Il miglior fotogiornalista italiano. Con queste parole, Ferdinando Scianna ha definito Francesco Cito, un narratore visivo che ha dedicato la sua vita a riscrivere la storia attraverso l’obiettivo.

La mostra Gli occhi della Palestina, visitabile fino all’11 maggio durante gli eventi in programmazione a Sala Assoli, rappresenta un’occasione imperdibile per immergersi nel suo lavoro e comprendere il suo sguardo profondo sul conflitto israelo-palestinese.

Questa esposizione, inaugurata sabato 22 marzo, non è solo una raccolta di immagini, ma una testimonianza potente e necessaria.

Francesco Cito, l’intervista

“Abbiamo intervistato Francesco Cito per i lettori di Rewriters in occasione dell’inaugurazione della mostra”, per approfondire il suo punto di vista, e subito abbiamo toccato un nervo scoperto: “Qual è la prima fotografia che ti viene in mente, anche non scattata?”.
“Sarebbero troppe quelle non scattate da raccontare”, ci ha risposto Cito, “ma quella che mi viene in mente per prima è quella del bambino avvolto nella kefiah”.

Palestina 1983-2011 © Francecso Cito

Un’immagine iconica, scelta come emblema della mostra, che racchiude in sé l’essenza del suo lavoro: la capacità di trasformare un simbolo di resistenza in un’icona di umanità.

La genesi di questa foto è una storia nella storia, un racconto che ha i contorni della fiaba e la forza della storia contemporanea.

Cito si trovava in Palestina nel 1989, due anni dopo l’inizio della prima Intifada, quando una madre gli chiese di fotografare il suo bambino, avvolto nella kefiah, simbolo di lotta del movimento nazionalista.

La paura di mettere in pericolo il figlio la spinse a farlo ritrarre tra le braccia di un gruppo di combattenti incappucciati. “Si è creata dal caso un’immagine che assurge a simbolo – dice Cito – di Nascita dello Stato Palestinese”.

Un’immagine che, a chi la guarda oggi, fa pensare all’appello che, se realizzato, porrebbe fine al conflitto israelo-palestinese.

Un richiamo che risuona con forza, dopo la polemica sul presepe in Vaticano, che ha acceso i riflettori sulla sofferenza dei bambini in Medio Oriente.

La mostra è accompagnata dal documentario L’innocenza negata (realizzato dallo stesso Cito con Luciano Laghi Benelli), un’opera che amplifica l’impatto delle fotografie, mostrando le conseguenze devastanti della guerra sui bambini.

“I bambini che stanno perdendo tutto, i loro genitori, che subiscono violenze inimmaginabili, saranno i nuovi kamikaze del futuro”, ci ha detto Cito durante il dibattito che ha seguito la proiezione.

Palestina 1983-2011 © Francesco Cito

Lo spirito di vendetta che nasce in queste condizioni non è totalmente condannabile”. Una provocazione, certo, ma anche un invito a riflettere sulle radici della violenza e sulla responsabilità di chi la subisce. Le immagini di Cito sono una testimonianza cruda della sofferenza infantile nei conflitti, un pugno nello stomaco che ci costringe a guardare l’orrore negli occhi.

Palestina 1983-2011 © Francecso Cito
Gaza City, two Palestinian brothers dressed up for the celebration of Eid al Adha which recalls the sacrifice in which Abraham offers a ram to God after having saved his son Ishmael _ Gaza City, due fratelli palestinesi vestiti a festa per la celebrazione dell’Eid al Adha che ricorda il sacrificio in cui Abramo offre un montone a Dio dopo avergli risparmiato il figlio Ismaele

“Che cos’è la fotografia per te oggi?”. La risposta di Cito è un lamento, un grido d’allarme: “La fotografia è un ricordo del passato, ormai è finita”.

La crisi della fotografia

La crisi della fotografia come testimonianza, la difficoltà del fotoreportage contemporaneo, la critica alla fotografia estetica, l’ossessione per la “bella foto” a scapito della narrazione: Cito non risparmia nessuno. “Hanno smesso di saper raccontare”, ci dice, e in questa affermazione c’è tutta la sua amarezza, ma anche la sua determinazione a rivendicare il valore della narrazione, la capacità della fotografia di aprire le coscienze, di dare voce a chi non ne ha.

“Non c’è più lo storytelling”, continua Cito, lamentando la perdita di interesse delle testate editoriali per i reportage di approfondimento. “Se oggi non c’è più quello scopo, il racconto, che vai a farlo?”.

Palestina 1983-2011 © Francecso Cito
The Second Palestinian Intifada al-Aqsa Intifada, erupted in Jerusalem on September 28, 2000, following the provocative visit of Ariel Sharon and his Likud party delegation on the Temple Mount (al-Haram al-Qudsi al-Sharif) in Old City. On September 28, 2006, six years to the day since the beginning, the victims are 4312 Palestinians killed and 1084 Israelis many of them killed as a result of the phenomenon of suicide bombers _ La Seconda intifada palestinese di al-Aqṣā, è esplosa a Gerusalemme il 28 settembre del 2000, in seguito alla visita provocatoria di Ariel Sharon e la sua delegazione del partito Likud sulla Spianata delle Moschee ( al-Haram al-qudsī al-sharīf ) nella Città Vecchia. Al 28 settembre 2006, a sei anni esatti dall’inizio le vittime sono di 4312 morti palestinesi e di 1084 morti israeliani, molti a seguito del fenomeno dei kamikaze

Una domanda che ci interroga sul ruolo dell’informazione e sulla responsabilità di chi la produce.

Cito non si arrende, però. Continua a raccontare, a mostrare, a denunciare. La sua mostra a Napoli, allestita a Sala Assoli, è un esempio di come la fotografia possa ancora essere un’arma potente per cambiare il mondo, per riscrivere la storia dal punto di vista degli oppressi.

Palestina 1983-2011 © Francecso Cito
Rafah, Gaza Strip. Il funerale di Nada Abu Madi, 11 anni, uccisa sull’uscio di casa durante gli scontri tra soldati israelani e miliziani palestinesi

Gli occhi della Palestina è più di una mostra: è un’esperienza immersiva che invita alla riflessione. Le 24 immagini in mostra, la videoproiezione “L’innocenza negata” e la postazione audio “Voci per la Palestina” creano un dialogo tra immagini, parole e suoni, riscrivendo la narrazione del conflitto israelo-palestinese.

Un’occasione imperdibile per approfondire il lavoro di un maestro. Hanno infatti prestato la loro voce per accompagnare il racconto in immagini del fotografo artisti come Carlo Cerciello, Fabio Cocifoglia, Antonello Cossia, Rosalba Di Girolamo, Cristina Donadio, Manuela Mandracchia, Vincenza Modica, Lino Musella, Dalal Suleiman e Imma Villa.

Gli occhi della Palestina di Francesco Cito

Dal 22 marzo all’undici maggio 2025

Sala Assoli
Napoli, Vico Lungo Teatro Nuovo, 110, (NA)

Orario di apertura  Feriali ore 19.00 – festivi ore 17.00

Sito web

Autore Francesco Cito

Curatore Pino Miraglia

Condividi: