una figura che conoscevi e amavi già? 
La figura di Cassandra ha vissuto in me sin dai tempi della scuola di recitazione. Sono impazzita per lei! avevo 24 anni e da allora ho cercato di sapere tutto di lei. Ho cercato di capire il suo desiderio di vedere oltre la realtà e interpretare la sua vulnerabilità caratteriale.

Quale la genesi dell’opera? 
“Una luce per Cassandra” è stata scritta dal giovane sceneggiatore e filosofo Sebastiano De Cillis. Così il mio grande sogno è diventato il sogno di tutta la compagnia. Una luce per Cassandra è stata voluta fortemente, per l’emozione e la dedizione verso la sacerdotessa, la tesi per il master in sceneggiatura teatrale presso l’accademia Silvio D’Amico. Si è basato sulla celebre opera di Christa Wolf, riuscendo a spaziare tra le tante sfaccettature di una donna moderna, delineando un carattere forte ma vulnerabile, con battute ironiche. Una Cassandra che sorride dei suoi pensieri e a testa alta affronta la realtà.

Come hai lavorato con la regista? 
La regista Caterina Gramaglia ha creato una dimensione alternativa, di completa concentrazione e attraverso i suoi metodi è riuscita a far vivere … finalmente in me, la profetessa, ha fatto emergere lati nascosti di me e mi ha condotto verso il personaggio per ritrovare le qualità e i difetti  che mi caratterizzano e accomunano alla figura di Cassandra, attraverso tecniche mirate di rilassamento e recitazione. 

Come è andato il debutto di Crotone? 
Il debutto a Crotone è stato molto complicato. La Gramaglia e il suo team hanno dovuto provvedere da soli all’organizzazione generale dell’evento, senza alcun ausilio esterno. Eravamo molto stanchi e tesi, distrutti dal caldo e dalle prove ma l’armonia e la serenità che ci accomunava, noi della compagnia ha reso tutto perfetto. L’euforia e il calore del pubblico sono stati straordinari. Ancora oggi mi commuovo per gli applausi e i complimenti ricevuti a fine spettacolo.  Una luce per Cassandra è il risultato di un lavoro di squadra diretta da Caterina Gramaglia che ha reso tutto meraviglioso con fermezza e a testa alta; come Cassandra, che non abbassa lo sguardo quando incrocia quello di uomo.

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