(English translation below)
Il ruolo delle filiere zootecniche nella transizione verde promossa dall’Europa nella Strategia Farm to Fork. Miti da sfatare e verità da affrontare in un settore, quello zootecnico, che non va considerato un ostacolo ma un sostegno a un modello sostenibile di politica agricola e alimentare dell’UE.

Una transizione verde che conduca a una produzione e consumo alimentare sostenibili è perfettamente compatibile con la tutela del settore zootecnico. Anzi, l’allevamento degli animali è parte della soluzione e non un ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo.

Frutto del riconoscimento di quel rapporto imprescindibile tra salute e ambiente (per lungo tempo ignorato) la Strategia europea Farm to Fork, pubblicata nel maggio 2020, mira a un nuovo modello di produzione, distribuzione e consumo di cibo ispirato a un concetto di sostenibilità comprensivo che include la dimensione ambientale, sociale ed economica. E che rientra nell’interesse di tutti: aziende del settore agro-alimentare, ma anche di noi consumatori, alle prese con nuove abitudini e standard alimentari.

Le preoccupazioni dei professionisti della produzione di proteine animali relativamente all’impatto della Strategia sul futuro del settore dimostrano la necessità di trovare un equilibrio tra sostenibilità e sicurezza alimentare, come dimostrano i messaggi di due autorevoli rappresentanti di categoria, Carni Sostenibili ed European Livestock Voice in due video: uno sui 9 paradossi della Strategia Farm to Fork e un appello rivolto alle istituzioni europee in cui viene chiesto di coinvolgere il settore nel processo decisionale per lo sviluppo di un sistema alimentare che contemperi sostenibilità ambientale e economica.

Si parla molto della produzione e consumo dei prodotti di allevamento (nello specifico della carne), spesso in termini tutt’altro che positivi. Ma quante sono le bufale e quante le verità?

Le menzogne sull’impatto dell’allevamento sulla salute

L’aumento delle emissioni di agenti inquinanti causato dagli allevamenti. Premettendo che l’innovazione tecnologica e le nuove metodologie di produzione hanno ridotto drasticamente la percentuale di sostanze nocive per la salute umana è bene ricordare che le famigerate emissioni di CO2 derivanti dai carburanti fossili corrispondono a circa l’85-90% del totale a fronte di un magro 7% prodotto da allevamento e agricoltura. Inoltre in Europa per ogni un chilo di carne rossa si produce circa un quinto di CO2 rispetto all’America e all’Asia.

I danni alla salute causati dal consumo di carne. Se autorevoli esperti ci dicono che un abuso di proteine animali causa un aumento di malattie non trasmissibili (tumori, disturbi cardiovascolari etc.), occorre tuttavia riconoscere il contributo di queste allo sviluppo del cervello umano.

Le verità (tristi ma innegabili) sulla diminuzione degli spazi destinati all’allevamento

La crescente riduzione dei terreni adibiti alla zootecnia comporta:

la costante crescita delle importazioni dai paesi extraeuropei: attualmente l’UE importa quantitativi massicci di proteine e di soia, specialmente dai paesi asiatici dove le norme sulla sicurezza alimentare ma anche sul benessere degli animali sono meno rigide di quelle europee;

una minore produzione di fertilizzanti naturali (letame), in linea con un modello biologico, a vantaggio di prodotti chimici nocivi per la salute umana;

l’aumento della produzione e del commercio di cibi artificiali contenenti sostanze sintetizzate chimicamente (si pensi all’investimento di quasi 4 miliardi di dollari nella cosiddetta fake meat nel solo 2020!).

L’allevamento non è un problema,
ma parte della soluzione

Il settore dell’allevamento è essenziale per la sostenibilità del sistema alimentare e agricolo dell’UE e come tale deve essere considerato parte della soluzione, non un problema. Non sono i settori economici in sé, come alcuni ancora credono, a non esser sostenibili, bensì le pratiche, le metodologie che vengono adottate. Ecco quindi che una seria analisi basata su dati scientifici e non su approcci ideologici deve guidare l’implementazione della Farm to Fork.

