A volte capita di imbattersi in libri piuttosto originali per la qualità della scrittura e per l’uso di parametri desueti se confrontati con la media della narrativa italiana contemporanea. Sono parametri che tendono a mettere in discussione anche le categorie di spazio e di tempo per mescolarle e renderle funzionali a una narrazione fortemente interiorizzata. Succede nei libri di Luciano Allamprese che, per vent’anni, si è nutrito di cultura ispanica e sudamericana che ha anche insegnato agli studenti nelle università di quei paesi ricchi di letterature che spesso Allamprese ha tradotto in italiano. Come in Esame di coscienza (Atlantide, pp 256, euro 24.00).

In quale ordine sono disposte
le cose nel mondo?

Tutto questo sembra emergere in modo abbastanza evidente dopo aver letto prima Il vecchio figlio, uscito nel 2022 e, oggi, il suo libro più recente, Esame di coscienza, sempre per i tipi del prestigioso editore Atlantide. Allora è opportuno domandarsi: in quale ordine sono disposte le cose del mondo, secondo i personaggi che Luciano Allamprese ci racconta? E come si propongono nella loro dimensione interiore che riguarda certamente loro stessi e molto probabilmente anche il loro autore?

Nel libro che ha preceduto questo Esame di coscienza, infatti, si trattava di un figlio che andava alla ricerca di suo padre “ossessivo e pedante, collerico e sentimentale” per concludersi con il protagonista adulto che in un gioco di specchi si rivedeva identico a lui, come “in una immagine riflessa”.

In questo nuovo romanzo, solo poco meno introspettivo dell’altro, Allamprese gioca la sua personale partita con una sorta di Alter Ego, tale Hugo che, da un tempo passato molto lontano, riappare nella sua vita come un vecchio amore di Alicia la donna che ha sposato e che ha accettato di vivere con lui a Roma ormai da diversi decenni.

“Esame di coscienza”. Chi è questo Hugo?

Chi è questo Hugo? E cosa vuole da Alice di cui si dice ancora innamorato? Perché è giunto fino in Italia? Sono le prime domande che si pone il protagonista – senza nome – del romanzo. Ma la domanda del lettore è anche un’altra: perché l’arrivo, forse addirittura l’irruzione, di Hugo sconvolge così tanto la sua vita?

In questo modo si mette in movimento una dinamica interiore fatta di ipotesi, di ricordi, di emozioni e di rabbia fino alle decisioni estreme in cui il protagonista pensa addirittura di passare all’azione e di far fuori l’ospite indesiderato.

E’ qui che l’Autore asseconda il personaggio e prepara per lui e per noi delle pagine adatte a descrivere e accompagnare le vicende di un noir piuttosto che di un flusso di coscienza.

In linea generale il libro si ripropone però secondo il format che Allamprese sembra prediligere e che padroneggia con una certa maestria: la dinamica del doppio.

Il passo narrativo è scandito da un io narrante che, attraverso i personaggi del racconto, parla di sé. Già dal primo incontro con il misterioso Hugo, ex guerrigliero molto probabilmente primo amore di sua moglie, viene instillato il primo dubbio: “Alicia ora vive un rapporto felice” e l’altro “chi l’ha detto felice?”. Piccole cose che fanno deflagrare l’equilibrio emotivo del protagonista e soprattutto la sua tranquillità borghese di direttore di una divisione del Ministero della Cultura con una casa in campagna ecc ecc.

Con Alicia Sànchez Ortega egli ha tre figli ormai grandi, Arturo, Luana e Nico. E’ un uomo onesto, aiuta gli altri, non è più interessato a far carriera e quindi è nella condizione ideale per fare bilanci della propria vita, per fare proprio anche un “esame di coscienza”. In definitiva Alicia si scoprirà essere una donna ingenua e il sistema degli affetti che lo circondano quasi una condanna.

Visto che la vita contro ogni apparenza è varia e spesso tormentata, quando la si racconta, assume i connotati di una storia romantica, di un memoire, di una vicenda noir e anche altro. Una sinfonia di diversi stili calibrati con una regia saggia ed elegante.

A tenere insieme il filo di tutte queste narrazioni vi sono intere pagine di dialoghi, una tecnica che l’autore padroneggia in modo efficace per agevolare il confronto con i temi e le figure che lo interrogano nel profondo e che lo aiutano a non precipitare in quello che potrebbe essere la cupezza di un viaggio nel passato di cui ci si vergogna.

E già perché proprio l’idea dell’esame di coscienza porta con sé l’ipotesi di un processo interiore, di una confessione e quasi sempre della relativa condanna.

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