Se c’è una cosa che ho imparato nel percorso con i dca, con l’anoressia, è che ogni errore può insegnarti qualcosa di importante. Durante quel periodo buio, ho fatto tante scelte che col senno di poi avrei evitato. Non lo dico con rimpianto, ma con la consapevolezza che oggi posso guardare indietro e capire dove sbagliavo. Condividerli con voi è il mio modo per dirvi che sbagliare è umano, ma che c’è sempre una via per rimediare e tornare a vivere davvero.

1. Credere che il controllo sul cibo fosse la soluzione

In un momento della mia vita in cui tutto sembrava sfuggirmi, il controllo sul cibo mi dava l’illusione di avere potere. Credevo che restringere l’alimentazione mi avrebbe resa più forte e invulnerabile, ma la verità era il contrario: più mi fissavo su questo controllo, più mi sentivo prigioniera dell’anoressia. Oggi so che il vero equilibrio nasce dall’accettare di non poter controllare tutto.

2. Non ascoltare il mio corpo

Ho ignorato i segnali del mio corpo, fino a non sentirli più. Fame, stanchezza, debolezza: tutto sembrava secondario rispetto al mio obiettivo di essere “perfetta”. Ricordate che il corpo non mente e ignorarlo ha conseguenze sulla salute mentale che possono voler dire anni di psicoterapia. Adesso ascoltare il mio corpo è un atto di amore verso me stessa.

3. Tenere tutto dentro

Ho passato troppo tempo a nascondere come mi sentivo. Pensavo che nessuno avrebbe capito e che chiedere aiuto fosse un segno di debolezza. La solitudine ha solo peggiorato le cose. Quando finalmente ho trovato il coraggio di aprirmi oltre il muro della vergogna, è stato il primo passo verso la guarigione dall’anoressia. Oggi so che parlare è essenziale: non siamo fatti per affrontare tutto da soli.

4. Paragonarmi agli altri

Le mie giornate erano un continuo confronto con le immagini sui social, con le amiche, con chiunque mi sembrasse “meglio di me”. Non mi rendevo conto che ogni corpo è diverso, ogni vita è diversa ed era riduttivo pensare che un numero mi rappresentasse. Il continuo confronto mi teneva bloccata in un ciclo infinito di insoddisfazione. Ora so che il mio valore non si misura in base agli standard altrui, ma nel rispetto per me stessa.

5. Pensare che guarire significasse “fallire”

All’inizio, vedevo la guarigione come una sconfitta, come se abbandonare il controllo e le mie abitudini malsane significasse arrendermi. In realtà, scegliere di guarire (perché guarire è una scelta) è stato l’atto più coraggioso della mia vita. Uscire dal tunnel mi ha restituito la possibilità di svegliarmi ogni mattina con gratitudine e con la speranza di affrontare la giornata con leggerezza e autenticità. Guarire non è stato perdere qualcosa, ma ritrovare tutto ciò che avevo dimenticato di meritare.


Questi errori fanno parte della mia storia. Superare un disturbo alimentare è un percorso complesso, fatto di alti e bassi, ma possibile. Ho imparato a perdonarmi e a crescere, trasformando la sofferenza in consapevolezza. Se anche tu stai lottando, voglio dirti che non sei solo: chiedi aiuto, perché meriti una vita piena e serena.

Consiglio la visione del film To the Bone (in italiano Fino all’osso), disponibile su Netflix. È una storia che esplora con delicatezza e sincerità il cammino verso la consapevolezza e la guarigione. Prenditi un momento per te e lasciati ispirare.

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