Ma non basta. Per tutelare la biodiversità e la salute di tutti gli essere viventi occorre anche adottare una visione d’insieme, globale che tenga conto dell’impatto del cambiamento climatico, dello spreco di cibo, dell’uso di prodotti chimici, pesticidi e antimicrobici negli allevamenti , così come di maggiori investimenti in ricerca, innovazione (compreso in ambito digitale) e infrastrutture della filiera agroalimentare.
E ancora, pensare glocal, alla tutela del locale consapevoli di vivere (e competere) pur sempre in una realtà globale.

ENGLISH VERSION

Is EU livestock model compatible with agricultural and food sustainability?

The role of livestock supply chains in the green transition as promoted by Europe in the Farm to Fork Strategy. Myths to be dispelled and truths to be addressed in a sector, the livestock, which should not be considered an obstacle but a support for a sustainable model of EU agricultural and food policy.

A “green transition” leading to sustainable food production and consumption is perfectly compatible with the protection of the livestock sector. Indeed, livestock is part of the solution and not an obstacle to achieving this goal.

Resulting from the recognition of the link between health and the environment (ignored for a long time), the European Farm to Fork Strategy, published in May 2020, aims at a new model of food production, distribution and consumption inspired by a concept of comprehensive sustainability that it includes the environmental, social and economic dimension. And that is in everyone’s interest: agri-food sector, but also of consumers, grappling with new habits and food standards.

The concerns raised by some professionals regarding the impact of the Strategy on the future of the sector demonstrate the need to find a balance between sustainability and food safety, as demonstrated by the messages conveyed by two representatives of the sector, Carni Sostenibili and European Livestock Voice in two videos: one on the 9 paradoxes of the Farm to Fork Strategy and a video urging the European institutions to involve the sector’s professionals in the decision-making process for the development of a food system that combines environmental and economic sustainability.

We often talk about the production and consumption of animal products (specifically meat), often in terms that are anything but positive. But what is a lie and what a truth?

“Fake news” about the impact of farming on health

livestock is responsible for the increase in emissions of pollutants. Assuming that technological innovation and new production methods have drastically reduced the percentage of substances harmful to human health, it is good to remember that the CO2 emissions deriving from fossil fuels correspond to about 85-90% of the total while those produced by livestock and agriculture amount to about 7%. In addition, in Europe, for every kilo of red meat a fifth of CO2 is produced compared to America and Asia.

the consumption of meat is harmful to our health. Although reputed experts tell us that an abuse of animal proteins causes an increase in non-communicable diseases (tumors, cardiovascular disorders, etc.), it is necessary to recognize the contribution of these to the development of the human brain.

The (sad but undeniable) truths relating to the reduction of land intended for livestock

The growing reduction of land used for livestock implies:

-a constant growth of imports from non-European countries: currently the EU imports massive quantities of proteins and soybeans, especially from Asian countries where the rules on food safety but also on animal welfare are less strict than those in force in Europe;

-a decreasing production of natural fertilizers (manure) and therefore in line with a biological model, to the advantage of chemicals harmful to human health;

an increase in the production and trade of artificial foods containing chemically synthesized substances (almost 4 billion dollars have been invested in so-called fake meat in 2020).

The livestock sector is not a problem,
but part of the solution

The livestock sector is essential for the sustainability of the EU’s food and agricultural system and as such must be considered part of the solution, not as a problem. It is not the economic sectors themselves, as some still believe, that are or are not sustainable, but the practices, the methodologies that are adopted. Therefore, a serious analysis based on scientific data and not on ideological approaches must guide the implementation of the Farm to Fork Strategy.

However that’s not enough. For systems that protect biodiversity and the health of all living beings, it is also necessary to adopt a global vision that takes into account the impact of climate change, food waste, the use of chemicals, pesticides and antimicrobials in animals, as well as greater investments in research, innovation (including in the digital field) and infrastructures of the agri-food chain. And again, to think “glocal”, protecting the local but also be aware of living (and competing) in a global reality.

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