E se in un futuro non troppo lontano i libri fossero considerati un crimine?
In "Fahrenheit 451" Ray Bradbury racconta un futuro distopico in cui i libri mettono paura. E chi legge anche. Un po' come i social, oggi.

In "Fahrenheit 451" Ray Bradbury racconta un futuro distopico in cui i libri mettono paura. E chi legge anche. Un po' come i social, oggi.

Ray Bradbury apre il suo romanzo ambientato in un futuro distopico proprio con questa domanda, lasciando alle parole e alla prosa poetica e commovente la possibilità di colpire nel profondo chi legge.
Ho letto questo libro in un giorno, profondamente colpita dalle riflessioni che quest’ultimo provocasse in chi legge. Non è un romanzo semplice da elaborare, proprio per questo mi sono presa qualche giorno per tirare le fila dei pensieri e poi riprendere con le letture.

Seppur scritto più di settant’anni fa, Fahrenheit 451, si può traslare nella società di oggi, analizza con profondità l’attualità dei nostri tempi in cui i social ci fanno immergere nella vita degli altri, così tanto da sembrare di essere lì con loro, eppure non ci si chiede neanche più cosa ci sia dietro a un sorriso comparso in video o in foto. Non c’è più privacy in un mondo piatto, di calma apparente dove non ci si domanda più il perché delle cose, ma si resta inermi quasi assuefatti dalla popolarità che i social regalo di tanto in tanto con i like. L’appiattimento della società è una delle condizioni analizzate da Bradbury con Mildred che presa dal sistema si chiude in casa osservando gli altri attraverso grandi schermi e dialogando attraverso le parole di un copione, non esistono più emozioni, non esistono più domande.
Cosa bruciano? i libri. Perché? Perché leggere un libro o possedere dei libri è un crimine condannato dalle Istituzioni. I libri rappresentano la verticalità, la profondità, la conoscenza. Attraverso i libri c’è la messa in discussione, ci permettono di conoscerci meglio e di conoscere l’altro. Sono vietati perché fanno male, rendono tristi. Non ci si chiede più il perché accadano gli eventi, ma si vive attraverso una calma piatta, che però è solo apparente.
L’idea del pensiero critico viene abbandonata, c’è una censura piena da parte dello stato ritratto da Bradbury, l’ordine rappresenta una presa di potere dispotica e totalitaria, in cui la mente delle persone viene gestita attraverso l’indottrinamento all’ignoranza.
“Per ogni cosa c’è il suo momento: si, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per tacere e un tempo per parlare”
La pace, la ricerca della felicità resta in mano a chi possiede il potere, che decide pur essendo consapevole dell’importanza dei libri, e decide di vietarli così che nessuno possa mettere in discussione nulla, né ciò che è giusto, né ciò che è sbagliato.
Insomma, se non lo avete letto vi invito a farlo. Sono sicura che non ve ne pentirete.
