La recente vittoria di Joe Biden non è stata solo la vittoria di un partito o di uno schieramento politico ma molto di più. Subito dopo la nomina a presidente degli Stati Uniti d’America un’altra notizia che ha quasi eclissato il nuovo presidente, ed ha attirato l’interesse della politica e dei media, è stata sicuramente la figura della prima videpresidente donna Kamala Harris, nera, figlia di immigrati. Quasi a voler recuperare un gap culturale e politico, arriva un’altra notizia, la nomina, a capo dello staff di Kamala Harris, di Karine Jean Pierre: donna, nera, lesbica, in coppia e con una figlia. A mio parere questo non è solo un passo ma un vero salto in avanti. Per la prima volta negli Stati Uniti d’America una donna in un ruolo importante, una persona che racchiude in sé più cause, più realtà diverse per le quali lotterà, e non solo per dovere, ma perché ne conosce la natura per sua stessa vita.

La prima cosa che ho pensato, osservando me stesso e il mio entusiasmo a questa notizia, è stata “ma solo io colgo questa come una grande opportunità per tutti?”, “solo io come uomo sarei felice di esser rappresentato da una donna?”. Domande come queste possono lasciar spazio a molteplici risposte semplicistiche sorrette dai più grandi luoghi comuni: una rappresentanza doverosa delle donne, l’entusiamo nell’immaginare una persona più sensibile in quanto lesbica e chissà cos’altro. Viviamo ancora in una società che tende a cercare un buon motivo che giustifichi la presenza femminile ai posti di comando e non ci domandiamo cosa ci porti tutte le volte a stupirci.

E’ ovvio che non è un sesso biologico a dare più o meno carattere ad una persona, non è un orientamento sessuale minoritario a renderla sensibile o un’etnia a renderla più empatica ma forse tutto questo, insieme ad una formazione culturale, un impegno, un’etica ed un’educazione può fare la differenza.

Karine Jean-Pierre è un’opportunità per la nostra cultura perché rappresenta un bel mix di minoranze ed appartiene ad un sesso biologico che ha dovuto da sempre lavorare di più per raggiungere gli stessi traguardi del sesso opposto e che in molte parti del mondo è ancora soggetto a discriminazioni ed a condizioni di vita disumane. Una donna che ha mantenuto la sua identità, che non ha tenuto riservata la sua storia personale così come il suo orientamento sessuale per convenienza. Quella riservatezza spesso richiesta da una certa classe politica e da una società ipocrita che desidera livellare tutto, appiattire, in modo da non portare nulla in evidenza, capace di muoversi come un polipo tra le problematiche, senza sollevar nulla, per cercare un consenso sempre maggiore; una strategia comunicativa che parla a tutti ma non parla di nessuno.

Uno dei valori più rari in una persona è la trasparenza: chi si fa conoscere per quel che è, soprattutto su aspetti che ancora oggi possono esser sottoposti erroneamente a giudizio, affronterà tutto con altrettanta trasparenza. Chi mette in prima linea il proprio vissuto e la propria natura, lottando contro quel che rappresenta nell’immaginario comune, è una persona che sicuramente merita attenzione e ascolto.

Pensate che come omosessuale sia di parte e sia entusiasta solo perché la donna eletta sia lesbica? Tranquillizzatevi, il mondo è tanto vario da trovare omosessuali che remano contro la loro stessa libertà e donne che non vedono nell’elezione di un’altra donna sempre una segno di emancipazione. Abbandonato tutto ciò che può essere scontato e portare a facili conclusioni IO SOGNO di esser rappresentato da una donna nera, lesbica, figlia di immigrati. Io non voglio esser rappresentato da un altro me; in politica, più che in altri ambiti, io desidero una persona come lei il cui passato le consentirà di sentire le problematiche altrui come proprie.

Una persona come Karine Jean-Pierre avrà dovuto superare molti ostacoli e se siamo qui a interessarci a questo primo caso di donne al potere negli Stati Uniti d’America abbiamo la dimostrazione che quelli sono la causa che non consentono ad altre donne di raggiungere alcuni vertici.

La presenza delle donne nei posti di comando è fondamentale e dobbiamo andare oltre il ragionamento numerico delle famose quote rosa che a volte percepisco come un chiedere cortesemente d’inserire un tot numero di donne.  Nessun permesso, nessuna cortesia, non è una tra le tante cose segnate nell’agenda di un politico (maschio) a conferma che viviamo ancora in una società sessista e maschilista.

I meriti non hanno sesso biologico e il vissuto delle donne, già per il fatto di esser nate femmine in un mondo dominato da maschi, le sottopone a sfide molto dure, le rende consapevoli, attente. E chi tra queste supera tutti gli ostacoli avrà davvero poco da temere.

Credo che nessuno possa metter in discussione la facilità, l’assenza di problematiche nella vita di un uomo, relativamente al proprio sesso biologico, rispetto a quelle di una donna che fa le stesse scelte.

La presenza di Karine Jean-Pierre e la sua visibilità sarà di grande esempio a molte donne e d’insegnamento a molti uomini.

Quando inizieremo a lottare per i diritti di altri, quando ci sentiremo rappresentati nella nostra unicità da una persona completamente diversa da noi, per sesso biologico, orientamento sessuale, etnia e altro allora avremo conquistato quella umanità di cui tanto ci fregiamo di far parte.