Gli studenti della scuola italiana non sono tutti uguali. Sebbene si dica che l’istruzione ci renda liberi e uguali. 

Gli studenti, Ius Scolae e Ius Sanguinis

In Italia non è in vigore lo Ius scholae, che consentirebbe di dare la cittadinanza a quei ragazzi che non abbiano ancora compiuto 12 anni e che abbiano completato almeno un ciclo scolastico di 5 anni.

Due anni fa c’era stata una proposta di legge, poi non se n’è fatto più niente.

Tuttavia, se la scuola organizza una gita all’estero, per esempio, non tutti i ragazzi ci possono andare. Senza cittadinanza, non ci sono i documenti per tali ragazzi.

Non è una priorità”, 

hanno detto in più occasioni.

Peccato che moltissimi di questi ragazzi e bambini siano nati proprio in Italia.

Ma i loro genitori non sono nati qua“,

hanno ribattuto in ultima istanza.

Qualcuno ha anche obiettato che siano pochi cinque anni per essere considerati cittadini italiani, forse è meglio aspettare dieci anni

Ma cinque no, troppo pochi. 

Anche se tu sei nato in Italia. 

Non sei comunque cittadino italiano. 

Magari questi ragazzi parlano con la cadenza della regione della nostra penisola in cui sono nati. 

Oppure usano le stesse espressioni dialettali dei loro compagni. Italiani. 

Ma loro non sono italiani. 

Una volta il vignettista Mauro Biani ha disegnato un ragazzino di colore con uno zaino in spalle. 

Il ragazzino diceva

Ius scholae”. 

Un adulto ben vestito, in piedi di fronte a lui, gli rispondeva:

“Da dove vieni?
Devi parlare italiano che mica ti capisco”.

Repubblica, 30 giugno 2022

Perché “lo Ius Scholae è proibito”

Per essere cittadini italiani è necessario invece che bambini o ragazzi, nati in Italia da genitori non italiani, siano residenti ininterrottamente e legalmente nel nostro territorio fino ai 18 anni (ma la richiesta di cittadinanza va fatta prima del compimento della maggiore età).

Mentre da noi è in vigore lo Ius sanguinis, ovvero si diventa automaticamente cittadini italiani da genitori già italiani (almeno uno dei due).

Torna alla memoria un racconto di diversi anni fa in cui un fantomatico ministero del progresso aveva stabilito, in una surreale e dispotica società del futuro, di sopprimere ed eliminare dalla vita della popolazione la poesia!

Da quando è proibita la poesia, certamente la vita è assai più semplice da noi. Non più quella rilassatezza d’animo né quelle morbose eccitazioni, né l’indulgenza ai ricordi così insidiosi per l’interesse collettivo. La produttività, ecco la sola cosa che veramente conti, e davvero non si riesce a concepire come per millenni l’umanità abbia ignorato questa verità fondamentale”.

Dino Buzzati, Era proibito, 1955

Dunque, come era proibita la poesia nel racconto di Dino Buzzati, a me pare oggi proibito lo Ius scholae

Ma questo non è un racconto surreale.

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