Si accusano lupi, branchi di animali, si raccomandano donne, vittime ma non troppo, non fino in fondo. Vittime per definizione e che, in quanto tali, non possono essere troppo sorprese di trovare il lupo, perché “il rischio c’è”.

Se fossimo in una foresta, in effetti, sì. Invece parliamo di avvenimenti che accadono in una società, presumibilmente, civilizzata, fatta di persone, uomini e donne. Uomini, non lupi, né tantomeno mostri.

Mi sembra necessario precisare che, solo nel 2023, il numero di femminicidi registrati in Italia è pari a 80 e il 40,6% sono avvenuti per mano del marito o del partner della vittima. (Fonte: Osservatorio Nazionale Femminicidi Transcidi Lesbicidi – NUDM )

“Sì, ma non tutti gli uomini”

Non tutti gli uomini uccidono o stuprano (grazie!) ma, citando Michela Murgia in Stai Zitta,

“Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé”.

Affermare “not all men”, significa ricorrere a queste metafore faunistiche per differenziarsi da “quegli animali, quei mostri”, “quello non sono io, non lo farei mai”, ma invece quelli sono proprio uomini, cari uomini. E sono vostri/nostri figli, parenti, amici. Perché continuare a negarlo?

Perché de-umanizzare gli stupratori, trasformarli in animali, piuttosto che farli restare esattamente ciò che sono? Uomini, figli di uno Stato che fonda la propria comunicazione sulle condizioni della vittima, mettendo ancora una volta le donne in guardia, perché “altrimenti rischi che il lupo poi magari lo trovi”.

L’attivista femminista e scrittore Lorenzo Gasparrini afferma che “in una società sessista, nessuno nasce anti-sessista” ed è questa la base da cui partire per comprendere esattamente quali siano le responsabilità di genere che dovrebbero prendersi ALL MEN. (di L. Gasparrini su Rewriters: Le dieci frasi che gli uomini credono complimenti e invece sono sessismi)

Ma che significa essere sessista?

Il sessismo è una forma di discriminazione che avviene in base al genere di appartenenza delle persone. Il termine sessismo nasce per identificare la discriminazione per eccellenza, quella del genere maschile eterosessuale su tutti gli altri generi e minoranze, tra i quali intercorre una grandissima differenza nel rapporto di potere.

Uomini stupro e potere

I casi di stupro, infatti, non hanno a che fare con il sesso, ma con il potere. Parliamo di uomini, più o meno giovani e capaci di intendere, che esercitano il proprio potere su una minoranza, ancora oggi, considerata socialmente inferiore: il genere femminile. La donna diventa strumento di prevaricazione, un oggetto con il quale dimostrare la propria virilità, unità di misura del proprio potere da mettere a confronto con altri uomini.

Perché parlare di responsabilità
di genere e di Stato?

Dove non arriva lo Stato (almeno per ora), potreste arrivare voi uomini, attraverso un lento processo di consapevolezza e decostruzione.

L’unico modo per far sì che qualcosa cambi, in questa società e per quelle che verranno, è contribuire alla lotta contro il sistema patriarcale e la cultura dello stupro che viene perpetrata ovunque: sui giornali, in TV, a scuola, a lavoro, in giro.

Come agire? In ogni spazio, in ogni contesto. A quanti uomini non sarà capitato di trovarsi in gruppo a fare/ascoltare commenti violenti su una donna? Quanti di questi uomini sono anche molto giovani? Quanti di questi uomini sono anche padri e mariti? E quanti di questi uomini hanno parlato per porre fine a quella conversazione violenta?

E’ il momento di agire, uomini, non di prendere le distanze da ciò che non è stato compiuto da voi. E’ questo che urliamo nelle piazze, è questo il senso del titolo di questo articolo.

Nasciamo e cresciamo tutt* in una società sessista, maschilista e patriarcale. A partire dai nostri primi anni di vita individuiamo e sentiamo fortissimo le differenze tra i ruoli di genere socialmente tramandati. E’ ora di cambiarle, è ora di smettere di agire violenza, è ora di smettere di morire.

Donne, in guardia: occhi aperti
e testa sulle spalle!

Leggo i commenti sui social, campo di battaglia libera tra persone così intrise di frustrazione e ignoranza, dove avviene in automatico un test sociale per valutare il livello di credibilità della vittima. Sono commenti, domande, dubbi da parte di uomini e donne, parole piene di violenza e prive di sensibilità.

Sul caso dello stupro di Palermo, ad esempio, esistono documentazioni di varia natura: video registrazioni, conversazioni intercettate, chat. Tutti elementi che confermano la testimonianza della donna vittima di stupro. Ancora peggiore, è la lucidità con cui questi giovani uomini abbiano agito: in alcune intercettazioni, uno di loro affermava di essere consapevole del caos che questa vicenda avrebbe potuto scatenare, di quello che avrebbero rischiato ma, nonostante questo, l’abominio è stato portato a termine, perché il sistema così precario e pieno di lacune, lo consente.

Lo stesso sistema che, dopo una vicenda così grave precedente e successiva ad altre in egual modo gravi, che fa? Mette in guardia le donne. In sintesi: donna, sei una papabile preda, si sa. Sei in costante pericolo e lo sai, dunque ne sarai anche colpevole e responsabile. Sei carne, sei un oggetto. Sappilo, donna. Proteggiti, donna. Vuoi ignorarlo? Te la vuoi proprio cercare.

Educate i vostri figli, vi prego. Se non vi sentite in grado di farlo, vi prego, leggete, ascoltate, educate prima voi stessi. Non ignorate atteggiamenti violenti e aggressivi. Questo è fare parte del sistema, questo è che vi rende colpevoli. Come colpevole è la società che abitiamo e che, però, è fatta (anche) da voi.

Per cambiare direzione, vi consiglio il libro Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni, di Lorenzo Gasparrini.

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