Con l’arrivo imminente dell’estate, in un’Europa ancora alle prese con il Covid-19 e le sue varianti, si torna a parlare di passaporto sanitario. Dall’idea emersa alla fine dello scorso anno, alla recente proposta della Commissione europea di un Certificato Verde Digitale per favorire la ripresa della libera circolazione all’interno dell’UE.

Sarà disponibile a partire dal 15 giugno in tutti gli Stati UE, sia in formato digitale che cartaceo, e conterrà la conferma dell’avvenuta vaccinazione contro il Covid-19, della presenza di anticorpi nel caso di precedente contagio o l’esito negativo del test. Si tratta del Certificato Verde Digitale, il nuovo passaporto sanitario proposto dalla Commissione europea in un Regolamento lo scorso 17 marzo per agevolare il libero movimento sul territorio europeo.

La presenza del verde nel nome non è casuale: è il colore della luce del semaforo con cui si dà il via libera, ma anche il simbolo della speranza di poter tornare alla normalità, di spostarsi nuovamente e liberamente da uno Stato all’altro.

Già lo scorso anno circolava l’ipotesi di un passaporto digitale che avrebbe permesso la condivisione di dati tra Stati sulla base di criteri comuni attraverso l’utilizzo di specifiche app.
A pochi mesi dall’estate, con il pensiero rivolto alle prossime vacanze e la pandemia ancora in corso, la Commissione europea propone uno strumento per ridurre al minimo le restrizioni al movimento delle persone all’interno dell’UE, pur mantenendo le necessarie accortezze che l’attuale situazione sanitaria incerta impone.

Per molti il Certificato Verde Digitale rappresenta una speranza di salvezza. Per i cittadini, privati da mesi della libertà di allontanarsi dal loro paese se non per motivi di necessità e urgenza, ma soprattutto per coloro per i quali i viaggi sono una fonte di guadagno e quindi di sopravvivenza: sono gli operatori del turismo e dei settori annessi.
Guardando al nostro paese l’impatto della riduzione del turismo straniero sull’economia è stato impietoso: stando a quanto riportato recentemente da Coldiretti che ha riportato i dati della Banca d’Italia relativi al 2020, l’Italia ha subito una riduzione di 27 miliardi di euro nelle spese dei viaggiatori stranieri, un calo di circa il 61% rispetto all’anno precedente.

Con forma, modalità di rilascio, verifica dei dati comuni in tutta Europa il certificato verde digitale sarà disponibile a titolo gratuito sia nella lingua ufficiale del paese di rilascio che in inglese. Esso inoltre includerà un codice QR con una firma digitale per dimostrare l’autenticità dei documenti caricati: il certificato di vaccinazione e il tipo di vaccino somministrato, l’esito negativo del test Covid-19 (RT- PCR o antigenico rapido) oppure, nel caso di contagio col virus e guarigione avvenuta negli ultimi 6 mesi, la conferma della presenza di anticorpi.

Intesa come una misura temporanea fino al permanere dello stato di emergenza sanitaria internazionale, oltre che per i viaggi, potrà essere richiesto anche per la partecipazione ad eventi o per l’accesso a luoghi pubblici.

E’ la prima volta che l’UE propone uno strumento di natura transfrontaliera contenente informazioni sensibili. Questione delicata quella della sicurezza dei dati personali a cui è stata dedicata una notevole attenzione: nel pieno rispetto del Regolamento sulla protezione dei dati personali (GDPR), le informazioni personali dei titolari del certificato potranno essere controllate (ma non conservate) dalle autorità dallo Stato di destinazione solo per verificarne la validità. Informazioni che saranno limitate al nome, data di nascita e di rilascio del documento, conferma di vaccino/test effettuato o di avvenuta guarigione e un codice univoco per l’identificazione del titolare.

Considerando l’ampio consenso che ha suscitato tra i decision makers dell’Unione si può bene sperare che Parlamento e Consiglio europei (gli Stati membri) procedano a una rapida approvazione del Regolamento. Ottenuta questa, occorrerà definire un quadro comune che assicuri l’attuazione tecnica del certificato verde digitale, sulla base del quale gli Stati dovranno adeguare i sistemi nazionali di cartelle cliniche per garantire l’interoperabilità e la sicurezza dello strumento.

In questa fase iniziale ci si interroga sul tasso di adesione degli Stati, la capacità di adeguamento delle loro strutture tecniche, l’impatto della loro discrezionalità nell’applicazione di eventuali esenzioni alle restrizioni o, ancora, la disponibilità dei cittadini europei a comunicare i propri dati personali. Dobbiamo pazientare un po’ per poter rispondere a queste domande. E per cominciare a preparare le valigie.

ENGLISH VERSION

The Digital Green Certificate: a support for intra-EU mobility

With the upcoming summer, in a Europe still struggling with Covid-19 and its variants, we are once again talking about a health passport. From the idea that emerged at the end of last year, to the recent proposal by the European Commission for a Digital Green Certificate to encourage the resumption of free movement within the EU.

It will be available from June 15 in all EU countries, both in digital and paper format and contain the confirmation of the vaccination against Covid-19, the presence of antibodies in the case of previous infection or the negative test result. It is the Digital Green Certificate, the new health passport proposed by the European Commission in a Regulation last March 17 to facilitate free movement in Europe.

The presence of green in the name is not accidental: it is the color of the traffic light with which the “green light” is given and also symbol of the hope to return to “normality”, to move again and freely from one state to another.

Already last year the hypothesis of a digital passport was circulating that would allow the sharing of data between states on the basis of common criteria through the use of specific apps.
A few months before the summer, with thoughts turned to the next holidays and the pandemic still underway, the European Commission proposes a tool to minimize the impact of restrictions on the movement of people within the EU, while maintaining the necessary precautions that the current still fragile and uncertain health situation imposes.

For many, the Digital Green Certificate represents a reason to hope. For citizens, deprived for months of the freedom to leave their country except for reasons of necessity and urgency, but above all for those for whom travel is a source of income and therefore of survival: the tourism operators and others of related sectors.

Looking at our country, the impact of the reduction in foreign tourism on the economy has been merciless: according to what was recently reported by Coldiretti who reported data from Italy’s Central Bank referred to 2020, Italy has suffered a reduction of 27 billion euros in the expenses of foreign travellers, a decrease of about 61% compared to the previous year.

With a common structure, issue and verification methods, the digital green certificate will be available free of charge both in the official language of the issuing country and in English.It will also include a QR code with a digital signature to prove authenticity of the uploaded documents: the vaccination certificate and the type of vaccine administered, the negative outcome of the Covid-19 test (RT-PCR or rapid antigen) or, in the case of infection with the virus and recovery in the last 6 months, the confirmation the presence of antibodies.

Intended as a temporary measure until the state of international health emergency remains, other than for travelling it may also be required for participation in public events or for access to public places.

It is the first time that the EU has proposed a cross-border tool containing “sensitive” information. The security of personal data is indeed a sensitive issue and, as such, considerable attention has been paid to it: in full compliance with the Regulation on the protection of personal data (GDPR), the personal information of the certificate holders can be controlled ( but not stored) by the authorities of the destination country only to verify its validity. As a matter of fact information will be limited to the name, date of birth and issue of the document, confirmation of vaccine / test carried out or cure and a unique code for the identification of the holder.

Considering the broad consensus that the proposal of the European executive has aroused among the decision makers of the Union, it can be hoped that the European Parliament and Council (the Member States) will proceed to a rapid approval of the Regulation. Having obtained this, a common framework that ensures the technical implementation of the digital green certificate will be needed and, on the basis of this, States will have to adapt the national medical record systems to ensure the tool’s interoperability and safety.

In this initial phase, some questions arise about the accession rate of the States, the ability to adapt technical structures, the impact of the States’ freedom in applying any exemptions to the restrictions or, again, the willingness of European citizens to communicate their personal data. We have to wait to be able to answer these questions. As well as to start packing.

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