“Simone per correttezza prima di cominciare ti dico che sono incinta…”
“Tutto qua? Ma che bellissima notizia!”

Sono state queste parole a introdurre Federica Granai in VoipVoce, azienda toscana attiva nel campo delle telecomunicazioni da più di un decennio. Prima di incontrare Simone Terreni, titolare di VoipVoce, aveva superato ben cinque incontri preliminari, per una posizione nel reparto customer care.

Solo quando la proposta di contratto è stata formalizzata, Granai ha trovato il coraggio di rivelare la sua gravidanza di pochi mesi. Una notizia che dovrebbe essere fonte di gioia per una famiglia desiderosa di accogliere una nuova vita ma che, in concomitanza con la ricerca di un nuovo impiego, era diventata nella mente della futura mamma uno scoglio insormontabile.

Non aveva messo in conto che, come spiega lo stesso Terreni dal suo profilo Linkedin, per l’azienda non rappresentasse affatto un problema. “Non chiediamo mai a una donna se ha figli o se ha intenzione di averne”.

Federica Granai ha iniziato quindi il suo periodo di prova, convertito al termine in un definitivo contratto di assunzione. Poi la maternità, la nascita del piccolo Diego, il ritorno al lavoro in serenità.

La storia di un buon ambiente di lavoro, accolta sui social come eccezionale: sono quasi 38.000 le reazioni scatenate dal post di Terreni, poco meno di 1.500 i commenti degli utenti che hanno incrociato la condivisione. Tra questi, anche quello della stessa Federica Granai: “Ringrazio VoipVoice, ed in particolar modo Simone Terreni, per non aver smesso di credere in me, nonostante fossi incinta. Di avermi rassicurata e tranquillizzata con un bel sorriso. È stato un punto di rinascita personale e lavorativo.”

L’entusiasmo però non si è fermato: nei giorni scorsi la vicenda ha scavalcato la frontiera del web, comparendo su diverse testate, trasmissioni radiofoniche e televisive e inondando VoipVoce di un’improvvisa popolarità, che ha spinto Simone Terreni a nuove precisazioni.

“Tanti ci hanno fatto i complimenti. Qualche detrattore invece ci accusa che abbiamo fatto un’abile operazione di marketing, come se tutti i giornali e le tv italiane fossero a disposizione nostra. La verità è che Federica è solo una bella storia! E noi nella nostra azienda siamo pieni di belle storie”.

Conscio di aver toccato un nervo scoperto, Terreni ha snocciolato altre vicende di vita lavorativa, formativa e, soprattutto, di umanità, con protagonisti i molti dipendenti della sua azienda.

“Perché io e Gabriele Nannotti (amministratore delegato e socio fondadore di VoipVoce, NdA) prima di tutto mettiamo al centro le persone, cerchiamo di valorizzarle e farle crescere e responsabilizzare. Questa tempesta mediatica tra una settimana passerà. Ma noi continueremo a fare il nostro lavoro con professionalità, passione e dedizione”.

Mi viene da chiedere: cos’è, alla fine, una gravidanza? Prima di qualsiasi giudizio dettato dalle scelte personali, si tratta di una parte del percorso che obbligatoriamente affrontiamo, se non altro all’atto della nascita. Sicuramente non è qualcosa per cui arrivare a scusarsi o a doversi giustificare come invece accade ancora troppo spesso, specialmente sul luogo di lavoro.

Lasciare che l’arrivo di una nuova vita sia ridotto ad un calcolo di ore che i momentaneamente improduttivi (e speriamo presto equiparati) neogenitori chiedono di coprire è un retaggio da abbandonare. A volte la fiducia verrà premiata, altre volte forse disattesa, ma di certo l’equazione non deve diventare matematica in negativo. Perché non è forse sempre un rischio aprirsi a qualcosa di nuovo, se si ragiona guidati dalla paura della malafede altrui?

Gabriele Muccino nel 2006 ne ha fatto il tema portante del suo La ricerca della felicità, uno spaccato di umanità e di difficoltà genitoriali prima ancora che lavorative, ispirato ad una storia realmente accaduta. Il protagonista, un padre che cerca il modo di conciliare le sue aspirazioni, i suoi mezzi, il suo ruolo sociale e quello familiare, è di facile immedesimazione ed ha il volto di Will Smith. 

Non serve però arrivare a scomodare il sogno americano per innescare questo cambiamento. È possibile agire in modo diverso, come fanno Simone Terreni e Gabriele Nannotti e come silenziosamente accade in altre realtà che non arrivano a fare notizia, e che nel futuro non dovrebbero più nemmeno aspirare a farlo.

La libertà di mostrare le proprie competenze, di pretendere considerazione, di veder riconosciuto il proprio operato prima che giudicato il privato, dovrebbe essere la quotidianità per chiunque.

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