Elogio della lentezza, un anno dopo
Un anno fa scrissi l’"Elogio della lentezza", oggi tiro le somme. Lentezza è essere controcorrente. Il manifesto del movimento Slow Food.

Un anno fa scrissi l’"Elogio della lentezza", oggi tiro le somme. Lentezza è essere controcorrente. Il manifesto del movimento Slow Food.
Un anno fa scrissi l’Elogio della lentezza, prendendo spunto dal provvedimento adottato dalla città di Bologna per estendere il limite di velocità dei 30 km orari alla propria circolazione urbana. Ma l’Elogio della lentezza era per me occasione pure per riflettere su altre velocità della nostra società, come quelle del mondo della scuola.
“La scuola deve insegnare a ciascun allievo ad andare alla propria velocità di apprendimento, senza stabilire limiti di crescita per nessuno ma senza neanche imporre ritmi elevati di percorrenza didattica a chi non ne ha i mezzi”.
Tornando al caso bolognese, andare a 30 all’ora ha significato per questa città ridurre le vittime sulla strada e questo è un dato incontrovertibile, come hanno dimostrato i numeri relativi al calo degli incidenti: al momento non ci sono pedoni deceduti, come purtroppo era invece capitato in tutti gli anni precedenti, e lo stesso numero complessivo di incidenti si è quasi dimezzato.
A questo, si aggiungono i report sui pedoni investiti (-16%), sui feriti sulla strada (-11%), per non parlare del calo del traffico (-5%) e dell’inquinamento da veicoli (-29%).
Proprio in ragione di ciò, sempre a distanza di un anno, mi sono andato a rileggere i commenti al mio articolo del febbraio 2024 e quello che ho letto è stato un frazionamento netto tra chi era d’accordo con il mio punto di vista e i contrari. Soprattutto tra questi ultimi, mi ha colpito più di tutto chi, nello scrivere e nel commentare, ha tenuto sostanzialmente un approccio individualista alla questione.
C’era chi si lamentava della propria impossibilità di raggiungere il luogo di lavoro situato dall’altra parte della città, c’era chi obiettava che a trenta all’ora sarebbe addirittura aumentato lo smog all’interno del perimetro cittadino, c’era chi associava la lentezza del traffico alla lentezza produttiva del mondo del lavoro con un conseguente danno per chi era costretto ad andar piano e c’era addirittura chi considerava gli articoli di questo blog “misteriosamente sponsorizzati” non si sa bene da chi.
Ma la lentezza è un modo di essere “controcorrente” rispetto a questo mondo istericamente lanciato a folle velocità verso il baratro.
Chi va piano, infatti, non solo va sano e lontano, ma ha modo di apprezzare ciò che lo circonda e il paesaggio che si attraversa nel viaggio. Lo scriveva pure Tiziano Terzani, in quel magnifico libro che è Un indovino mi disse.
Chi parla lentamente, poi, parla ragionato e meglio.
Chi mangia con calma, apprezza meglio e gusta più intensamente.
Chi vive lentamente, vive meglio perché non soggetto allo stress.
E’ chiaro che non tutto possa andare a rilento nella nostra società ma la velocità dev’essere considerata come un fine o come un bisogno per le vere necessità, non come uno stile di vita né un imperativo alienante.
E, ribadisco, altrettanto certo è secondo me il vantaggio nell’applicare la lentezza a scuola, non quale limite ai meriti individuali o come modo di favorire il lassismo degli allievi negligenti sui banchi, ma alla stregua di un principio didattico per consentire a ciascuno di trovare il proprio ritmo d’apprendimento.
Insomma, la scuola potrebbe diventare a sua volta un sinonimo di decrescita felice e non di perpetuazione dell’ignoranza e della mancanza di competenze, come molti potrebbero superficialmente obiettare.
Mi è sempre piaciuto quello che ha detto uno psicologo di nome Giuliano Giuntoli, riguardo a ciò che si fa in classe: “Perdere tempo per prendere tempo“. Un modo di fare scuola che ho sempre condiviso.
Alla fine, non è forse il caso di prendere “Bologna città 30” come un esempio invece che urlare, come al solito, al complotto? Alla limitazione della libertà? Alla follia del legislatore?
Proprio follia è una delle parole fondanti del Manifesto del Movimento Slow Food, scritto e pensato in vista di un avvenire migliore:
“Perciò contro la follia universale della Fast-Life, bisogna scegliere la
difesa del tranquillo piacere materiale. Contro coloro, e sono i più, che
confondono l’efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di un’adeguata
porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato
godimento.
Iniziamo proprio a tavola con lo Slow Food, per riscoprire la ricchezza e gli aromi delle cucine locali”.
E, visto che abbiamo cominciato a tavola, proseguiamo anche su tutte le nostre strade e, perché no, sui banchi delle nostre scuole.