“Gli Occhi della Palestina”: Cito a Napoli, tra Conflitto e Infanzia
La mostra fotografica "Gli occhi della Palestina" di Frascesco Cito è visitabile fino all'11 maggio 2025 a Napoli, Sala Assoli.

La mostra fotografica "Gli occhi della Palestina" di Frascesco Cito è visitabile fino all'11 maggio 2025 a Napoli, Sala Assoli.

Il miglior fotogiornalista italiano. Con queste parole, Ferdinando Scianna ha definito Francesco Cito, un narratore visivo che ha dedicato la sua vita a riscrivere la storia attraverso l’obiettivo.
La mostra Gli occhi della Palestina, visitabile fino all’11 maggio durante gli eventi in programmazione a Sala Assoli, rappresenta un’occasione imperdibile per immergersi nel suo lavoro e comprendere il suo sguardo profondo sul conflitto israelo-palestinese.
Questa esposizione, inaugurata sabato 22 marzo, non è solo una raccolta di immagini, ma una testimonianza potente e necessaria.
“Abbiamo intervistato Francesco Cito per i lettori di Rewriters in occasione dell’inaugurazione della mostra”, per approfondire il suo punto di vista, e subito abbiamo toccato un nervo scoperto: “Qual è la prima fotografia che ti viene in mente, anche non scattata?”.
“Sarebbero troppe quelle non scattate da raccontare”, ci ha risposto Cito, “ma quella che mi viene in mente per prima è quella del bambino avvolto nella kefiah”.

Un’immagine iconica, scelta come emblema della mostra, che racchiude in sé l’essenza del suo lavoro: la capacità di trasformare un simbolo di resistenza in un’icona di umanità.
La genesi di questa foto è una storia nella storia, un racconto che ha i contorni della fiaba e la forza della storia contemporanea.
Cito si trovava in Palestina nel 1989, due anni dopo l’inizio della prima Intifada, quando una madre gli chiese di fotografare il suo bambino, avvolto nella kefiah, simbolo di lotta del movimento nazionalista.
La paura di mettere in pericolo il figlio la spinse a farlo ritrarre tra le braccia di un gruppo di combattenti incappucciati. “Si è creata dal caso un’immagine che assurge a simbolo – dice Cito – di Nascita dello Stato Palestinese”.
Un’immagine che, a chi la guarda oggi, fa pensare all’appello che, se realizzato, porrebbe fine al conflitto israelo-palestinese.
Un richiamo che risuona con forza, dopo la polemica sul presepe in Vaticano, che ha acceso i riflettori sulla sofferenza dei bambini in Medio Oriente.
La mostra è accompagnata dal documentario L’innocenza negata (realizzato dallo stesso Cito con Luciano Laghi Benelli), un’opera che amplifica l’impatto delle fotografie, mostrando le conseguenze devastanti della guerra sui bambini.
“I bambini che stanno perdendo tutto, i loro genitori, che subiscono violenze inimmaginabili, saranno i nuovi kamikaze del futuro”, ci ha detto Cito durante il dibattito che ha seguito la proiezione.

“Lo spirito di vendetta che nasce in queste condizioni non è totalmente condannabile”. Una provocazione, certo, ma anche un invito a riflettere sulle radici della violenza e sulla responsabilità di chi la subisce. Le immagini di Cito sono una testimonianza cruda della sofferenza infantile nei conflitti, un pugno nello stomaco che ci costringe a guardare l’orrore negli occhi.

“Che cos’è la fotografia per te oggi?”. La risposta di Cito è un lamento, un grido d’allarme: “La fotografia è un ricordo del passato, ormai è finita”.
La crisi della fotografia come testimonianza, la difficoltà del fotoreportage contemporaneo, la critica alla fotografia estetica, l’ossessione per la “bella foto” a scapito della narrazione: Cito non risparmia nessuno. “Hanno smesso di saper raccontare”, ci dice, e in questa affermazione c’è tutta la sua amarezza, ma anche la sua determinazione a rivendicare il valore della narrazione, la capacità della fotografia di aprire le coscienze, di dare voce a chi non ne ha.
“Non c’è più lo storytelling”, continua Cito, lamentando la perdita di interesse delle testate editoriali per i reportage di approfondimento. “Se oggi non c’è più quello scopo, il racconto, che vai a farlo?”.

Una domanda che ci interroga sul ruolo dell’informazione e sulla responsabilità di chi la produce.
Cito non si arrende, però. Continua a raccontare, a mostrare, a denunciare. La sua mostra a Napoli, allestita a Sala Assoli, è un esempio di come la fotografia possa ancora essere un’arma potente per cambiare il mondo, per riscrivere la storia dal punto di vista degli oppressi.

Gli occhi della Palestina è più di una mostra: è un’esperienza immersiva che invita alla riflessione. Le 24 immagini in mostra, la videoproiezione “L’innocenza negata” e la postazione audio “Voci per la Palestina” creano un dialogo tra immagini, parole e suoni, riscrivendo la narrazione del conflitto israelo-palestinese.
Un’occasione imperdibile per approfondire il lavoro di un maestro. Hanno infatti prestato la loro voce per accompagnare il racconto in immagini del fotografo artisti come Carlo Cerciello, Fabio Cocifoglia, Antonello Cossia, Rosalba Di Girolamo, Cristina Donadio, Manuela Mandracchia, Vincenza Modica, Lino Musella, Dalal Suleiman e Imma Villa.
Dal 22 marzo all’undici maggio 2025
Sala Assoli
Napoli, Vico Lungo Teatro Nuovo, 110, (NA)
Orario di apertura Feriali ore 19.00 – festivi ore 17.00
Autore Francesco Cito
Curatore Pino Miraglia
