Nel corso di una serata durante le vacanze estive con mio marito, nella stupenda isola di Creta, ci è capitato di vivere una situazione bellissima che, col senno di poi, ci ha lasciato un grande messaggio.

Siamo in una località di Creta, ad Agios Nikolaos, passeggiamo cercando un ristorante carino dove cenare e la nostra attenzione viene catturata da un simpatico cameriere che invita tutti i passanti a sedersi; ci lasciamo convincere e ci accomodiamo.

E’ tutto così perfetto da sembrare un film: clima, brezza marina, personale simpatico, noi cosparsi di creme e profumi come chiunque alla fine di una giornata di mare. Tavolo da quattro, mio marito alla mia sinistra: io lo guardo senza parlare, consapevole che non siamo scontati l’uno per l’altro, ed è meglio del primo giorno in cui ci siamo conosciuti. 

Premetto che come coppia, da sempre, siamo molto spontanei nei nostri gesti di affetto reciproco in pubblico, seguiamo il nostro carattere, uno più riservato e l’altro più estroverso (come sapete) quindi non manchiamo di sfiorarci le mani, di accarezzarci il viso o darci un bacio se ne abbiamo voglia, purtroppo sempre con un occhio attento al contesto in cui siamo perché ad oggi siamo ancora come delle mosche bianche in alcuni luoghi.

Tornando alla cena… ci accomodiamo, poco più avanti del nostro tavolo siede una coppia, donna e uomo, a cui non faccio caso, nonostante io sia uno che si guarda intorno anche al cinema, prima di ogni inizio film, per vedere il viso delle persone intorno a me, se non fino a quando lei non si alza dal suo tavolo venendo verso di noi. Mi accorgo di lei solo quando è a un metro da me, si avvicina con un bel sorriso dolce e curioso e inizia a parlarmi; io comincio, in quei millesimi di secondi, a pensare ad una serie di cose tra cui “ci vorrà vendere qualcosa come quelli che lasciano gadget sui tavoli e tornano dopo 5 minuti (però era seduta ad un tavolo quindi impossibile)” oppure “vorrà chiederci un favore o una sigaretta (ma perché proprio a noi e a me?)”.

Smetto di fare ragionamenti quando la donna si china leggermente verso di noi, guardando me, e inizia a dirmi, in inglese, che mi osservava da un po’ (probabilmente nei movimenti che si fanno per guardarsi intorno quando si è seduti al ristorante), che ero identico ad un loro amico, simile anche nei gesti etc.

Io divertito, che non chiedo altro nella vita che esser importunato per queste cazzate, la anticipo e le rispondo “quindi ci facciamo una foto così la mostri al tuo amico” e lei ovviamente felicissima accetta l’invito a farsi fotografare con me: mi alzo, suo marito, o compagno che fosse, scatta la foto…………………. “SMILE”……… e ci sorridono teneramente………………. insomma avevano ben capito che l’altra persona al mio tavolo non fosse un vicino di casa, un amico o un parente, ma il mio amore.

A foto fatta la donna ci ringrazia, si scusa per il disturbo e ci saluta tornando al proprio tavolo. Di tutto questo son stati testimoni i tavoli vicini al nostro e i camerieri. La cena riprende, il cameriere che è in piedi accanto al nostro tavolo, e che continua ad invitare i passanti a sedersi, coglie l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con noi dicendoci che ogni persona ha sette sosia nel mondo etc.

La coppia ad un certo punto termina la cena prima di noi e si alza dal proprio tavolo, io li osservo come per cercare uno sguardo per salutarli nuovamente, loro scelgono di passare davanti al nostro e tornano a salutarci e ringraziarci. In questo momento, dopo saluti e sorrisi, si guardano tra loro, osservano la rosa che lei aveva ricevuto da lui durante la cena, e che teneva in mano, e la pone sul nostro tavolo donandocela; io riprendo la rosa, la ringrazio ma rispondo che la rosa è sua, è un pensiero di suo marito ma lei e marito si scambiano un ulteriore sguardo e in modo più fermo e convinto ci ridanno la rosa con un grande affetto, come una sorta di passaggio di testimone, di riconoscimento di quel loro stesso sentimento che hanno rivisto in noi.

Se ne vanno definitivamente e noi rimaniamo con una bella rosa sul nostro tavolo; una cliente seduta ad un tavolo accanto osserva tutta la scena e mi sorride con tenerezza; io prendo la mano del mio amore e con l’altra tengo stretta la rosa.

Non so quanto io riesca ad esprimere in parole quello che a voce non è stato espresso nemmeno tra quella coppia e noi. In qualche modo abbiamo fatto il nostro PRIDE, il nostro attivismo involontario che non è stato altro che viversi serenamente tra noi e davanti gli altri, non nascondendosi, non rinunciando ad uno sguardo, ad una carezza.

Io e mio marito ci siamo sentiti per l’appunto ORGOGLIOSI, perché? Perché non è ancora tutto scontato, facile, perché NON siamo tutti uguali e questa diversità, a seconda del contesto, può esser sottolineata spesso da altri, nel male e nel bene come in questa nostra esperienza. 

Quel gesto così piccolo e così grande

Quella coppia ha voluto fare a noi un dono riconoscendo non solo un sentimento uguale al loro ma anche una volontà e un impegno da parte nostra nel volerlo vivere alla luce del sole, per nostra serenità e come messaggio nei confronti di tutti.

In tempi di pandemia, la coppia, non ha potuto far altro che donarci una rosa, se fossimo stati in tempi normali, pre pandemici, probabilmente avrei abbracciato la donna e ringraziato per quel gesto così pieno di sentimento come quello che accomunava noi e loro. Quel gesto è stato come una mano sulla spalla, un invito a lottare, a mostrarsi e a non nascondersi, a non adeguarsi a modelli in cui non ci si riconosce e che non ci appartengono.

Quello splendido film sulla
negazione dei propri sentimenti

Questa situazione mi ha riportato alla mente il pluripremiato film I segreti di Brokeback Mountain, diretto da Ang Lee, un film in cui i protagonisti, costretti dal contesto in cui vivevano, fingono di essere gli uomini che non sono, uomini che non amano altri uomini, nascondendosi, soffocando qualsiasi sentimento o gesto che possa metterli in pericolo andando contro il modello a cui avrebbero dovuto corrispondere. 

Un film bellissimo, tratto dal romanzo Brokeback Mountain di Annie Proulx, ma che mi ha sempre fatto paura solo all’idea di calarmi nei panni di chi non può esser se stesso, mostrare un sentimento e addirittura fingere una natura davvero diversa, quella contro la propria.

Trailer Brokeback Mountain

Questa è solo una delle situazioni in cui mi sono trovato, casuale? No per nulla, io ostento, io mi rendo visibile, io ricordo di chiamare il mio compagno il mio amore, mio marito, io non assecondo una società che non mi include e che non contempla uno dei tanti amori.

Al rientro dalle vacanze la vicina del piano di sotto si è lamentata con me perché mio marito aveva lasciato l’impianto di irrigazione aperto oltre la durata necessaria e rimproverando quello che ha tentennato a definire “………………ehm suo…………. amico……… suo compagno……..ehm suo marito“. Ho conquistato il mio posto, ma per ora c’è ancora bisogno di lottare per conquistare, ciascuno di noi, il proprio.

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