Il 28 febbraio 2024 è uscito il secondo capitolo della saga di fantascienza di culto della nostra generazione: Dune – Parte Due. Un film di fantascienza che parla di economia e fede. Dune è una saga di romanzi scritti da Frank Herbert tra il 1965 e il 1985. Il regista Denis Villeneuve non è il primo a tentare una trasposizione cinematografica. Dopo l’artista Alejandro Jodorowsky, il cui progetto troppo costoso non arrivò mai sul set, David Lynch nel 1984 propose un Dune che non convinse né critica né botteghino. Denis Villeneuve ha accettato la sfida cimentandosi nella scrittura, regia e produzione per una saga, e Dune è uscito nel 2021. La trasposizione ha avuto il successo sperato e pochi giorni fa è uscito Dune – Parte Due, sequel che racconta la seconda e terza parte del primo romanzo di Herbert.

Il cast è d’eccezione: Timothée Chalamet, Austin Butler, Rebecca Ferguson, Christopher Walker, Josh Brolin, Zendaya, Javier Bardem, e altri attori internazionali. Tuttavia Dune – Parte Due non è un colossal americano dove le scene d’azione rendono la sceneggiatura uno straccio con cui pulirsi le ferite. È un film d’autore ad alto budget prodotto da Warner Bros.

Shai-Hulud, vermi delle sabbie del pianeta Arrakis

La trama di Dune – Parte Due in pillole

L’universo fantascientifico di Dune, al pari del nostro, è mosso dall’economia: la spezia, elemento autoctono del pianeta desertico Arrakis, è una droga necessaria per il viaggio interplanetario. Al centro del secondo film Dune – Parte Due, arrivato a un box office italiano vicino ai 6 milioni, c’è la vicenda di Paul, unico superstite della stirpe Atreides insieme alla madre, una delle Bene Gesserit, organizzazione secolare di donne che trama l’ordine della storia.

Il film segue il protagonista nella sua entrata all’interno della popolazione dei Fremen, diventando ai loro occhi l’incarnazione di una vecchia profezia che riconoscerebbe in lui l’atteso Messia. Mentre gli Harkonnen, responsabili nel primo film dello sterminio degli Atreides e della colonizzazione di Arrakis, cercano di gestire l’economia della spezia, la fede e il fondamentalismo dei Fremen diventano contagiosi e inarrestabili. La sua involontaria ascesa al potere è esponenziale, tramata dalle ambizioni di sua madre e da un popolo che sotto le pressioni di un nemico conquistatore vede in lui spinta e motivo per impugnare le armi.

Al di là della storie individuali dei personaggi, ciò a cui assistiamo in questo film è la nascita di un culto e l’inizio di una guerra. Questo secondo film parla sostanzialmente di fondamentalismo e del potere che la fede può avere se manipolata nella giusta direzione. L’ascesa al potere del protagonista a cavallo tra politica e religione, economia e fede, è talmente violenta che il rapporto tra giusto e sbagliato, buono e cattivo, diviene sfocato in una ambigua e complessa ridefinizione delle parti. La madre di Paul, di freudiana memoria, è la vera fonte di potere e problemi per il protagonista, nonché motore narrativo dello stesso film. Già nel primo film, e ancora di più in Dune – Parte Due sono proprio le donne le vere responsabili della storia.

Lady Jessica, Madre di Paul Atreides, Bene Gesserit e Reverenda Madre della popolazione Fremen
(interpretata da Rebecca Ferguson)

Montaggio e colpo d’occhio

A differenza di come spesso avviene, questo sequel, questa Parte Due, regge il confronto con il primo film di Villeneuve. Il film gode di una fotografia mozzafiato. La storia si lascia seguire nonostante la complessità di una narrazione fatta di parallelismi interplanetari. Tuttavia forse è proprio qui che risiede la più grande difficoltà e crepa del film. Il cinema è fatto per metà dal montaggio per la sua capacità di modificare il punto di vista e quindi raccontare una storia giustapponendo immagini. Si capisce che per un film talmente ambizioso il compito sia arduo. E se nel primo film il taglia e cuci tra pianeti e giorni sembrava reggere, qui in Dune-Parte Due scricchiola. Il film è ricco di squilibri e rimbalzi. Ci sono fiacche accelerazioni temporali date da un montaggio veloce e digressioni slegate su nuovi fondamentali personaggi.

Il colpo d’occhio è forse ancora più impattante che nel primo film. Mari di sabbia, percorsi da vermi giganti, il Pianeta Harkonnen dominato da un sole nero che non lascia spazio a mezze misure tra bianchi freddi e cupissimi neri, e il blu intenso e prezioso come tratto distintivo della popolazione dei Fremen e della fede religiosa.

Feyd-Rautha Harkonnen, nipote del barone della popolazione Harkonnen (Interpretato da Austin Butler)

Come tutti i film di fantascienza è necessario immergersi se si vuole davvero seguire lo sviluppo di trame secondarie, fondamentali quanto la principale. D’altronde è questo il compito più complicato per chi si cimenta nella produzione di un film di fantascienza: riuscire ad impostare un universo complesso nel minor tempo possibile dove possano avvenire relazioni amorose, guerre, riti religiosi, e soprattutto tanta diplomazia. Ecco, la più grande virtù dimostrata per ora dalle pellicole Dune e Dune – Parte Due è quella di prendersi sul serio. Regalare alla fantascienza lo spessore di qualsiasi altro genere è l’aspetto più attraente del film. Questo si manifesta in macchinazioni politiche, economia interplanetaria, e fede religiosa.

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