Dal 1° gennaio 2024, un nuovo panorama normativo relativo alla sostenibilità aziendale ha preso forma con l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che ha sostituito definitivamente la Non-Financial Reporting Directive (NFRD). Questo aggiornamento normativo segna un passo importante verso una maggiore trasparenza e responsabilità delle imprese europee nei confronti dell’ambiente, della società e della governance.

ESG, chi deve seguire le disposizioni europee

Le aziende interessate inizialmente sono quelle di dimensioni considerevoli, con oltre 500 dipendenti o un fatturato annuo superiore a 40 milioni di euro. Sono ora tenute a rendere conto in modo dettagliato del loro impatto sui tre pilastri della sostenibilità (ESG) seguendo le disposizioni stabilite dalla direttiva europea. Tuttavia, il campo di applicazione della CSRD sarà esteso gradualmente nel corso degli anni.

A partire dal 2025, le aziende con più di 250 dipendenti saranno soggette agli stessi obblighi di rendicontazione. Nel 2026, la direttiva si applicherà alle PMI quotate, mentre nel 2028 coinvolgerà le filiali di gruppi non europei. Questa progressiva espansione della portata della direttiva riflette l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese nella promozione della sostenibilità.

La  CSRD ha come obiettivo principale l’estensione e il miglioramento dell’informativa di sostenibilità, andando non solo ad equiparare la rilevanza dei risultati ESG con quelli riportati nel tradizionale bilancio, ma a riconoscerne la naturale connessione. La normativa introduce il concetto di doppia materialità, ovvero una prospettiva duale per cui l’azienda deve dichiarare i propri impatti non solo sulla base delle propria visione interna (performance, obiettivi e asset aziendali) ma anche nei confronti del perimetro esterno all’azienda come territori, comunità e indotto collegato. Considerando esplicitamente non solo gli impatti sull’ambiente ma anche sociali e di governance.

Le norme di divulgazione per i prodotti finanziari

Per i prodotti finanziari, inoltre, è stato ampliato e chiarito il regolamento relativo alle norme di divulgazione. Infatti ad inizio dicembre 2023, le tre autorità europee di vigilanza (EBA, EIOPA ed ESMA – ESA) hanno pubblicato il loro rapporto finale che modifica la bozza di norme tecniche di regolamentazione (RTS – Regulatory Technical Standards), completando la revisione delle principali regole di divulgazione per questa tipologia di prodotti ai sensi dell’SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation). Questa pubblicazione è seguita alla richiesta avanzata dalla Commissione Europea nell’aprile 2022 alle ESA di rivedere gli standard tecnici di regolamentazione (RTS) stabiliti nel regolamento SFDR, compresi gli indicatori per i PAI (principali impatti negativi) e l’informativa sui prodotti finanziari. La direzione tracciata dall’ESA nella sua relazione finale evidenzia come debbano essere esposti in maniera chiara e trasparente gli impatti ambientali e sociali dei prodotti che vengono presentati ad eventuali investitori.

L’inclusione degli “indicatori sociali” all’interno delle regolamentazioni  evidenzia  l’attenzione sempre  maggiore verso il fattore S dell’acronimo ESG per una valutazione più completa dell’impatto complessivo delle attività aziendali sulla società e sul benessere delle comunità in cui operano nell’accezione in cui con la parola comunità venga rappresentata anche la collettività del personale interno all’azienda stessa.

Sara Caratozzolo.

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